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Zurigo, Opernhaus – Iphigénie en Tauride (con Cecilia Bartoli)

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Grande era l’attesa per questa produzione zurighese di Iphigénie en Tauride. Esclusa l’Alcina messa in scena da Christof Loy nel 2014, era da anni che Cecilia Bartoli non cantava, all’Opernhaus Zürich, in un nuovo allestimento; la Tragédie-Opéra di Christoph Willibald Gluck è stata, inoltre, l’occasione per la diva romana di lavorare per la prima volta in uno spettacolo firmato dal sovrintendente del teatro svizzero, Andreas Homoki.
Dopo il debutto salisburghese del 2015, con la regia alquanto discutibile (e sonoramente fischiata) a cura di Moshe Leiser e Patrice Caurier, il mezzosoprano torna a vestire i panni della sacerdotessa, delineando una Iphigénie dolente, estremamente straziata, aristocratica nel portamento e potentemente espressiva. L’artista si distingue per una voce ben appoggiata, di colore sopranile, luminosa in acuto e scura nel registro medio-grave. Una prova maiuscola, quella della Bartoli, in cui si apprezzano notevoli messe di voce, impalpabili pianissimi, una rifinita dizione francese, una recitazione accorata e un fraseggiare cesellato con minuzia, dovizioso di accenti.

In questa visione la Bartoli è assecondata dalla direzione vibrante, dinamica e tesa di Gianluca Capuano, ormai una garanzia in questo repertorio e, dal 2016, spesso a fianco della cantante. Ottenendo sonorità sferzanti e crepitanti dall’Orchestra La Scintilla, il maestro milanese stacca tempi rapinosi e concitati nei momenti di maggior furore, suoni che vanno stemperandosi, alleggerendosi in pennellate terse e di ampio respiro nei frangenti più lirici.

Strumento vocale espanso e di grana scura, emesso con morbidezza e gusto, il baritono francese Stéphane Degout è un Oreste elegante e dilaniato, veemente nella recitazione e nel porgere la parola. Physique du rôle atletico e slanciato, il Pylade del tenore canadese Frédéric Antoun emerge per una vocalità omogenea e di buon peso, ricca di armonici e dal suggestivo timbro brunito. Vocalmente voluminoso e debordante il Thoas del baritono canadese Jean-François Lapointe. Il soprano norvegese Birgitte Christensen, che dal 16 febbraio per quattro recite subentrerà alla Bartoli come Iphigénie, è una Diane musicale e tornita; squillante il mezzosoprano francese Katia Ledoux (Femme Grecque).

Andreas Homoki e il suo team firmano uno spettacolo visivamente cupo, spento e claustrofobico, giocato sulle sfumature del bianco, del nero e del grigio (una costante di altri allestimenti zurighesi di Homoki, basti pensare per esempio a Fidelio, La forza del destino, I puritani o Sweeney Todd, dove predominano soprattutto i colori neutri). A questo clima di opprimente tetraggine contribuiscono le luci asettiche di Franck Evin, i sobri, anonimi costumi atemporali e la scenografia fissa di Michael Levine, un enorme cubo scuro che va via via restringendosi sempre più verso la parete di fondo, circondato da una cornice al neon bianco. Scegliendo di eseguire l’opera senza intervalli, il regista tedesco dà della storia una lettura in chiave psicologica e psicanalitica; e così, durante il primo atto, vediamo evocate in scena le sanguinarie vicende degli Atridi, dal sacrificio di Iphigénie agli omicidi dei due genitori. Presenti spesso in palcoscenico sono, poi, Iphigénie e Oreste bambini (rispettivamente Noelia Finocchiaro e Immanuel Otelli), mentre nell’ultimo atto, privo di lieto fine come previsto da libretto, la dea Diane inspiegabilmente viene a coincidere con l’ombra di Clytemnestre. La movimentazione delle masse corali è molto agevole, curata risulta la recitazione dei singoli personaggi, ben caratterizzati nelle psicologie e negli affetti (con tanto di palese legame omosessuale tra i due amici Oreste e Pylade).
Encomiabile la prestazione del Coro, guidato da Janko Kastelic, con una menzione di merito per la componente femminile.
Teatro esaurito e 10 minuti di festanti applausi, con ovazioni per Bartoli, Capuano, Degout e Antoun.

Opernhaus Zürich – Stagione 2019/20
IPHIGÉNIE EN TAURIDE
Tragédie-Opéra in quattro atti su libretto di Nicolas-François Guillard
Musica di Christoph Willibald Gluck

Iphigénie Cecilia Bartoli
Oreste Stéphane Degout
Pylade Frédéric Antoun
Thoas Jean-François Lapointe
Diane Birgitte Christensen
Femme Grecque Katia Ledoux

Orchestra La Scintilla
Chor der Oper Zürich
Statistenverein am Opernhaus Zürich
Direttore Gianluca Capuano
Maestro del coro Janko Kastelic
Regia Andreas Homoki
Scene e costumi Michael Levine
Luci Franck Evin
Drammaturgia Beate Breidenbach
Zurigo, 8 febbraio 2020

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