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Vincerò! – Piotr Beczala, tenore, Marco Boemi, direttore (Pentatone CD)

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Il polacco Piotr Beczala è uno dei migliori tenori del momento. La sua discografia, sia audio che video, è nutritissima e i teatri che l’hanno visto imporsi all’attenzione internazionale sono soprattutto la Staatsoper di Vienna, il Met di New York e l’Opernhaus di Zurigo, cui seguono a ruota il Covent Garden di Londra e molti altri, fra i quali anche la Scala, dove ha cantato in alcune occasioni senza però guadagnarsi la meritata affezione da parte del pubblico milanese.

Il nuovo cd della Pentatone giunge opportuno a confermare le sue qualità e, soprattutto, a mostrare la maturità e la pienezza di mezzi di una voce indubbiamente prestigiosa. Dopo tre cd su etichetta Orfeo, il primo di esordio discografico, cui ne sono seguiti uno dedicato all’opera slava e l’altro a Verdi, dalla Deutsche Grammophon è giunto l’omaggio a Richard Tauber, con l’album Heart’s Delight (diverse caratteristiche vocali dello storico tenore austriaco si ritrovano in Beczala) e, infine, la compilation dedicata all’opera francese, sempre su etichetta DG. Ora, col cd intitolato Vincero!, entriamo nel grande repertorio pucciniano e verista, avvicinato in questi ultimi anni di carriera da Beczala con grande successo, a cominciare dai recenti approcci a Tosca e Adriana Lecouvreur. Non a caso la scaletta si apre proprio con arie da queste due opere, con “Recondita armonia” e “E lucevan le stelle”, mentre dall’opera di Cilea si ascoltano “La dolcissima effigie”, “L’anima ho stanca” e il racconto del russo Mèncikoff. Ancora di Puccini – manca all’appello La bohème perché di quest’opera esiste già il video del suo Rodolfo al Festival di Salisburgo, parte per altro affrontata diverse volte sulle scene dei più importanti palcoscenici del mondo – ci sono le arie “Donna non vidi mai” e “Tra voi, belle” da Manon Lescaut, “Ch’ella mi creda libero e lontano” da La fanciulla del West, “Orgia, chimera dall’occhio vitreo” da Edgar, “Firenze è come un albero fiorito” da Gianni Schicchi, “Addio fiorito asil” da Madama Butterfly e, per finire, l’immancabile “Nessun dorma” da Turandot.

Oltre a Puccini, il cd annovera una scelta di note pagine da opere veriste, con il brindisi “Viva il vino spumeggiante” e “Mamma, quel vino è generoso” da Cavalleria rusticana, “Un dì all’azzurro spazio” e “Come un bel dì di maggio” da Andrea Chénier, “Amor ti vieta” da Fedora e “Vesti la giubba” da Pagliacci. Insomma, uno spaccato di quello che è il repertorio da tenore lirico e lirico spinto di area italiana verista. Parafrasando il titolo del cd e il finale della nota aria di Calaf sembra che, almeno dall’ascolto dei brani enunciati, l’affermato tenore polacco abbia intenzione di vincere questa sfida e percorrere in futuro la strada in fondo già ben ultimamente intrapresa, allargando un repertorio che, non dimentichiamo, l’ha visto imporsi anche in Wagner, come dimostra il suo significativo Lohengrin, parte per la quale c’è una tradizione esecutiva (alla Sándor Kónya per intendersi) che rimanda a tipologie tenorili dalla vocalità più lirica che eroica, per non parlare dell’operetta austro-danubiana, fetta integrante dell’esperienza di Beczala, con all’attivo una bella edizione de La vedova allegra e de Il paese del sorriso di Lehár, ovviamente in lingua originale. Insomma un tenore a tutto tondo, che ha mezzi vocali giusti per confermare tale versatilità, sostenuto da un’invidiabile cognizione stilistica messa in essere con buoni risultati quando si è pure trovato alle prese col repertorio francese, forse senza quelle finezze che ne sono parte integrante, eppure con una concretezza di mezzi vocali indiscutibile.

Partiamo da questo. La voce di Beczala, che nel timbro e nelle scelte di repertorio sembra ripercorrere il modello forse ineguagliabile ma in qualche modo evidente di Nicolai Gedda, è solida, piena, uniforme e omogenea su tutti i registri. È un canto, il suo, schietto e sincero, liricamente espanso nei centri ed emozionale al momento in cui la linea sfoga in acuto, a tratti anche con slancio. Da subito sembra che il fraseggio, per quanto curato, non possegga le sottili alchimie richieste a un canto introspettivo quando è chiamato a far vibrare la corda sentimentale. Così avviene, ad esempio, in un “E lucevan le stelle” che ci si aspetterebbe più sfumato e sognante nel fremito del ricordo amoroso. Ma è chiaro che la generosità del canto e, soprattutto, la ricchezza del mezzo vocale spinga Baczala all’estroversione più che all’introspezione. Non si cada, tuttavia, nell’errore di considerare il suo canto generico. All’opposto, nelle arie da Adriana Lecouvreur, la bellezza e singolarità del timbro, il perfetto dominio dei temibili attacchi scoperti che Cilea chiede al tenore per la parte di Maurizio di Sassonia e la salda tenuta su tutta la linea subito conquistano, hanno conferma nel febbrile canto lirico e nel legato non certo compiaciuto in languide ed estenuate intimità affettive, eppure allo stesso modo sinceramente sentito ne “La dolcissima effigie” e “L’anima ho stanca”, così come nell’inebriante fervore donato al racconto del russo Mèncikoff.

L’involo appassionato, intinto di effusione sentimentale, trova in “Donna non vidi mai” il giusto equilibrio, con un controllo della linea che cerca nell’espressione la ragion d’essere di un canto mai buttato via ma meditato, pur nello slancio appassionato che lo caratterizza e trova modo di mettersi in mostra, con ben altro sfogo, nell’eloquente veemenza donata all’Improvviso di Chénier e nel tratteggiare il compito consolatorio dei versi poetici in un “Come un bel dì di maggio” di tutto rispetto. Davvero ragguardevole l’“Amor ti vieta”, addirittura inebriante per sicurezza e trasporto di canto, con quella tinta intimamente fremente che lo rende all’ascolto tanto affascinante da azzardar paragoni con illustri modelli passati (con minor brillio vocale, l’attacco dell’aria evoca lo straordinario e, certo inimitabile, Jussi Björling). Ancora in ambito specificamente verista, nelle pagine da Cavalleria rusticana e Pagliacci, la linea di canto appare pulita e sorvegliata, soprattutto consapevole di quanto nei centri la voce sappia espandersi con facilità evitando di inspessirsi artatamente gonfiando l’emissione o cercando scappatoie espressive che portino il cantante fuori dai binari dello stile, che è sempre irreprensibile. La salita all’acuto è sicura e disinvolta, priva di affanni e senza che il suono si scurisca perdendo sia la naturale luminosità che lo contraddistingue, sia la generosità d’espansione lirica. Si potrebbe procedere nell’analisi e annotare che, talvolta, pur in tanta sicurezza, ci siano altri tenori della sua fama capaci oggi, nel medesimo repertorio, di coinvolgere di più l’ascoltatore, magari con minor ortodossia tecnica, ma con fascino espressivo e timbrico più immediati – si pensi ad esempio a Jonas Kaufmann – quindi con maggior analisi e varietà di tinte e colori. Eppure la schiettezza di mezzi tenorili e la piena padronanza tecnica del proprio strumento vocale rendono Beczala fra i migliori tenori oggi al mondo e questo cd, che lo vede puntualmente accompagnato da Marco Boemi alla testa della Orquestra de la Comunitat Valenciana, parrebbe fotografare eventuali sviluppi di una carriera luminosissima e in pieno divenire.

VINCERÒ!
Piotr Beczala tenore
Marco Boemi direttore
Orquestra de la Comunitat Valenciana
Cor de la Generalitat Valenciana
Evgeniya Khomutova, mezzosoprano
Etichetta: Pentatone
Formato: CD
Registrazione effettuata al Palau de les Arts Reina Sofia,
Valencia, Spagna, ottobre 2019

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