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Verdi – Ildar Abdrazakov, basso (Deutsche Grammophon CD)

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Oggi, in sede d’analisi critica, si tende spesso a dimenticare il passato, come se appellandosi a esso si facesse torto al presente, sminuendone il valore. Per Ildar Abdrazakov, già internazionalmente da considerarsi il più affermato basso della attuale scena lirica, qualche riferimento alla ben nota scuola slava e russa dalla quale discende parrebbe invece opportuno, non solo se riferito al repertorio della sua terra, ma soprattutto a quello verdiano, affrontato in questo album. Preferiamo evitarlo, partendo piuttosto da una diversa prospettiva, non di paragone, bensì di percorso che aiuta a comprendere come la carriera del basso russo in questione si sia intrecciata con l’approccio a Mozart e, soprattutto, a Rossini.

Abdrazakov aveva appena ventuno anni quando vestì i panni del Padre Guardiano nella Forza del destino diretta da Valery Gergiev; da allora ha intrapreso una carriera che era facile immaginare approdasse al repertorio verdiano, non prima però di aver affrontato Rossini (lo si ricorda al Rossini Opera Festival di Pesaro come Selim nel Turco in Italia e poi al Teatro alla Scala come protagonista nel Moïse et Pharaon con la direzione di Riccardo Muti, senza tralasciare ovviamente Assur in Semiramide, Don Basilio nel Barbiere di Siviglia e Mustafà nell’Italiana in Algeri), Donizetti, come Enrico VIII in Anna Bolena e Alfonso d’Este in Lucrezia Borgia e il repertorio francese con Méphistophélès in Faust di Gounod e nella Damnation de Faust di Berlioz, con Escamillo in Carmen di Bizet e con i quattro diavoli, Lindorf, Coppélius, Depertutto e Miracle, in Les contes d’Hoffmann di Offenbach. Poi altri personaggi cult per voce di basso, come il protagonista in Mefistofele di Boito e l’approdo, immancabile per ogni basso russo, al Boris Godunov di Musorgskij, avvenuto all’Opéra Bastille di Parigi nel 2018. Nel frattempo le grandi parti da basso del repertorio verdiano si sono susseguite l’una dopo altra, a partire dal primo Verdi, che lo vede impegnato nel cd in Oberto, Conte di San Bonifacio, in Nabucco come Zaccaria, in Ernani come vecchio Silva, in Attila nel ruolo del titolo (affrontato per la prima volta all’Opéra di Montecarlo nel 2016 e poi alla Scala per l’apertura di stagione nel dicembre 2018) e in Macbeth come Banco, fino a quelle della maturità, con Walter in Luisa Miller, Fiesco in Simon Boccanegra, Procida nei Vespri siciliani (lo si ricorda in questa parte, ancora giovane, al Teatro Regio di Torino nel 2011, per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia) e Filippo II in Don Carlo, sia nella versione parigina che in quella italiana. Tutte le principali pagine di queste opere sono radunate nel recital Deutsche Grammophon che il basso russo ha inciso con l’Orchestre Métropolitain de Montréal diretta dall’attuale direttore principale del Met di New York, Yannick Nézet-Séguin, con il quale aveva già collaborato per il cd di duetti con Rolando Villazón, pubblicato dalla medesima etichetta. Il tenore messicano ora lo sostiene quale pertichino di lusso in alcuni tracks insieme al basso Geoffroy Salvas, come Wurm in Luisa Miller.

Subito si sottolinei che il prestigio di cui gode Ildar Abdrazakov è pienamente giustificato, né si intende metterlo in discussione. Si è dinanzi a una voce di basso cantante, non cavernosa nelle sonorità gravi, eppure piena, morbida, estremamente omogenea su tutta la linea, senza incertezze che lo pongano in difficoltà nella sfera sia grave che acuta e con una capacità di sfumare i suoni controllando al meglio il vibrato. È davvero un “bel cantare” il suo, nobile e in evidenza nel legato, per di più accompagnato da una bacchetta che sa imporre un ritmo incalzante alle cabalette di un primo Verdi dominato da Abdrazakov senza esitazione, anzi spesso con slancio e perentoria sicurezza. Non è quindi difficile provare totale ammirazione sentendolo in Oberto, Nabucco, Attila ed Ernani, dove emergono l’eleganza e l’intensità della linea vocale, austera e insieme signorile, così come l’indiscutibile solidità di un registro acuto amalgamato ad arte col resto della voce. Lo stesso può dirsi della pagina da Luisa Miller, nella quale il cantante è impeccabile e l’interprete parimenti efficace. Non così avviene nel monologo di Fiesco e nell’aria di Procida, entrambe ben cantate, a tratti magnificamente, ma non ancora capaci di imporsi per quella singolarità che renda un canto tanto pulito e disteso anche ricco d’anima e vissuto espressivo, in modo tale da far acquisire al cantabile la richiesta patina umana dolente e intimamente partecipata. E non si dica perché è il colore della voce a non permetterglielo, essendo il timbro prezioso ma il colore non propriamente quello di autentico basso, bensì di basso baritono. Altre voci come la sua hanno saputo giocare sull’accento, basti ricordare, rifacendosi alla tradizione russa, a Feodor Chaliapin, o per quella italiana, a Ruggero Raimondi, non puntando necessariamente sulle profondità più scure del registro grave eppure cogliendo la verità del personaggio attraverso la statura dell’interprete, che in Abdrazakov viene fuori, ma nel monologo di Filippo II, sia nella versione italiana che francese che qui si ascoltano, risulta ancora poco approfondita. Al monarca ferito nell’onore, addolorato per la sconfitta affettiva che lo rende impotente dinanzi al suo stesso potere regale, chiuso nella solitudine della sua reggia-avello, sembra mancare quel senso di oppressione che renda ripiegato e sofferto il canto, misurato sì, elegante negli attacchi a mezza voce e negli smorzando, ma quasi distaccato e non sempre sinceramente commosso. Ovviamente si è dinanzi a un basso destinato, anche in virtù del prestigioso percorso di carriera intrapreso, a far parlare ancora molto di sé. Eppure per entrare nella rosa degli eletti e degli interpreti storici qualche passo avanti è da ritenere debba ancora essere compiuto, soprattutto, in ambito verdiano, sul versante interpretativo ed espressivo più che vocale.

VERDI
Ildar Abdrazakov, basso
Yannick Nézet-Séguin, direttore
Choeur & Orchestre Métropolitain de Montréal
Rolando Villazón, tenore
Geoffroy Salvas, basso
Etichetta: Deutsche Grammophon
Formato: CD
Registrazione effettuata a Montréal,
Paroisse Saint-Nom-de-Jésus nell’ottobre 2018

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