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Venezia, Teatro La Fenice – Ottone in villa

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Dopo la pausa forzata, il Teatro La Fenice ha ripreso la propria attività operistica con Ottone in villa di Antonio Vivaldi. Su libretto del napoletano Domenico Lalli, Ottone in villa, rappresentato per la prima volta a Vicenza nel 1713, è anche il primo titolo operistico del Prete Rosso che proprio in quell’anno diviene maestro di coro dell’Ospedale della Pietà di Venezia. Si tratta di un lavoro della durata di poco più di due ore, proposto nell’edizione curata da Eric Cross, che prevede l’impiego di soli cinque cantanti, senza coro e un piccolo organico orchestrale. L’intreccio, piuttosto leggero, ruota attorno alla civettuola e amorale Cleonilla che si fa gioco dell’ingenuo Ottone. È un’opera seria che tuttavia si alimenta di spunti comici: Tullia, in abiti maschili, svelerà il proprio travestimento solo alla fine. Di fatto, assistiamo a una parata di arie, di diverso carattere, che connotano i vari “affetti” dei personaggi. Mancano pezzi d’insieme se si escludono il finale e il brano con eco tra Caio, amante di Cleonilla, e Tullia.

La direzione musicale è affidata a Diego Fasolis che indubbiamente conosce questo repertorio e sa creare, senza estremizzare le dinamiche, una screziata tavolozza di colori. Gli strumenti moderni dell’Orchestra della Fenice conoscono le articolazioni del fraseggio vivaldiano. Due cembali, una tiorba e gli oboi che raddoppiano i violini danno il loro prezioso apporto timbrico.

Per la riapertura, la sala della Fenice è stata completamente rinnovata. Rimosse le poltrone della platea per lasciare spazio ai musicisti, i cantanti si sono mossi perlopiù su un piano inclinato che copre la buca dell’orchestra, rialzata e collegata al palcoscenico, sul quale sono stati ricavati una settantina di posti a sedere. Una specie di ossatura di legno, un’arca in via di costruzione, a voler significare il viaggio del teatro verso un mondo nuovo. La scenografia e il colpo d’occhio sono soddisfacenti, l’acustica però non ne trae giovamento. I cantanti devono costantemente girarsi verso il pubblico seduto in palcoscenico e verso i palchi. Gli equilibri sonori vengono meno e l’ascolto delle voci è a intermittenza. Si apprezza comunque lo sforzo di creare qualcosa di diverso in una situazione d’emergenza.

Ottone in villa, nella prima esecuzione vicentina, aveva tra i protagonisti il castrato Bartolomeo Bartoli, nel ruolo di Caio Silio. In effetti, a questo personaggio – alla Fenice il mezzosoprano Lucia Cirillo, dal timbro chiaro e dalle apprezzabili intenzioni espressive – sono affidate otto arie, tra le più belle dell’opera. Nell’ultima del terzo atto interviene anche il violino solista (il puntuale e accurato Roberto Baraldi) con una cadenza che nel 1713 probabilmente fu improvvisata dallo stesso Vivaldi. Quale Tullia, Michela Antenucci è un soprano brillante che sa rendere efficacemente il dissidio tra lo sdegno per il tradimento di Caio e la brama d’amore. La volubile Cleonilla è, invece, Giulia Semenzato, scenicamente in parte e vocalmente adeguata. Il tenore Valentino Buzza (il confidente Decio) ha un timbro pieno nel centro e nel registro grave mentre il contralto Sonia Prina, nel ruolo del titolo, tratteggia un imperatore antieroico e dai toni garbati.

La regia dello spettacolo, di Giovanni Di Cicco, che proviene dalla danza e crea alcuni momenti delicatamente coreografici, è pensata nel pieno rispetto dei protocolli di salute e sicurezza imposti dall’emergenza sanitaria. La distanza obbligata diviene impossibilità di una relazione vera e autentica tra i protagonisti. Si perde ogni richiamo certo: ci troviamo in un non-luogo senza alcun riferimento temporale. La scena di Massimo Checchetto è la nave in costruzione, un’installazione che evoca un viaggio possibile che stravolge ogni prospettiva. Nei palchi il pubblico ha una visione dall’alto mentre il luogo tradizionalmente deputato all’azione diviene ora un altro punto d’osservazione. Estraniamento e solitudine sono dunque la risposta a un desiderio disatteso d’amore. Ricordiamo ancora i costumi essenziali di Carlos Tieppo e le gradevoli luci di Fabio Barettin.

Teatro La Fenice – Lirica e Balletto 2019/20
OTTONE IN VILLA
Dramma per musica in tre atti RV 729
Libretto di Domenico Lalli

basato sul libretto Messalina di Francesco Maria Piccioli
Musica di Antonio Vivaldi

Cleonilla Giulia Semenzato
Ottone Sonia Prina
Caio Silio Lucia Cirillo
Decio Valentino Buzza
Tullia Michela Antenucci

Orchestra del Teatro La Fenice
Direttore Diego Fasolis
Continuo: Diego Fasolis, Andrea Marchiol clavicembali
Alessandro Zanardi violoncello
Francesco Tomasi tiorba
Regia Giovanni Di Cicco
Scene Massimo Checchetto
Costumi Carlos Tieppo
Luci Fabio Barettin
Venezia, 10 luglio 2020

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