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Venezia, Teatro La Fenice – Dido and Aeneas

L’arte e la musica si sono ispirate di continuo ai miti e, periodicamente, li hanno riproposti con moderna sensibilità in forme diverse. Il teatro barocco, nella fattispecie, ne ha fatto il centro di una originale ricerca estetica, ridando vita a dèi, eroi, e creando modelli di straordinaria raffinatezza. È il caso di Dido and Aeneas (1689). In non più di un’ora, e con un piccolo organico strumentale, Henry Purcell fa rivivere su testo di Nahum Tate la tragica storia d’amore ispirata al quarto libro dell’Eneide, soggetto peraltro frequentatissimo dal teatro d’opera. Se nell’eccellente libretto gli spunti virgiliani convivono con le ballate dei marinai irlandesi e le streghe shakespeariane, la musica colpisce per le linee melodiche piene di pathos e la schietta partecipazione al significato del testo letterario. Non c’è “affetto” che Purcell, attingendo in particolare all’opera veneziana, non sappia tratteggiare con sapienza. Cori cerimoniali, canti ritmici e danze si alternano a turbamenti psicologici, moniti e presagi fino alla parabola dell’abbandono e del suicidio, con lo struggente addio di Didone, zenit dell’opera e vertice tra i più alti della musica di ogni tempo.

Una simile ricchezza di spunti musicali e letterari risulta più che mai stimolante per registi, coreografi e artisti del nostro tempo, e infatti capita sempre più spesso di imbattersi in allestimenti più riusciti nell’ambito del teatro barocco che in quello del melodramma romantico. Anche perché, diciamola tutta, il Seicento e il Settecento sono secoli non solo più interessanti dell’Ottocento ma molto più vicini – per similitudine di tematiche culturali – alla sensibilità contemporanea. Il connubio con il balletto, poi, riesce spesso a creare spettacoli di straordinario impatto estetico-visivo. Così, dopo la splendida versione di Sasha Waltz che ha fatto il giro d’Europa e quella suggestiva di Saburo Teshigawara (vista proprio a Venezia qualche anno fa), ecco la traduzione visiva di Dido and Aeneas curata dal regista e coreografo Giovanni Di Cicco e proposta con successo al Teatro La Fenice.
Già nel recente Ottone in villa, Di Cicco aveva trasformato l’opera vivaldiana in una messa in scena dove la recitazione dei cantanti assumeva un’impronta vagamente coreografica. Qui il legame è molto più stretto e ne esce uno spettacolo che è un apprezzabile esempio di unione fra musica barocca e danza contemporanea. Con i movimenti dei cantanti, contenuti ed eleganti, interagiscono le movenze di quattro ballerini della Associazione Deos Danse Ensemble Opera Studio: Melissa Cosseta, Angelica Mattiazzi, Alice Pan e Fabio Caputo. Le invenzioni gestuali e coreografiche di Di Cicco amplificano le situazioni narrate dalla vicenda e camminano sempre di concerto con la musica di Purcell, anche quando procedono in contrappunto e dissonanza, mantenendo una misura in perfetta sintonia con l’asciuttezza che è tipica del teatro inglese, dove non c’è mai compiacimento e tutto scorre al servizio del dramma. Le scene di Massimo Checchetto si riducono in pratica all’arca con cui si è voluto rinnovare la sala della Fenice: una sorta di vascello in via di costruzione collocato in palcoscenico, e di cui si vedono le “costole” in legno che ne costituiscono lo scheletro. Soluzione che si sposa bene con l’ambientazione dell’opera e il tema del viaggio di Enea. I costumi di Carlos Tieppo, a differenza di quelli realizzati per Ottone, questa volta sono veramente belli, con l’eccezione dell’abito indossato da Enea, per niente adeguato allo status del personaggio.

Contrariamente alle consuetudini odierne, l’esecuzione non presenta un ampliamento della partitura, che come si sa è mutila. Tito Ceccherini rinuncia pertanto alla ricostruzione delle parti mancanti attraverso l’introduzione di numeri musicali extra. Ci sono momenti in cui le sonorità risultano ampie e dense, come nelle esecuzioni pre-filologiche d’un tempo; altri invece (penso per esempio alla morte di Didone) per la loro impostazione contenuta e intimizzata potrebbero figurare tranquillamente in una esecuzione storicamente informata. La narrazione è comunque varia, ben calibrata nei contrasti dei tempi e delle dinamiche, percorsa da adeguata tensione espressiva.

Il mezzosoprano Giuseppina Bridelli è una Didone musicale, di bel colore timbrico e dall’emissione omogenea. L’interprete sa essere nobile senza risultare distaccata, è capace di esprimere con partecipazione i toni accorati e patetici, gli abbandoni sensuali, oltre alla solennità regale. Un personaggio a tutto tondo. Nei panni di Enea, Antonio Poli sfoggia un gran bel timbro tenorile: caldo, vigoroso, appassionato. La parte non presenta particolari problemi di tessitura per una vocalità come la sua, tuttavia si sente che l’interprete non ha molta familiarità con il repertorio barocco: lo stile è generico, e la dizione inglese ha bisogno di essere perfezionata.
Michela Antenucci è una Belinda corretta nell’emissione e delineata con spirito giusto, mai petulante. Valeria Girardello tratteggia il ruolo della Strega con voce ben timbrata in tutta l’estensione, fraseggio e accento incisivi, senza ricorrere a toni caricaturali. Apprezzabile per puntualità e correttezza Lara Lagni, prima Strega, e funzionale Chiara Brunello come seconda Strega. Ineccepibile per controllo vocale e stile il contributo di Matteo Roma nel doppio ruolo di Mercurio e un Marinaio. Si distingue per la bella timbratura anche l’Ancella di Martina Licari.
Il coro della Fenice, preparato da Claudio Marino Moretti, si piega con sorprendente duttilità alle esigenze stilistiche della musica di Purcell. [Rating:4/5]

Teatro la Fenice – Lirica e Balletto 2019/20
DIDO AND AENEAS
Opera in tre atti
Libretto di Nahum Tate
dal quarto libro dell’Eneide di Virgilio
Musica di Henry Purcell

Dido Giuseppina Bridelli
Belinda Michela Antenucci
Un’ancella Martina Licari
La maga Valeria Girardello
Prima strega Lara Lagni
Seconda strega Chiara Brunello
Mercurio / Un marinaio Matteo Roma
Enea Antonio Poli

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Direttore Tito Ceccherini
Maestro del coro Claudio Marino Moretti
Regista e coreografo Giovanni Di Cicco
Scene Massimo Checchetto
Costumi Carlos Tieppo
Light Designer Fabio Barettin
Danzatori Melissa Cosseta, Angelica Mattiazzi, Alice Pan, Fabio Caputo
Associazione Deos Danse Ensemble Opera Studio
Venezia, 4 settembre 2020