Chiudi

Venezia, Teatro La Fenice – Concerto di riapertura

Condivisioni

Risorgere fa parte della lunga storia del Teatro La Fenice. Dopo roghi, incendi e alluvioni, questa volta la rinascita è avvenuta successivamente alle fasi più drammatiche della pandemia. La stagione musicale, completamente ripensata dopo i mesi di pausa forzata, si è felicemente inaugurata il 5 luglio con un concerto dell’Orchestra e del Coro dedicato in particolare a tutto il personale sanitario che durante l’emergenza epidemiologica si è sacrificato per salvare il maggior numero di vite umane.

Lo spazio interno della Fenice è stato rinnovato per garantire il distanziamento sociale. È stata creata, infatti, una struttura di legno d’abete, lunga ventisei metri e alta circa sette, tagliata come un galeone pronto a solcare il mare per traghettarci idealmente verso un mondo nuovo. Questa grande scenografia occupa il palcoscenico e la buca dell’orchestra, ma lo spettacolo avviene in platea dalla quale naturalmente sono state rimosse le poltrone. È una prospettiva rovesciata pensata per garantire la necessaria sicurezza post Covid. Il pubblico, circa 350 persone, un terzo della capienza precedente, siede sul palcoscenico e nei palchi.
Prima dell’evento in sala, e così sarà anche per tutti i prossimi appuntamenti, gli spettatori sono stati festosamente accolti in musica in campo San Fantin: questa riapertura è in primis dedicata alla città e agli abbonati che hanno sempre sostenuto il teatro veneziano che, a causa della chiusura, si trova ora a dover fronteggiare una perdita di 7 milioni di euro.

Dopo il commosso saluto del sovrintendente Fortunato Ortombina, il programma del concerto ha visto in apertura la Fanfare for the Common Man di Aaron Copland. È un pezzo scritto durante la seconda guerra mondiale, nel 1942, nel quale l’autore, con una melodia solenne e mesta, omaggia l’uomo comune, quasi un milite ignoto davanti al quale tutti s’inchinano. Alla fanfara di Copland, è seguito un interessante programma che celebrava in particolare uno dei maggiori compositori della fine del Cinquecento e dell’inizio del Seicento: Giovanni Gabrieli. Le sue musiche nascono per un ambiente acustico unico, la Basilica di San Marco, in cui lo splendore dell’oro dei mosaici diviene manifestazione visiva di una stereofonia vocale e strumentale che non ha eguali nella storia. Accurata e puntuale l’esecuzione da parte degli ottoni della Fenice dei Canoni Settimi toni e Duodecimi toni, della Sonata Pian e Forte, delle Canzoni 27 e 28, della Spiritata.

Non poteva mancare un altro grande maestro marciano, Claudio Monteverdi, del quale Fabio Codeluppi ha arrangiato per ottoni e percussioni “Domine ad adiuvandum” dal Vespro della Beata Vergine e la celebre Toccata dell’Orfeo. Sono stati caldamente applauditi Piergiuseppe Doldi, Guido Guidarelli, Eleonora Zanella e Fabio Codeluppi alle trombe; Andrea Corsini e Vincenzo Musone ai corni; Giuseppe Mendola, Domenico Zicari, Federico Garato e Claudio Magnanini ai tromboni; Alberto Azzolini alla tuba; Dimitri Fiorin, Barbara Tomasin, Paolo Bertoldo, Claudio Cavallini, Diego Desole alle percussioni; Roberto Brandolisio all’organo.
Il Coro della Fenice, diretto da Claudio Marino Moretti, ha dato ancora una volta prova della sua duttilità espressiva proponendo Angelus Domine di Giovanni Gabrieli e il toccante mottetto Jesu, meine Freude di Bach.

Teatro La Fenice
CONCERTO DI RIAPERTURA

Musiche di Aaron Copland, Claudio Monteverdi,
Giovanni Gabrieli, Johann Sebastian Bach

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Maestro del coro Claudio Marino Moretti
Venezia, 5 luglio 2020

image_print
Connessi all'Opera - Tutti i diritti riservati / Sullo sfondo: National Centre for the Performing Arts, Pechino