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Treviso, Teatro Comunale – Concerto di Teresa Iervolino e Biagio Pizzuti

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Mentre all’estero molti teatri e sale da concerto restano chiusi e devono fare i conti (soprattutto negli USA e in Inghilterra) con prospettive drammatiche per il futuro, da noi la creatività e la capacità di cavarsela in situazioni di emergenza hanno consentito a fondazioni e festival, pur tra pesanti restrizioni e incertezze, di riprendere l’attività. Anche le realtà musicali più piccole si sono date da fare proponendo concerti e riannodando il rapporto con il pubblico. È il caso della Associazione Lirica Trevigiana che, in collaborazione con il Teatro Stabile del Veneto, ha organizzato una serata al Teatro Comunale “Mario del Monaco” di Treviso intitolata “Voci, passione e calore”, coinvolgendo due giovani cantanti in ascesa quali Teresa Iervolino e Biagio Pizzuti accompagnati al pianoforte da Luca Capoferri.

Teresa Iervolino, per la verità, è già una certezza del canto barocco e soprattutto rossiniano, di cui viene ormai considerata una specialista. Grazie al timbro caldo, vellutato, e all’estensione ampia, è in grado infatti di incarnare la voce duttile e multiforme del contralto rossiniano sia quando sostiene parti da primadonna buffa sia quando affronta i ruoli en travesti delle opere serie. Nel concerto trevigiano questa capacità è esemplificata dalle esecuzioni della cavatina di Rosina “Una voce poco fa” e dell’aria di Calbo dal Maometto II. Nel brano del Barbiere, Iervolino affronta agevolmente una tessitura che oscilla tra quella del contralto e del mezzosoprano, e coglie a tutto tondo il carattere del personaggio, che esordisce con un tenero cantabile salvo poi esibire nel giro di poche battute determinazione e grinta viperina, sottolineata dall’interprete anche attraverso la precisione e il mordente della coloratura. Ma è soprattutto nell’impervia “Non temer d’un basso affetto” da Maometto II che la vocalista ha la possibilità di dare fondo a tutte le sue risorse virtuosistiche. Scale cromatiche, ampi salti di decima e undicesima, fiorettatura minuta e trilli vengono sciorinati da Iervolino con una sicurezza ammirevole, a maggior ragione perché si tratta di un brano di enormi difficoltà tecniche, che copre quasi due ottave e mezzo di estensione e richiede, nella parte finale, l’emissione di ben quattro Si. Direi che, rispetto all’Arsace interpretato nella Semiramide veneziana del 2018, Iervolino ha decisamente maturato la sua affinità vocale e drammatica con i ruoli da guerriero rossiniani. Interessante anche la “Habanera” di Carmen dove, facendo leva su una voce ricca di ombreggiature, l’interprete punta sulla leggerezza, la seduzione sottile e il fraseggio analitico, dando in prospettiva l’idea di un personaggio che in teatro potrebbe essere giocato su una sensualità venata di ironia e un fraseggio introspettivo.

L’altro protagonista, Biagio Pizzuti, è un baritono in possesso di un bel timbro brunito e risonante, ricco di mordente; un interprete di bella comunicativa che in teatro spazia in un repertorio che, tolto qualche occasionale sconfinamento nel barocco, comprende al momento soprattutto Mozart, Rossini, Donizetti e alcuni ruoli pucciniani. Ricordo, dopo la vittoria al Concorso Toti Dal Monte nel 2017, il suo felice debutto al Comunale come Lord Enrico nella Lucia di Lammermoor. Dopo diversi altri ascolti, sono convinto che Pizzuti sia oggi uno dei baritoni più promettenti dell’attuale panorama lirico italiano. Lo testimoniano, nel corso del concerto trevigiano, tanto l’interpretazione dell’aria del catalogo di Leporello da Don Giovanni, sciorinata con dizione nitidissima, fraseggio vario e animato, quanto l’irresistibile sproloquio di Dulcamara dall’Elisir d’amore, reso con scioltezza espressiva e una verve comica che non rinuncia mai a stile e buon gusto. Un canto incisivo e vigoroso, sostenuto da adeguata timbratura in tutta la gamma d’estensione, contrassegna quindi l’aria di Escamillo dalla Carmen. Molto buono anche il contributo offerto nel duetto dal primo atto del Barbiere “Ebben, Signor Figaro?…Dunque io son”, sebbene, a fronte della precisione di Iervolino, le agilità di Pizzuti risultino aspirate e un po’ approssimative.

Nell’ultima parte del concerto, i due artisti si fanno applaudire in una romanza di Gastaldon, “Musica proibita”, e in tre classici della canzone napoletana quali “Era di maggio”, “Dicitendello vuje” e “O sole mio” dove, per quanto il fraseggio di Iervolino risulti maggiormente chiaroscurato, la voce maschile come da tradizione ha la meglio.
Resta da dire dell’eccellente contributo al pianoforte di Luca Capoferri, che va al di là di un semplice e puntuale accompagnamento, e individua con sensibilità l’atmosfera e i colori più consoni a ogni brano, offrendo ai cantanti sostegno, respiri sempre adeguati e stimoli espressivi. Davvero rimarchevole, infine, per intensità e carica sensuale l’esecuzione della trascrizione per pianoforte dell’intermezzo dalla Manon Lescaut di Puccini.
Caldi applausi per tutti

Teatro Comunale Mario del Monaco
VOCI, PASSIONE E CALORE
Musiche di Mozart, Rossini, Donizetti, Puccini, Bizet,
Gastaldon, Costa, Falvo, Di Capua-Mazzucchi

Mezzosoprano Teresa Iervolino
Baritono Biagio Pizzuti
Pianoforte Luca Capoferri
Concerto organizzato dal Teatro Stabile del Veneto
in collaborazione con Associazione Lirica Trevigiana

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