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Torino, Teatro Regio – Nabucco (con Leo Nucci)

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Una recita domenicale sold out, quella pomeridiana del 16 febbraio, la quinta in cartellone delle dieci in programma per il nuovo Nabucco di Verdi che il Teatro Regio di Torino propone nel nuovo allestimento firmato dalla regia di Andrea Cigni, in coproduzione con il Teatro Massimo di Palermo. Assistiamo a questa recita per riferire della prova, invero maiuscola, offerta da Leo Nucci nei panni del protagonista. Il celebre baritono canta due recite, alternandosi nelle altre a Giovanni Meoni e Damiano Salerno. Una condizione miracolosa la sua, se si pensa che gli anni sono ormai quasi settantotto, eppure la voce è salda come una roccia. Ma ciò che merita evidenziare, al di là del sorprendente esito vocale, è l’alto valore di una prova artistica che ha pochi confronti oggi sulla scena, anche in baritoni della nuova generazione. Nucci scolpisce la parola, la fa vivere, la rende veramente “scenica” nell’incidere accenti e nell’individuare nuove sfumature, il tutto per trovare soluzioni che, per quanto possa sembrare impossibile, lo vedono ancor più ispirato sul versante espressivo, sempre concretato nel dar anima teatrale alla parte. Il personaggio è sbalzato a tutto tondo, nella sua alterigia regale e ora, più di prima, nella dimensione dolente che lo vede offrire in “Dio di Giuda!” una vera lezione di canto, nel legato e nella fermezza del suono, ma anche nella capacità di sfumarlo, forse più che in personali esperienze d’ascolto passate. Poi nella successiva cabaletta, “O prodi miei, seguitemi”, sfoggia un registro acuto gagliardo (come attesta la puntatura acuta al termine della stessa). Ovvio, era davvero in forma smagliante in questo pomeriggio di febbraio, ma più che una critica il nostro sia un omaggio a un artista che ha annunciato il prossimo ritiro dalle scene dopo che avrà onorato gli impegni ancora in essere; questo Nabucco sarà forse fra gli ultimi della sua carriera e lo vede esaltare il dettato vocale verdiano con quella consapevolezza che lo consegna direttamente alla storia dell’interpretazione. Non aggiungiamo altro, se non che, quando sulla scena si ammira la sua presenza magnetica e carismatica, i colleghi sembrano come galvanizzati, anche perché, a onore del vero, pochi tengono il medesimo passo in questa produzione.

Per fortuna c’è un professionista del valore di Riccardo Zanellato, un basso al quale sembra che la voce, almeno in questa occasione, si sia un po’ svuotata negli armonici, ma la classe è quella di sempre, perché canta bene, se non benissimo. Riesce a onorare al meglio gli appuntamenti vocali della difficilissima parte di Zaccaria con una linea di canto morbida, ma anche con un controllo del suono su tutta la gamma, forse con un registro grave poco sonoro, ma con un’indubbia eleganza nel porgere. Così avviene nei cantabili, dove trova accenti espressivi e nobili, a partire dall’aria di sortita, “D’Egitto, là sui lidi”, e poi, ancor più, nella preghiera “Tu sul labbro de’ veggenti”, intonata con misurata introspezione. Infine supera senza alcun incidente la Profezia, che risolve mantenendo pieno controllo dell’emissione, mai snaturando il suono in acuto. Csilla Boross, soprano ungherese previsto per la seconda compagnia e passata in prima dopo il forfait della prevista Saioa Hernández, macina recite su recite di Nabucco, Macbeth e Gioconda e ha fatto di Abigaille quello che si suole dire un suo cavallo di battaglia; invero un cavallo un po’ zoppo se si considera il controllo incerto dell’emissione, con acuti piuttosto aperti e strillati e una capacità di sfumare il suono, in “Anch’io dischiuso un giorno” e nel finale, piuttosto limitata e perfettibile. Ce la mette tutta per rendere onore ai temibili sbalzi di ottava della parte, ma si capisce che la natura vocale prevale sulla tecnica e, quindi, la sua prova è alquanto interlocutoria. Ştefan Pop è un Ismaele di lusso, che vanta una bellezza di timbro e un volume di voce sonoro e ben proiettato, non al pari di quello di Enkelejda Shkosa, che per il vibrato incontrollato offre una pallida prova nei panni di Fenena, con un “Oh dischiuso è il firmamento!” alquanto affaticato e poco omogeneo a onta del bel colore di voce. Assai bravo Il gran sacerdote di Belo di Romano Dal Zovo e cast completato da Enzo Peroni, Abdallo, e Sarah Baratta, Anna.

Sul piano musicale questo Nabucco si avvale della direzione e, in particolare, dell’esperienza di Donato Renzetti, che sa respirare con le voci e sostenerle al meglio, ma soprattutto appartiene a quella categoria di bacchette che sanno come si dirige questo repertorio, prima perché lo conoscono assai bene, poi perché lo avvicinano con cura, senza eccessi garibaldini. Così, a partire dalla Sinfonia, si apprezza la morbidezza con cui si evidenzia la cantabilità degli slarghi melodici e poi la propulsione ritmica incalzante ma mai fragorosa attraverso la quale viene esaltata la componente più verdiana e “nuova” che tanto colpì il pubblico quando il Nabucco fece la sua comparsa per la prima volta sulle scene scaligere; quel dinamismo guerresco e marziale che Renzetti non accentua senza rigore di logica, ma lo contestualizza nel percorso drammatico di un’opera concertata con equilibrio e senso dello stile. Insomma una bacchetta consapevole della grande tradizione di dirigere Verdi all’”italiana”, con un respiro e un controllo del suono non sempre così scontato in altri direttori di lui più giovani. Un solo appunto, riferito ai tagli di tradizione, deprecabili, come quelli relativi ai da capo delle cabalette. C’è poi da dire che l’Orchestra del Regio suona davvero bene, mentre per il Coro, istruito da Andrea Secchi, credo meriti aprire un capitolo a sé stante, di sole lodi. Non solo il “Va’, pensiero” viene eseguito magistralmente, pure bissato alla recita della quale riferiamo, ma mostra come questa compagine corale sia fra le migliori in Italia, per omogenea eleganza e compattezza e per la capacità di far ben comprendere come il celeberrimo coro di Nabucco non sia un inno, ma una preghiera accorata, che va pertanto cantata piano, a volte sussurrata con quella patina addolorata e insieme carezzevole capace di giungere al cuore di chi lo ascolta, suscitando la commozione che si è puntualmente provata in questa occasione.

Note positive anche per il nuovo allestimento di Andrea Cigni, con scene lineari e funzionali di Dario Gessati, nulla più che sipari e quinte, scorrenti su un pavimento nero lucido, con scritte che recano caratteri delle antiche scritture ebraiche e costumi, bellissimi e fantasiosi, di Tommaso Lagattolla, che evidenziano nell’uso dei tessuti, la differenza fra il bianco e il nero degli abiti ebraici e l’oro un po’ carta di cioccolatino per quelli dei babilonesi. L’impianto scenico è molto essenziale, quasi oratoriale e richiama, nei materiali utilizzati, il bronzo, l’argento e l’oro che trovano spazialità in ambienti che le luci disegnano ad arte. Cigni cerca di regalare, riuscendoci, una sua visione dell’opera più intima che militare, uno “spazio teatrale della memoria”, come lo definisce lui stesso, impostando il contrasto fra oppressori e oppressi declinato attraverso l’idea, non nuova ma efficace, della cultura come elemento caratterizzante di un popolo che, quando oppresso dall’invasore, viene attaccato sul versante delle proprie tradizioni, mortificate se non addirittura cancellate. Cultura e tradizioni sono soprattutto tramandate nel tempo dalle pagine dei libri, custodi del pensiero di un popolo, quindi bruciati o squinternati da chi conquista. Una costante che si ritrova in più punti dello spettacolo, che per altro segue, nel segno della tradizione, un tracciato narrativo registicamente chiaro, senza forzature. Un allestimento, insomma, intelligente, che forse non osa molto sul versante registico, ma soddisfa il pubblico.
Al termine della recita, applausi trionfali per tutti.

Teatro Regio Torino – Stagione 2019/20
NABUCCO
Dramma lirico in quattro parti
Libretto di Temistocle Solera
Musica di Giuseppe Verdi

Nabucco Leo Nucci
Abigaille Csilla Boross
Ismaele Ştefan Pop
Zaccaria Riccardo Zanellato
Fenena Enkelejda Shkosa
Il gran sacerdote di Belo Romano Dal Zovo
Abdallo Enzo Peroni
Anna Sarah Baratta

Orchestra e Coro Teatro Regio Torino
Direttore Donato Renzetti
Regia Andrea Cigni
Scene Dario Gessati
Costumi Tommaso Lagattolla
Luci Fiammetta Baldiserri
Assistente alla regia Luca Baracchini
Assistenti alle scene Maddalena Moretti e Stefano Pes
Assistente ai costumi Donato Didonna
Direttore dell’allestimento Pier Giovanni Bormida
Maestro del coro Andrea Secchi
Nuovo allestimento Teatro Regio Torino
in coproduzione con Teatro Massimo di Palermo
Teatro Regio Torino, 16 febbraio 2020

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