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Svezia, Malmö Opera – Falstaff

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Dopo la chiusura delle attività teatrali imposta dal governo norvegese, la Svezia, insieme a Danimarca e Finlandia, rimane uno dei pochi Paesi europei a proporre ancora spettacoli dal vivo con pubblico in sala, pur con le opportune e ormai conosciute limitazioni. L’Opera di Malmö continua dunque la sua programmazione portando davanti a una platea di cinquanta persone una nuova produzione di Falstaff, ma a fronte dei numeri risicati in presenza, offre per 100 corone svedesi (circa 10 euro), l’opportunità di seguire in diretta streaming una delle dodici recite, così che anche spettatori da remoto possano essere coinvolti in spettacoli che altrimenti avrebbero difficilmente visto.

La regista Lotte de Beer, insieme al Dramaturg Peter te Nuyl e allo scenografo Christof Hetzer, invece di considerare le riprese video come un’aggiunta al corso normale degli eventi, sfrutta tale strumento a vantaggio della drammaturgia, in modo da poter anche rispettare le norme di distanziamento con cui ormai siamo soliti convivere. Falstaff diventa quindi il racconto della decadenza di un uomo di successo e del suo impero ai nostri giorni. Il primo atto viene presentato al pubblico a casa come un vero e proprio programma TV, fatto di primi piani e montaggi ben architettati sulla musica. Sir John appare agghindato come un novello Donald Trump (tempismo perfetto) mentre si dimostra proprietario di uno studio televisivo, che la stessa regista dichiara essere ispirato a quelli di Fox News; qui deride i suoi avversari (Cajus), ma allo stesso tempo vede le sue azioni in borsa perdere valore trovandosi con poco e niente in tasca. Così il protagonista si mette a corteggiare le comari, visibilmente ispirate alle protagoniste della serie tv della ABC Desperate Housewives, donne ben abbienti, da cui spera di ricavare qualcosa, dato che sia Meg che Alice si dimostrano essere delle youtuber affermate; queste signore sull’orlo della crisi di nervi tra di loro chiacchierano mediante videochiamate su Zoom, come ormai siamo abituati a fare anche noi in tempo di pandemia, mentre gli uomini organizzano i loro piani mediante i propri smartphone.

Se il primo atto è il trionfo del montaggio video e del filtro dello schermo, il secondo ci porta invece dentro la finzione televisiva, per cui si alternano riprese architettate mediante un largo uso di green screen, ad altre incentrate sul palcoscenico dove vediamo gli studi in cui tutto ciò viene ricreato. Quickly e Ford vanno a trovare Sir John direttamente sul luogo di lavoro, mentre tutta la scena di seduzione in casa di Alice è una grande pantomima realizzata con i mezzi televisivi sopra elencati per prendersi gioco di lui. Il creatore dell’artificio moderno rimane preda di una trappola architettata con le sue stesse armi. Non è un caso che il terzo atto si apra su un palco – vediamo le luci di un proscenio in lontananza – dove appaiono gli studi TV in rovina mentre Falstaff canta la sua presa di coscienza: il mondo gli è letteralmente crollato addosso. L’ultima beffa viene organizzata con gli strumenti propri del teatro: una mascherata grottesca tra i ruderi televisivi, come ad affermare la potenza dello spettacolo dal vivo che vince sul mezzo di riproduzione. Significativo che anche il montaggio diventi meno serrato, più propenso ai primi piani e a catturare l’ampiezza del palcoscenico con tutte le sue controscene. Poche sorprese ci colgono tuttavia nel finale a sipario chiuso con Sir John mascherato da maiale che ormai si è ben impersonato nella parte dell’oggetto dello scherno tanto da andarne quasi orgoglioso. La de Beer dunque gioca con tutti i linguaggi disponibili, dal video alla recitazione sempre impeccabile degli interpreti, sfruttando le limitazioni date dal distanziamento per realizzare uno spettacolo talmente ben architettato, fresco e coerente che le si possono anche perdonare alcune trovate un po’ eccessive tipiche dei registi di area tedesca che si approcciano alla commedia, in particolare quella italiana.

Sul versante musicale aiuta la direzione impeccabile di Steven Sloane che ottiene dalla Malmö Operaorkester un suono pulito e limpido. Il direttore assicura una narrazione serrata, assai teatrale, sia nei concertati, in cui si notano solo leggeri e occasionali scollamenti, che nelle oasi liriche dei giovani amanti. Non manca tuttavia una attenzione millimetrica ai dettagli orchestrali, di cui la partitura di Falstaff pullula, tra citazioni, auto-imprestiti e trovate talmente raffinate da essere quasi cervellotiche, ma qui rese con estrema scioltezza e senso architettonico generale.

Il cast si dimostra affiatato e ben assemblato in ogni sua componente. Misha Kiria conosce ormai il ruolo del titolo anche capovolto e lo dimostra la sua continua attenzione sulla resa della parola; vocalmente risulta poi a suo agio in ogni parte della tessitura, senza alcuna perdita di omogeneità. Orhan Yildiz (Ford) mette in luce una bella voce baritonale, e si contraddistingue anche per la nitida dizione e l’ottima espressività. Sehoon Moon è un buon Fenton che sa valorizzare i suoi interventi con una voce chiara e una discreta cura delle rifiniture vocali. Centrato appare anche il Cajus scevro di esagerazioni di Niklas Björling Rygert, mentre Nils Gustén e Jonas Duran danno la giusto rilievo ai ruoli di Pistola e Bardolfo.
Tra le donne, Jacquelyn Wagner è una Alice Ford che si distingue più per le intenzioni teatrali che per lo strumento chiaro e un po’ aspro nel timbro; tuttavia non si fa mettere alla corda e affronta con scioltezza tutte le difficoltà del ruolo. Alexandra Flood non è la Nannetta più flautata che si possa sentire, ma risolve la parte con piglio combattivo e una voce luminosa ed espressiva. Maria Streijffert delinea una Quickly un po’ dura nelle agilità, ma comunque efficace, mentre Matilda Paulsson si dimostra una discreta Meg Page, sempre attenta a essere credibile in ogni intervento.
Lo sparuto pubblico in sala si dimostra entusiasta e, nonostante tutto, anche da casa si percepisce un’atmosfera di festa come solo Falstaff può dare. A ciò si aggiunge una riflessione che è ormai una conferma: lo streaming può essere sfruttato come una vera risorsa sia in termini economici e di sponsorizzazione del teatro, che in ambito drammaturgico proponendo nuove interessanti sfide al genere operistico.

Malmö Opera – Stagione 2020/21
FALSTAFF
Commedia lirica in tre atti
Libretto di Arrigo Boito
Musica di Giuseppe Verdi

Sir John Falstaff Misha Kiria
Ford Orhan Yildiz
Fenton Sehoon Moon
Dottor Cajus Niklas Björling Rygert
Bardolfo Jonas Duran
Pistola Nils Gustén
Mrs Alice Ford Jacquelyn Wagner
Nannetta Alexandra Flood
Mrs Quickly Maria Streijffert
Mrs Meg Page Matilda Paulsson

Malmö Operaorkester
Malmö Operakör
Direttore Steven Sloane
Regia Lotte de Beer
Scene e costumi Christof Hetzer
Coreografie Gail Skrela Hetzer
Luci Alex Brok
Videodesign Charlotte Rodenstedt e Bloody Honey
Drammaturgia Peter te Nuyl
Nuova produzione Malmö Opera
Diretta streaming del 7 novembre 2020

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