Su Rai5 la spettacolare Carmen areniana allestita da Zeffirelli

È dedicato a Franco Zeffirelli a un anno dalla scomparsa il ciclo di opere che Rai Cultura propone su Rai5 durante tutto il mese di giugno, nel tradizionale spazio della domenica mattina, alle ore 10. Si inizia domenica 7 giugno con la Carmen di Bizet andata in scena nel 2003 all’Arena di Verona. Zeffirelli cura la regia e le scene.

Anche gli spettacoli d’opera, a volte, mostrano le rughe. E un ricorso al lifting può rivelarsi provvidenziale. La componente visiva è del resto la parte più effimera di una produzione operistica. Per quanto sia pregevole, sfiorisce presto. Prendiamo un classico areniano come la Carmen firmata da Franco Zeffirelli. Lo spettacolo, datato 1995 e riproposto più volte a Verona, aveva perso dopo alcune stagioni gran parte della vitalità e dello smalto. La versione originale si riconosceva ormai a stento. Nel 2003, per l’81º Festival lirico, in vista della ripresa televisiva e del successivo riversamento in dvd, Zeffirelli volle ridare una veste smagliante alla sua creatura, apportando fra l’altro alcuni ritocchi scenografici al terzo e al quarto atto. Con esiti eccellenti.
Si tratta, com’è noto, di uno spettacolo in cui a farla da padrone è il gusto della scena dipinta e del realismo bozzettistico. Di qui una Siviglia variopinta e pittoresca, ricostruita quasi a dimensione reale, con prospettive di montagne adagiate in “cinemascope” sui gradoni areniani. Una versione kolossal contrassegnata da un senso descrittivo curato fin nei minimi dettagli. Come documenta la ripresa televisiva, grazie al restyling, è possibile ritrovare la precisione maniacale dei particolari, la scioltezza e l’energia dei vorticosi movimenti di massa, la concentrazione drammatica nella recitazione dei protagonisti. Pure le coreografie in salsa “flamenca” di El Camborio, riprese da Lucia Real, riacquistano verve e incisività. Decisamente migliorati, inoltre, gli atti centrali. Il secondo, con la taverna di Lillas Pastia, è giocato su nuovi elementi scenici e accurati effetti luce. Il terzo è avvolto da un alone lunare, vagamente onirico e spettrale, di grande suggestione.

Sul versante musicale si ascolta invece una Carmen sottotono. Alain Lombard crea una cornice strumentale che vorrebbe forse essere elegante e morbida, interessata alla trasparenza sinfonica di alcune pagine. Ne esce, tuttavia, un quadro incompleto dell’opera di Bizet: una direzione troppo compassata, a tratti lentissima, fredda, smorzata nelle tinte. Non guasterebbero colori più roventi, un po’ più di sensualità e di tensione drammatica. In una parola: un po’ più di senso del teatro.

Discreta la compagnia di canto. Marina Domashenko è una Carmen dal timbro ricco e brunito. Ha bella presenza scenica e canta con gusto, anche se la dizione non è chiarissima e potrebbe sfumare di più il fraseggio. Marco Berti (Don José) ha generoso squillo tenorile e buone intenzioni, ma controlla con un certo disagio l’emissione nelle mezzevoci e nelle smorzature. Micaela è Maya Dushuk: oltre a buon spessore lirico ed espressione garbata, denota anche un vibrato piuttosto marcato e qualche tensione nel registro alto. Delude invece Raymond Aceto: un Escamillo genericamente spavaldo, opaco negli acuti, poco incisivo nel fraseggio. Fra i comprimari, segnalo Cristina Pastorello (Frasquita), Milena Josipovic (Mercedes), Marco Camastra (Dancairo) e Antonio Feltracco (Remendado).