Su Rai5, la Butterfly areniana firmata Franco Zeffirelli, con Fiorenza Cedolins

La Madama Butterfly di Giacomo Puccini dall’Arena di Verona, firmata da Franco Zeffirelli che curò anche le scene: una grande opera – messa in scena nel 2004 per l’82ª edizione dell’Arena Opera Festival – che Rai Cultura propone mercoledì 19 agosto alle 21.15 su Rai5. Sul podio, Daniel Oren. Protagonisti sul palco, insieme a Fiorenza Cedolins, che veste i panni di Cio-Cio-San, sono il Marcello Giordani che interpreta Pinkerton e Juan Pons nei panni di Sharpless. Costumi di Emi Wada. La regia televisiva è di George Blume. Qui la recensione di Roberto Mori

Uno spettacolo all’insegna dell’iper-tradizione, fedele al libretto, ma che amplia il quadro visivo negli spazi areniani traducendo in termini spettacolari quella che di fatto è una tragedia intima e psicologica. È la Madama Butterfly con regia e scene realizzate da Franco Zeffirelli per l’apertura del Festival dell’Arena di Verona del 2004, in onda mercoledì 19 agosto, alle 21.15, su Rai5.
Fin dal fugato che apre l’azione musicale, la scena d’ambiente è quella che ci si aspetta da Zeffirelli: un profluvio di chimoni policromi e figurine made in Japan, un andirivieni di marinai, geishe e varia umanità. Una cornice improntata a un esotismo oleografico e divulgativo, in parte bilanciato dalla filologica eleganza dei bei costumi firmati da Emi Wada (premio Oscar nel 1985 per Ran di Kurosawa). Ne esce il ritratto di una Nagasaki operosa e pullulante, mentre la collina che occupa il centro della scena – un gruppo di rocce collocate a semicerchio – diventa un colorito quartiere del piacere a ridosso del porto. Poi, con un colpo di teatro tipico degli allestimenti di Zeffirelli, l’altura si apre e, in una specie di dissolvenza cinematografica, appare la casa di Cio-Cio-San: una nicchia, quasi una grotta, destinata ad accogliere la tragedia amorosa della giovane sedotta e abbandonata da un ufficiale poco gentiluomo. La collina ritorna poi a racchiudere la casa alla fine del duetto d’amore, mentre sullo sfondo le gradinate areniane brillano di una luce che rievoca i riflessi del mare nelle notti stellate e di luna piena. Non manca nessuno degli appuntamenti canonici e dei luoghi comuni legati all’opera. Sotto il profilo registico, però, non ci sono eccessi didascalici. Al di là di certe esteriorità, Zeffirelli non riversa fiumi di sentimentalismo a buon mercato, sa comprimere per quanto possibile il racconto e contenere per esempio le ridondanze gestuali nel duetto del finale primo. L’azione drammatica, nel secondo e terzo atto, è asciutta, non registra cadute melense. Romanticismo, esotismo e tragedia psicologica si fondono con equilibrio.

Daniel Oren coordina con mano felice la parte musicale, creando un’abile connessione fra orchestra e palcoscenico. Anche in uno spazio esteso come quello areniano, riesce a valorizzare colori e finezze dell’orchestra puccianiana. Consapevole dell’elasticità della scrittura di Butterfly, ottiene tensioni drammatiche estreme, ma sa anche scavare il fraseggio con gusto miniaturistico, ricavando sonorità screziate e sinuose. Oren alterna indugi e sospensioni a tempi nervosi ma non convulsi: legge insomma l’opera come una tragedia intimista percorsa dalla nevrosi dell’incertezza e del dubbio.

Il palcoscenico è dominato da Fiorenza Cedolins, la cui vocalità sontuosa non è forse l’ideale per riflettere la trepida dolcezza di una quindicenne. L’interprete cesella tuttavia con tale cura fraseggi, accenti e inflessioni che anche nel primo atto il personaggio non manca di esprimere grazia, malizia e slanci adolescenziali. Chiara e duttile nel canto di conversazione, Cedolins costruisce il ruolo secondo una linea stilizzata e allo stesso tempo schiettamente drammatica. Punta anzi al cuore del dramma e, pur con una progressione continua e coerente, preconizza fin dall’inizio – non senza risvolti visionari – i motivi che portano Cio-Cio-San alla presa di coscienza e al sacrificio finale.
Marcello Giordani presta al più ingrato e antipatico dei ruoli maschili di Puccini una vocalità tenorile di pregevole timbro, comunicativa, tipicamente all’italiana, solo qua e là macchiata da qualche emissione poco limpida. Ottima sotto ogni profilo la prova di Juan Pons nei panni del Console. Buona la Suzuki di Francesca Franci e pregevole il Goro di Carlo Bosi. Da ricordare anche Carlo Striuli nei panni dello Zio Bonzo. [Rating:4/5]

Photo credit: Brenzoni