Savona, Teatro Chiabrera – La traviata

L’Opera Giocosa di Savona si pone fra i teatri di tradizione italiani che coraggiosamente non si sono fatti mortificare dal dilagare del Covid-19. Subito dopo il lockdown ha reagito proponendo l’interessante rassegna estiva en plein air “Contaminazioni liriche” alla Fortezza del Priamar e oggi, tornati pur con tutti gli accorgimenti del caso al chiuso del Teatro Chiabrera, mette in scena La traviata di Giuseppe Verdi.
Nulla di nuovo e di originale si dirà, invece i motivi di interesse messi assieme dal presidente e direttore artistico Giovanni Di Stefano sono più di uno. Innanzitutto si rende omaggio a Renata Scotto, che proprio a Savona, la sua città natale, esordì appena diciottenne come Violetta e ora ritorna dopo una gloriosa carriera per firmare, come regista, un nuovo allestimento che nasce in coproduzione col Reate Festival e il Teatro Coccia di Novara. Ma le sorprese non finiscono qui. Protagonista è Rosa Feola, soprano italiano fra i più affermati di oggi a livello internazionale, che per la prima volta si cimenta con la parte preparata assieme alla sua maestra, la Scotto appunto. Poi c’è l’Alfredo di un tenore messicano di appena venticinque anni, che proviene dall’Opera Studio dell’Opernhaus di Zurigo e per l’Italia è una assoluta novità. Infine un padre Germont che, fuori dalla scena, è compagno di vita della signora Feola, anche lui cantante di già significativa carriera.

Gli ingredienti di questa ricetta artistica sono vincenti, certo non scontati. Lo spettacolo è tradizionale e, nella sua essenziale semplicità, colpisce nel segno. L’impianto, con scene di Michele Olcese e i bei costumi ottocenteschi di Giada Masi, mostra un piano ligneo inclinato verso il proscenio con poche quinte che delimitano sobriamente spazi e ambienti dei diversi atti. Le luci artistiche di Andrea Tocchio fanno il resto: color crema per il primo atto, grigio screziato di blu per il secondo, rosso pompeiano per la festa in casa di Flora, turchino e azzurro per il finale. Uno spettacolo sobrio, ma non per questo privo di suggestioni, che serve musica e dramma con rispetto e fedeltà, mostrando nella mano registica della Scotto un’attenzione ai personaggi e al disegno di una teatralità che ne illumina i caratteri senza eccessi.

C’è poi la direzione dello stesso Giovanni Di Stefano, che alla guida dell’Orchestra Sinfonica di Savona e del Coro del Teatro dell’Opera Giocosa, ben istruito da Gianluca Ascheri, regala una lettura estremamente concreta, attenta alle esigenze del palcoscenico, mai compiaciuta in estetismi liricizzanti o in tempi vorticosi e troppo elettrici per le scene d’assieme delle feste. Un respiro adeguato e un gesto sicuro per le voci, a partire da quella della stessa Rosa Feola, che si conferma cantante di rango anche se Violetta interpretativamente ancora poco persuasiva. Feola, da soprano lirico-leggero, ha fino a oggi spaziato nelle scelte del repertorio, sempre selezionato senza far passi falsi, da Mozart al belcanto del primo ottocento italiano di Rossini, Bellini e Donizetti, con interessanti incursioni nell’opéra-lyrique francese (mirabile la sua Leïla ne Les pêcheurs de perles); nel repertorio verdiano la si è apprezzata come Nannetta e, più volte, come Gilda. Ora affronta Violetta eseguendo la parte nella sua interezza (con le due strofe di “Ah, fors’è lui” e di “Addio, del passato”), mettendo in mostra il meglio della sua voce, che è di bel timbro, luminoso e puro, di porcellana fina; ben emessa, tecnicamente solida e stilisticamente ineccepibile. Eppure, come spesso e volentieri capita, cantare bene Violetta non basta; bisogna che le ragioni del canto nascano dalla parola, si innervino di sostanza drammatica, diano motivazioni espressive e accenti capaci di trasmettere sentimenti ed emozioni forti, ora intime, ora travolgenti. Feola supera senza colpo ferire il temibile finale del primo atto, con tanto di mi bemolle (forse perfettibile), ma manca di palpito nell’abbandono lirico di “Ah, fors’è lui” e di febbrile ebbrezza nel “Sempre libera”. L’intero secondo atto la vede sempre presente a se stessa sul piano di una linea vocale pulita e corretta, lineare, mirabile nel legato, eppure poco emozionale. Nell’ultimo atto regala un “Addio, del passato” che è raro sentir cantare così bene, ma emotivamente ancora troppo distaccato perché venga fuori il dramma del personaggio, affranto, consapevole della sua fine. Notazioni che, pur non andando a detrimento di una prova vocalmente ragguardevole e all’altezza della sua fama, finiscono per non restituire a Violetta tutte le sfaccettature richieste, destinate a sbocciare quando Feola migliorerà la capacità di colorare le diverse pieghe che la vedono passare dall’amore frivolo a quello sincero “ch’è palpito dell’universo intero”, per poi metterla dinanzi alla cruda realtà delle ipocrisie borghesi che le impongono il sacrificio e, infine, sul punto di morte, le fanno ritrovare l’amato Alfredo in un fugace e vano abbandono fra le sue braccia prima del tragico destino che l’aspetta. Il tutto per ricordarci come un sacrificio d’amore – ben lo sottolinea Giuseppe Montemagno nelle raffinate note al programma di sala – “ieri e forse oggi, invochi il perdono, aspiri al riscatto, ottenga la redenzione”, ma per farlo deve far sì che il canto divenga specchio espressivo di vita vissuta in pienezza di emozioni e sentimenti.
Ciò premesso, inutile negare che la sua prova abbia convinto pienamente il pubblico. Non poteva essere altrimenti, dal momento che Rosa Feola è, come detto, una delle cantanti italiane migliori del momento, precisa, musicale e intonatissima. Il resto verrà quando avrà acquisito maggior temperamento ed esperienza con la parte.

L’Alfredo del tenore messicano Leonardo Sánchez Rosales ha tutte le carte vocali timbriche e di colore in regola per la parte, ma al canto di questo pur bravo giovane di bell’aspetto, espressivamente non privo di belle intenzioni, manca ancora la giusta proiezione del suono, l’omogeneità d’emissione e il corretto sostegno di un canto sul fiato che solo un affinamento tecnico potrà donargli appieno. Ottimo il Germont di Sergio Vitale, che canta con musicalità e regala un “Di Provenza il mar, il suol” sfumato ed elegante. Davvero ben assortito il comparto dei ruoli di contorno, con in primo piano le bravissime Francesca Di Sauro (Flora) e Carlotta Vichi (Annina). In bell’evidenza anche Blagoj Nacoski (Gastone), Matteo Peirone (Il Dottor Grenvil) e tutti gli altri: Franco Cerri (Il Barone Douphol), Carlo Feola (Il Marchese d’Obigny), Giovanni Carlo Dragano (Giuseppe), Andrea Goglio (Un commissionario) e Alessandro Vandin (Un domestico di Flora).
Nel programma di sala si è voluto render omaggio a quello che si ricorda essere il debutto assoluto sulle scene savonesi della Scotto e si è anche stampata una bella cartolina ricordo che la ritrae nei panni di Violetta in quella ormai lontana vigilia di Natale del 1952.
Al termine dello spettacolo successo trionfale per tutti, invero meritato, che indurrebbe ad assegnare cinque stelle al teatro, se non altro per la felice intuizione dell’operazione, a mio personale modo di vedere paradigmatica di come si dovrebbe far teatro d’opera oggi, in maniera sobria ma altamente qualitativa; il punteggio scende poco al di sotto dei pieni voti a motivo di quanto sopra esposto. [Rating:4/5]

Teatro dell’Opera Giocosa – Stagione Autunno 2020
LA TRAVIATA
Melodramma in tre atti
Libretto di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi

Violetta Valéry Rosa Feola
Flora Bervoix Francesca Di Sauro
Annina Carlotta Vichi
Alfredo Germont Leonardo Sánchez Rosales
Giorgio Germont Sergio Vitale
Gastone Blagoj Nacoski
Il Barone Douphol Franco Cerri
Il Marchese d’Obigny Carlo Feola
Il Dottor Grenvil Matteo Peirone
Giuseppe Giovanni Carlo Dragano
Un commissionario Andrea Goglio
Un domestico di Flora Alessandro Vandin

Orchestra Sinfonica di Savona
Direttore Giovanni Di Stefano
Coro del Teatro dell’Opera Giocosa
Maestro del coro Gianluca Ascheri
Regia Renata Scotto
Scene Michele Olcese
Costumi Giada Masi
Light Designer Andrea Tocchio
Aiuto regia Silvia Alù
Gruppo Palcoscenicodanza
Coreografie Giovanna Badano
Nuovo allestimento in coproduzione
Teatro dell’Opera Giocosa di Savona,
Reate Festival e Teatro Coccia di Novara
Savona, Teatro Chiabrera, 16 ottobre 2020