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Sarzana Opera Festival – La musica è vita! Ripartiamo insieme

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Il senso della serata lo ha trasmesso efficacemente e poeticamente il governatore della Liguria Giovanni Toti quando, forse in modo inconsapevole, ha evocato il Foscolo de I Sepolcri. “L’armonia contro il silenzio”, ha detto, introducendo il bel concerto La musica è vita! Ripartiamo insieme sabato scorso a Sarzana, voluto dal direttore artistico Sabino Lenoci in una piazza gremita di pubblico (pur nel rispetto della normativa Covid). La serata, promossa in collaborazione con il Teatro Carlo Felice di Genova era di fatto la prima uscita pubblica di una Fondazione lirica italiana dopo il lockdown, cosa orgogliosamente sottolineata da Lenoci. Peraltro, il concerto, registrato da Sky Classica che lo manderà sui propri canali, è stato seguito da un pubblico internazionale grazie alla diretta televisiva e streaming. Accompagnati dall’orchestra del Carlo Felice, diretta con passione da Giuseppe Finzi, si sono alternati sul palco ben 15 cantanti, voci giovani e grandi nomi della lirica, spesso vincitori del concorso lirico promosso dallo stesso Lenoci a Sarzana, o comunque amici, tutti presenti gratuitamente per dare il proprio contributo alla rinascita dopo il silenzio imposto dal Covid. Una serata emozionante, non tanto e non solo per la qualità delle voci ascoltate, tutte notevoli, ma anche per il valore simbolico di cui è stata portatrice.

Dopo la Sinfonia da Norma di Bellini, il giovane soprano ligure Elisa Balbo canta con assorta ispirazione la preghiera alla luna “Casta diva”, proprio mentre l’astro notturno occhieggia dall’alto sulla piazza. Simona Di Capua esegue con precisione e trasporto la scena di entrata di Adalgisa, sciogliendo la tensione in un canto accorato. Porta sul palco la sua verve di autentico mattatore Marco Filippo Romano con “Sia qualunque delle figlie” da Cenerentola di Rossini: l’artista siciliano riesce, nel breve spazio di un’aria, a ricreare il caleidoscopio di emozioni che abita un’opera intera. Laura Verrecchia esibisce un bel colore mezzosopranile e una sorvegliata linea di canto nella stupenda “Se Romeo t’uccise un figlio” da I Capuleti e i Montecchi di Bellini, palesando poi un bel piglio nella celebre “La tremenda ultrice spada”, ottimamente eseguita con le variazioni di Rossini. Matteo Lippi, col suo timbro schiettamente tenorile, brunito e morbido, non nega raffinatezze di fraseggio a “La donna è mobile”, ossia a quella che resta pur sempre una (bellissima) “canzone”. Silvia Beltrami in “Condotta ell’era in ceppi” da Il trovatore è una zingara il cui racconto si tinge della tensione e del terrore che agita l’intero capolavoro: la dizione è precisa, la voce tonda e scura, l’interprete particolarmente efficace.

Mattia Olivieri con “Aprite un po’ quegli occhi” dalle mozartiane Nozze di Figaro conferisce vivacità ulteriore al bellissimo testo di Da Ponte, con voce chiara e omogenea e un bel gusto nel fraseggio. La “furtiva lagrima” è ricamata da Giulio Pelligra con voce tornita e squisita sensibilità d’affetti. Colpisce per la notevolissima voce di lirico, con increspature brunite nelle note gravi e una ragguardevole precisione e luminosità in acuto, il soprano peruviano Magda Gallo, interprete di “Pace, pace mio Dio” da La forza del destino. Il baritono Sergio Vitale con “Eri tu” da Un ballo in maschera esibisce una voce ampia e rotonda ma che sa piegare alle diverse emozioni che agitano l’animo di Renato, uomo tradito dalla moglie e dal miglior amico. L’unico duetto della serata, “Suoni la tromba” da I puritani di Bellini, è affidato alla solida sicurezza vocale e interpretativa di Luca Bruno e Roberto Scandiuzzi, mentre Luca Micheletti in Carmen calca il palcoscenico con tutto il carisma di cui è capace per raccontare un Escamillo altero e seducente. Chiude la lunga maratona l’esibizione di una delle coppie d’oro della lirica contemporanea, peraltro ligure. Serena Gamberoni, anzitutto, che, in “Donde lieta uscì” da La bohème rende perfettamente ragione delle parole di Puccini a proposito delle sue eroine (“Sono il cantore di grandi dolori in piccole anime” scrisse il compositore in una lettera a Gabriele d’Annunzio). Francesco Meli, infine, con la consueta lezione di canto in una sfumata e dolentissima “E lucean le stelle” da Tosca.

Caloroso il successo per un appuntamento che ha avuto anche il merito di consentire al pubblico di ritrovare la gioia della condivisione di una comune passione, quella per la bellezza che nel canto prende vita e verità.

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