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Rencontre – Raquel Camarinha e Yoan Héreau (Naïve CD)

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Raffinatezza, esotismo ed erotismo: potremmo sintetizzare in questi termini l’album Rencontre, il primo registrato dal giovane soprano portoghese Raquel Camarinha in duo con il pianista Yoan Héreau e pubblicato da Naïve.

Raffinata è, innanzitutto, la scelta del programma, che include pagine del repertorio da camera francese firmate da Debussy, Ravel, Poulenc e Delage, la cui scrittura è di per sé sinonimo di eleganza musicale, tanto nella ricercatezza delle armonie, che nell’equilibrio delicato e sofisticato fra testo poetico e musica, che scaturisce dal potenziale evocativo della parola, quasi deprivata del suo referente e usata in quanto suono. In questa bella prova del giovane duo, il tutto si traduce in un certosino lavoro sulla timbrica e sulla dinamica. La voce della Camarinha suona vagamente brunita, omogenea in tutta la gamma e morbida nel registro medio-basso, quello in cui maggiormente insistono i brani qui proposti. Talora alcuni suoni tendono a essere fissi, specie sulla pronuncia delle “i”, ma la cantante sfrutta più volte questo tratto della voce a suo favore, o meglio a favore dell’interpretazione, come nel meraviglioso Violon di Francis Poulenc, in cui i portamenti simulano quelli sulla corda di un violino. Yoan Heréau, attento alle indicazioni degli autori, sa calibrare perfettamente le dinamiche del suo pianoforte, in un dialogo intimo, sottile, educato con il testo poetico da un lato e la voce dall’altro, guidando l’ascoltatore in questo viaggio verso mondi lontani ed esotici.

È un esotismo, tuttavia, non solo di luoghi, quello che caratterizza i testi e, di riflesso la musica, di questo recital, ma, soprattutto, dell’animo umano che si perde e dilata in dimensioni atemporali, dove le immagini e i suoni si fanno vaghi e meno definiti. È l’Asia che rivive nei versi della Shéhérazade di Tristan Klingsor musicati da Maurice Ravel e che si nutre di suggestioni letterarie più che di luoghi reali, secondo l’estetica di fine Ottocento quando la globalizzazione aveva nome di colonialismo; è lo spazio sinestetico della contemplazione languida e dei singulti di Paul Verlaine che rivive nelle evanescenti impressioni sonore delle Ariettes oubliées e nel primo libro delle Fêtes galantes di Claude Debussy, per le quali i due interpreti trovano accenti ideali e intimi; ancora, l’India che si disvela nell’autentica perla di questo cofanetto: i Quatre poèmes hindous di Maurice Delage che includono Madras e Jeypur, di Bhartrihari, Lahore di Heirnich Heine e Bénarès. Naissance de Bouddha di Anonimo; sono pagine ricche di colori a cui Héreau e la Camarinha sanno dare la giusta lucentezza e intensità; in particolare i melismi del pianoforte e il vocalizzo delle battute conclusive di Lahore creano emozioni autenticamente magiche, capaci di trasportare l’ascoltatore nel sogno dell’abete solitario: il rêve d’un palmier qui là-bas dans l’Orient lointain se désole… Il viaggio si conclude con una corposa selezione – rapportata alla durata del CD – di composizioni di Francis Poulenc che comprende i cicli Deux poémes de Luois Aragon e Fiançelles pour rire su versi di Louise de Vilmorin e due liriche di Guillaume Apollinaire, Montparnasse e Hyde Park. Qui l’exoticòs, il “fuori”, il “forestiero”, risiede nella rievocazione di un tempo lontano nella sua ciclicità e inesorabile fuga, nel ricordo di una vita ormai vissuta e spenta, nella indeterminatezza spazio-temporale di un mazzo di fiori in un freddo inverno, recapitato (da dove?) sporco di sabbia marina; infine, nei versi di Apollinaire, esso è nella mobilità spazio-temporale dell’io poetico che caratterizza la sua produzione. Questo mondo variegato è reso dai due musicisti con molteplicità di accenti che vanno dall’ironico virtuosismo declamatorio di Fêtes galantes di Aragon-Poulenc al grave raccoglimento di Mon cadavre est doux comme un gant, dall’ineffabile Je ne peux plus rien dire, al languido erotismo di C’est l’extase langoureuse che apre le Ariettes oubliées.

L’erotismo è infatti la terza dimensione, abbiamo detto, di questo recital: un erotismo ammiccante e seducente, che traspare già dall’immagine di copertina, in quel bacio sospeso fra due giovani amici che si rincontrano, o due amanti. Questo gioco amoroso, estatico, vive nel fraseggio tenue dei due interpreti, nell’emissione morbida di Raquel Camarinha, nei guizzanti arpeggi del pianoforte e nel voluttuoso attacco che Héreau imprime agli accordi, in Ravel e Dubussy, ma anche, ad esempio, in Fleurs di Poulenc.
Un incontro, quello dei due interpreti, avvenuto la prima volta nel 2012 e che in questo bel cd ci lascia ben sperare per il futuro, soprattutto in un momento come quello attuale in cui una dimensione domestica, riscoperta a forza, ci rende appunto bisognosi, più di prima e in un senso più alto e nuovo, di erotismo, esotismo e raffinatezza.

RENCONTRE
Raquel Camarinha soprano,
Yoan Héreau pianoforte
Etichetta: Naïve
Formato: Cd

Photo credit: Thibault Stipalt

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