Rai5 ripropone il Rigoletto allestito da Michieletto al Circo Massimo

Allestito lo scorso luglio sul palcoscenico appositamente ideato per il vasto spazio del Circo Massimo, il Rigoletto di Verdi diretto da Daniele Gatti con la regia di Damiano Michieletto viene riproposto giovedì 15 ottobre su Rai5 alle 21.15. Messo in scena dal Teatro dell’Opera di Roma, tornato a produrre spettacoli dopo la chiusura per l’emergenza sanitaria, lo spettacolo ha per protagonisti principali Roberto Frontali, Iván Ayón Rivas, Rosa Feola, Riccardo Zanellato e Martina Belli. Le scene sono firmate da Paolo Fantin, i costumi da Carla Teti, i movimenti coreografici sono di Chiara Vecchi e le luci di Alessandro Carletti. Maestro del coro Roberto Gabbiani. La parte visual è prodotta in collaborazione con Indigo Film, mentre la regia tv è curata da Francesca Nesler. Riproponiamo qui la recensione di Giancarlo Arnaboldi

Lo avete notato? Quando un regista non sa più che pesci pigliare riempie il palcoscenico di fumo. Per carità, non è che le nebbie (siano esse mantovane, lombarde o londinesi) abbiano qualcosa di pernicioso, ma quando a vivacizzare l’azione scenica per tre quarti dello spettacolo vi è solo il suo sbuffare dal fondo verso la platea, il sospetto che qualcosa di teatralmente più geniale manchi è legittimo.
Damiano Michieletto, realizzando per l’Opera di Roma una regia del verdiano Rigoletto “post-Covid”, di gatte da pelare deve averne avute molte. Il dovuto distanziamento, i cantanti e il coro che non possono interagire fra loro, il nuovo e infelice spazio all’aperto del Circo Massimo inquinato da continui rumori fuori scena provenienti dall’esterno. Nella serata del 20 luglio alla quale abbiamo assistito, ad esempio, nelle birrerie di via dei Cerchi che fiancheggia l’improvvisata platea si festeggiava forse un compleanno. Grida e battimani hanno fatto così da contrappunto a una buona parte del secondo atto senza che nessuno si preoccupasse di richiamare i molesti scocciatori. A poco giovava, infatti, la precaria e ampiamente migliorabile amplificazione tutta sbilanciata sulla sinistra (mentre, magari, i cantanti erano tutti sulla destra del palco) né la fruizione di quanto stava avvenendo in scena era di molto migliorata dalle riprese in diretta dei primi piani dei cantanti, proiettati sul megaschermo che faceva da sfondo, malauguratamente fuori sincrono con quanto si ascoltava. Una giostra sulla destra e alcune (inutilizzate) automobili parcheggiate sulla sinistra (più roulotte nell’ultimo atto) completavano la scenografia non immemore di certe suggestioni filmiche quali il Romeo + Giulietta con Di Caprio, American Beauty (il letto di fiori) e la più recente e televisiva Casa di carta.

Convinto che il pubblico, televisivo e non (l’opera è stata trasmessa in diretta televisiva), avrebbe faticato a capire la storia si è pensato bene di visualizzare il non detto. Vediamo materializzarsi così sul maxischermo la mamma di Gilda, Gilda bambina e il “suicidio” finale della protagonista tra le onde, unico momento veramente suggestivo di tutta la produzione, anche se piuttosto gratuito. Eppure, la Musica ha come sua caratteristica peculiare quella di essere evocativa. Pertanto nel teatro musicale il voler visualizzare per immagini tutto quel che accade (qui compresi i prequel e i sequel) significa svilirne il valore, trasformandola in mera colonna sonora delle “elucubrazioni” di un regista.  Qualche buona, seppur non originalissima, idea era innegabile. Ad esempio il “Caro nome” cantato sulla giostra da Gilda. In tale babele multimediatica, il pubblico faticava palesemente a decidere se guardare lo schermo o il palco, seguire la musica o leggere i sottotitoli.

Difficile, in tale contesto, valutare la resa musicale dell’esecuzione. È stato più volte ribadito che Daniele Gatti ha “ripulito” la partitura dalle vituperevoli incrostazioni di tradizione. Ma a parte il fatto che simile lavoro di ripulitura (ma che brutto termine! Dobbiamo dunque pensare che le esecuzioni di Serafin, Gavazzeni, Solti, Kubelik, Giulini sfregiassero il capolavoro verdiano?) fu già fatto ventisei anni fa da Riccardo Muti con lo splendido Rigoletto scaligero, non credo che la grandezza direttoriale del Maestro Gatti possa ridursi solo a questo. Meglio sottolinearne l’innovativo  taglio intimista di alcune scene, in verità ben poco godibili in uno spazio dispersivo e cacofonico come quello del Circo Massimo.

Rosa Feola, nel ruolo di Gilda, recita e canta da vera professionista e ruba la scena a tutti. Suo l’applauso più convito dopo il già citato “Caro nome”. Il giovane tenore peruviano Iván Ayón Rivas, pur non vantando un fascino scenico paragonabile a quello della sua Gilda, se la cava con grande decoro. Roberto Frontali è ligissimo alle indicazioni direttoriali e registiche, realizzate con abnegazione. Brava Martina Belli quale Maddalena e gradevole Riccardo Zanellato quale Sparafucile. Efficienti i comprimari, puntuale nei suoi interventi il coro preparato da Roberto Gabbiani. Tutto sommato, questo Rigoletto era ben più accattivante nella sua ripresa televisiva. Tempi duri per il Teatro d’Opera. [Rating:3/5]