Chiudi

Philharmonie di Parigi – Tugan Sokhiev dirige la Sinfonia n. 2 “Resurrezione” di Mahler

Condivisioni

Mahler, si sa, aveva previsto per la sua seconda sinfonia le cose in grande. E il Capitole de Toulouse pare averlo preso proprio sul serio. Per il concerto alla Philharmonie che, dopo la chiusura alla “classica” della salle Pleyel, è diventata a Parigi il tempio per eccellenza della produzione sinfonica, sono stati mobilitati 208 musicisti tra cui 115 strumentali, 89 coristi (quelli del coro basco Orfeon Donostiarra) – più ovviamente i due solisti previsti (per l’occasione, il soprano Jeanine De Bique e il mezzosoprano Christa Mayer), un direttore (quello stabile a Tolosa dal 2008, il talentuoso Tugan Sokhiev) e un direttore di coro (José Antonio Sainz Alfaro). Ovviamente, la quantità non è tutto e, infatti, il complesso di Tolosa sotto la bacchetta di Sokhiev ha innanzi tutto mostrato di essere una delle migliore orchestre francesi. Non a caso, il teatro lirico del Capitole deve alla sua falange strumentale gran parte della fama (meritatissima) di cui gode. La serata in trasferta alla Philharmonie ha mostrato (o ricordato), anche ai più dubbiosi, perché tale rispettabilità.

Dunque, si diceva, il programma era tutto incentrato sulla seconda di Mahler, la Resurrezione. Quella che è probabilmente la più popolare delle sinfonie mahleriane ebbe una lunga genesi che dal 1888 andò avanti fino al 1894. Il fantasma della Nona di Beethoven turbava i sonni di Mahler che avrebbe tanto voluto servirsi di solisti vocali e di un coro. E, vinte le ultime titubanze, così fece. Le voci sono integrate nel tessuto orchestrale e emergono prima, quelle soliste, nel IV movimento e poi insieme al coro nell’ultimo. Già dalle prime pagine, l’orchestra magnetizza l’uditorio, conquistando per perfezione tecnica, eleganza stilistica, potenza. Sokhiev pare talmente sicuro dei suoi orchestrali che si permette pure qualche balletto sul podio, tanto per ricordare l’ironia di Mahlher, il suo gusto per le danze, e in particolare per il valzer e una certa leggerezza che fa spesso capolino. Se nel primo movimento, l’orchestra e il suo direttore domano il pubblico, dal secondo in poi lo hanno ai loro piedi in totale ammirazione. D’altra parte, come resistere a tanta musicalità?

Il resto lo fanno le voci. All’opera, Christa Mayer è abituata ai ruoli wagneriani (è soprattutto un’acclamata Erda del Ring). In effetti, la potenza la sfodera subito, insieme a un legato sontuoso, a una vocalità vellutata che non sforza mai e che si amalgama alla perfezione con il tessuto orchestrale. Jeanine De Bique, voce che conquista sempre di più i teatri, non è affatto da meno: drammatica, la voce è sempre duttile e ineccepibile. Onore al merito all’eccelso coro. Che entra in pianissimo nell’ultimo movimento, quasi sussurrando: passaggio quanto mai impervio, che non pare proprio preoccupare i coristi che esplodono alla fine in una sorta di apoteosi che ricongiunge tutti, orchestrali e cantanti. E trionfo fu, manco a dirlo.
In appendice va segnalata la disposizione dell’orchestra con i violoncelli al centro. Probabilmente, in ossequio all’uso viennese.

Cité de la Musique – Philharmonie de Paris
CONCERTO SINFONICO

Gustav Mahler: Sinfonia n. 2 in do minore “Resurrezione”

Orchestre National du Capitole de Toulouse
Choeur Orfeon Donostiarra
Direttore Tugan Sokhiev
Maestro del coro José Antonio Sáinz Alfaro
Soprano Jeanine De Bique
Mezzosoprano Janina Baechle
Parigi, Grande salle Pierre Boulez – Philharmonie, 11 febbraio 2020

image_pdfimage_print
Connessi all'Opera - Tutti i diritti riservati / Sullo sfondo: National Centre for the Performing Arts, Pechino