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Pesaro, Rossini Opera Festival – Miserere e Messa di Milano

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Ai confini del mondo di Gioachino Rossini. Sono questi gli estremi che propone la sessione straordinaria del Rossini Opera Festival, rimodulato nel mese di novembre – dopo la tradizionale edizione estiva, quest’anno rivisitata per opportune esigenze di contenimento della pandemia – nel rispetto del lavoro di artisti, maestranze e pubblico, che hanno potuto esibirsi ‘a distanza’, in un Teatro Rossini vuoto eppur sfruttato nella platea e nel palcoscenico. Dopo una felice incursione nella produzione degli anni del ‘silenzio’ del Pesarese, il secondo appuntamento della rassegna è stato invece focalizzato sugli anni giovanili, e in particolare su due componimenti – oggi custoditi nel fondo Noseda della Biblioteca del Conservatorio “G. Verdi” di Milano – di datazione incerta, ma quasi sicuramente ascrivibili agli anni di formazione a Lugo, quando l’ancor promettente allievo seguiva gli insegnamenti di don Giuseppe Malerbi.

La scelta delle due partiture – un Miserere e la Messa di Milano, entrambi per soli, coro e orchestra – si è rivelata opportuna per almeno un paio di ragioni: allargare il raggio d’azione degli interessi sull’opera rossiniana, non esclusivamente rivolti alla produzione di teatro musicale; e indagare pagine di rara frequentazione, in entrambi i casi in prima esecuzione nella patria del musicista. Impropriamente attribuite a Malerbi stesso, le due opere sicuramente precedono il primo cimento di Demetrio e Polibio e risalgono a un periodo fervido di interessanti spunti creativi: dalla cantata Il pianto d’Armonia sulla morte di Orfeo alle più celebri Sinfonie ‘Al Conventello’ e Obbligata a contrabasso, per tacere delle celeberrime Sonate a quattro, che fanno stabilmente parte del repertorio cameristico italiano di primo Ottocento.

Alla guida della Filarmonica Gioachino Rossini, entrambi i brani sono affidati alle cure della giovane ma già esperta bacchetta di Ferdinando Sulla, che della Messa di Milano ha firmato anche l’edizione critica. Che abbia mano sicura lo si intuisce sin dalle prime pagine di quello che Rossini stesso ricordava come «un Misererino a tre voci», composizione «mediocre» di cui, evidentemente, doveva aver smarrito le tracce dopo averne omaggiato l’autografo al conte Filippo Grimani, cui avrebbe altresì dedicato l’aria «Alle voci della gloria»: perché l’ampiezza affettuosa del gesto come il tono solenne impresso dell’intonazione del Salmo 51 esaltano lo stile rigoroso della composizione, temperando un afflato melodico di chiara impronta italiana, che prontamente emerge sin dalla stretta del «Tantum ergo», un esaltante terzetto di dirompente carica teatrale. Sulla, tuttavia, orienta l’esecuzione nel rispetto di quello che Malerbi prima, e padre Mattei dopo, durante il periodo bolognese, avevano trasmesso al giovane apprendista: un saldo dominio del contrappunto, il gusto di arcate melodiche che qui brillano per la luminosità dello smalto, la capacità di organizzare un organico certo sbilenco – il coro è soltanto maschile, mentre i violini gareggiano con le voci per colmare i vuoti nel registro acuto – in un assieme omogeneo e coerente, saldamente ancorato a una sensiblerie ancora settecentesca, ma che non disdegna passaggi di più scoperto virtuosismo: esemplare appare, ad esempio, il dialogo tra violino e mezzosoprano del «Qui tollis», una sorta di aria bipartita suggellata con slancio dalla cabaletta del «Qui sedes». Anche la compagine del Coro del Teatro della Fortuna, puntualmente istruito da Mirca Rosciani, opportunamente s’inquadra in una lettura che coniuga tensione e precisione con una cantabilità pronta a rivelarsi negli imminenti, primi capolavori.

Di pregio sono anche i quattro solisti, solida testimonianza di quel giovane vivaio di voci che l’Accademia del ROF coltiva ormai da anni, e che danno prova di una duttilità encomiabile, in un contesto da non confondere per un palcoscenico lirico. Si segnalano dunque le prove di Manuel Amati, sempre più orientato verso un repertorio contraltino che affronta con sicurezza ed eleganza, e del secondo tenore, Antonio Garés, che esibisce un piglio autorevole, meritevole di ulteriori ascolti. Con quella del primo tenore, la voce del basso Grigory Shkarupa è sicuramente quella maggiormente sollecitata, se non altro in termini di estensione, dagli acuti al grave. Il giovane artista firma una prova ragguardevole, per consentaneità stilistica e accuratezza del fraseggio, come Svetlina Stoyanova, mezzosoprano di belle potenzialità impegnata unicamente nella Messa di Milano, cui non difettano proiezione ed estroversione. Una prova ragguardevole, in sintesi, che assicura un ulteriore tassello nella conoscenza del Rossini più raro, ma non per questo trascurabile.

Rossini Opera Festival 2020
MISERERE
per soli, coro e orchestra
Musica di Gioachino Rossini
Edizione critica a cura di Guido Johannes Joerg

Manuel Amati, tenore
Antonio Garés, tenore
Grigory Shkarupa, basso

MESSA DI MILANO
per soli, coro e orchestra
Musica di Gioachino Rossini
Edizione critica della Fondazione Rossini, in collaborazione con Casa Ricordi,
a cura di Ferdinando Sulla

Svetlina Stoyanova, mezzoprano
Manuel Amati, tenore
Antonio Garés, tenore
Grigory Shkarupa, basso

Filarmonica Gioachino Rossini
Coro del Teatro della Fortuna
Direttore Ferdinando Sulla
Maestro del coro Mirca Rosciani
Pesaro, Teatro Rossini
Streaming 15 novembre 2020

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