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Orlando. Amore, gelosia, follia – Filippo Mineccia, controtenore (Glossa CD)

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Nelle note stese per questo nuovo cd, Filippo Mineccia cita Shakespeare, che definì la passione amorosa come “la più saggia di tutte le follie”; di essa cade vittima anche il paladino Orlando, eroe cavalleresco che rappresenta uno dei miti più antichi del Medioevo romanzo. Un eroe pieno di ardore e intemperanza giovanile, così fuori dagli schemi, pur nel desiderio di difesa che lo vede impegnato nella lotta titanica a sostegno della Francia e della fede cristiana, da spingerlo in una sfida senza barriere e limiti, specchio di un valore che si vota al sacrificio. Ma questo è il mito medievale. Quando invece l’eroismo intrepido e orgoglioso dell’avventuroso paladino passa nelle mani di Ludovico Ariosto, nell’Orlando furioso tutto cambia. Il poema trasfigura la sua immagine dalla dimensione feudale dell’amor cortese a quella umanistica. Quest’ultima fonde l’universo cavalleresco con la poetica dell’Arcadia, tanto cara al barocco e al melodramma che ne trasse ispirazione. Ed ecco un nuovo Orlando, che “per amor venne in furore e matto, d’uom che sì saggio era stimato prima”. Il teatro musicale, come si sa, si impossessa di questo personaggio come di quelli che rappresentano le altre sfaccettature amorose care ad Ariosto, riprese da compositori seicenteschi e settecenteschi delle più diverse scuole, da quella napoletana e veneziana, fino ovviamente a Händel, per non parlare dell’opera francese che, seppur non contemplata in questo cd, ha comunque mostrato interesse per l’epopea ariostesca di Orlando e per l’universo eroico e fantastico che lo attornia. Amore, gelosia e follia sono i sentimenti che muovono l’agire del personaggio e danno il titolo a un cd attraverso il quale si offre un cammino musicale che parte da Agostino Steffani e si conclude con Giuseppe Millico. Un percorso che, ovviamente, offre solo uno dei tanti spaccati possibili del teatro musicale che, fin dai suoi albori, ha attinto larga ispirazione dall’Orlando furioso.

Filippo Mineccia sceglie pagine poco note, alternate ad altre dove i termini di paragone potrebbero anche essere rischiosi. Spicca ovviamente Orlando come protagonista, ma da altri canti ariosteschi sono tratti gli episodi che narrano dell’incantesimo che tiene legato Ruggiero nell’isola di delizie della maga Alcina e delle nozze fra Ruggiero e Bradamante. Intrecci e legami che, come detto, declinano l’eroismo intingendolo di languido desiderio amoroso, secondo un’estetica vocale barocca mirata a cogliere la dimensione dell’impeto sentimentale che pervade lo spirito guerriero, smussandone i lati belligeranti a favore della delicatezza e della compassionevole pietà.
Nella successione si ascoltano le arie di Ruggiero, “Non ha’l mar calma sincera” e “Fa che cessi in questo petto”, da Orlando Generoso di Agostino Steffani. Si passa a Nicola Antonio Porpora con le pagine di Licori (“Ombre amene”) e Orlando (“Ove son? Chi mi guida?” – Da me che volete, infauste comete? – Ma qual astro benigno – Aurette leggiere”) da L’Angelica. Decisamente più note quelle vivaldiane e händeliane, rappresentate dalla magnifica aria di Ruggiero, con l’assolo di flauto traverso, “Sol da te, mio dolce amore”, e da quella acrobatica di Orlando, “Nel profondo cieco mondo”, da Orlando furioso. La sezione dedicata a Händel vede in programma le arie di Polinesso da Ariodante, “Spero per voi” e “Dover, giustizia, amor”, e da Orlando, con la celebre pazzia del protagonista, “Ah, Stigie larve!”. Più ricercate invece le scelte che vedono l’aria di Ergasto, “Non cerchi innamorarsi”, dalla serenata Angelica e Medoro di Giovanni Battista Mele, compositore napoletano che in Spagna, grazie al sostegno di Farinelli, lavorò alla corte di re Ferdinando VI, e quella di Lurcanio, “Ombra cara”, da Ariodante del compositore viennese Georg Christoph Wagenseil, che utilizzò il medesimo libretto già musicato da Händel dieci anni prima. Il programma si completa con le arie di Medoro, “Oh, dell’anima mia” e “Giusti Numi”, da Angelica e Medoro di Giuseppe Millico, evirato cantore e compositore che a fine settecento musicò questa cantata pastorale probabilmente assieme a Domenico Cimarosa.

Il cd raccoglie anche pagine solo strumentali, con ouvertures tratte da alcune delle opere già citate che mettono in mostra il complesso The New Baroque Times, ottimamente guidato dal violinista Emmanuel Resche, in bella vista per la ricerca di colori bruniti e per quella morbida delicatezza di tocco strumentale (si ascolti la Sinfonia di Angelica e Medoro di Millico/Cimarosa per averne prova) dalla quale la stessa voce del controtenore Filippo Mineccia trae vantaggio, senza eccessi ritmici o nervosismi “baroque rock”. Una tinta musicale ambrata che dagli strumenti passa alla voce, intrecciandosi ad essa sostenendone la linea di canto pulita e mai esangue, anzi densa e intensa, da vero contraltista. Così avviene nelle pagine di Steffani, ma si accentua ancor più quando questo calore viene esaltato in quelle tratte da L’Angelica di Porpora, scritta nel 1720 per l’allora giovanissimo castrato Farinelli, che fu suo allievo. Il morbido attacco di “Ombre amene”, la cura mostrata nello scolpire con animoso slancio l’ampio recitativo accompagnato che precede la successiva aria “Da me che volete, infauste comete?”, fulcro della pazzia del paladino che crede Angelica innamorata di Medoro, mostrano da subito una caratteristica che rende la vocalità di Mineccia pressoché unica nel panorama di quei falsettisti che hanno finalmente donato alla tradizione controtenorile italiana un rinnovato valore, sia vocale che stilistico. Di Mineccia colpisce appunto il calore timbrico, la malia vocale che non cerca, né si compiace di una stilizzazione vocale fine a se stessa. Il suo timbro non la possiede perché è carnoso, l’emissione controllata nell’uso del vibrato, senza fissità e forzature d’emissione. Anche le durezze in acuto, che in altre occasioni sembrava inficiassero, anche se marginalmente, la tenuta della linea, sembrano fugate.

Prova ulteriore si ha quando lo si ascolta nella celeberrima aria vivaldiana “Sol da te, mio dolce amore”, non più avvolta nelle sfere di una dolcezza filigranata quasi svaporata (si pensi alla purissima dimensione angelica ottenuta in questa pagina da Philippe Jaroussky), bensì carica di un’intensità più terrena, direi di nobile “virilità” che, colorandosi di fierezza dinanzi alla temibile aria “Nel profondo cieco mondo”, questa volta affidata a Orlando, lo vede dominare con sicurezza i salti di registro senza per questo che la linea mostri disomogeneità d’emissione o pericolosi eccessi d’affondo nel registro grave dinanzi a un virtuosismo che conosce i segreti del canto fiorito ma non se ne compiace, come nelle agilità dell’aria di Polinesso, “Dover, giustizia, amor”, fluide e insieme ricche di suono. Così avviene nell’ancor più acrobatica aria di vendetta “Ombra cara” da Ariodante di Wagenseil. Stile, equilibrio d’emissione, brunitura timbrica e attenta cura della parola dominano la pazzia händeliana da Orlando, dove i sentimenti che agitano il personaggio rispondono a quell’emozionalità drammatica che sempre accompagna Mineccia nel suo canto al servizio dell’espressione più che dell’effetto vocale ricercato per stupire. Se ne ha conferma nel recitativo e nell’aria da Angelica e Medoro di Millico che concludono la compilation, nelle quali l’intima intensità del canto di Mineccia evoca quei castrati che, sul finire del Settecento, cominciavano a badare più alla dimensione interiore che esteriore; messo da parte il virtuosismo estremo, il loro canto tentava di parlare all’anima e di cogliere i sentimenti espressi dalle parole intonate. Ascoltando questo controtenore fiorentino, ormai affermatissimo a livello internazionale, si comprende come l’arte del falsetto abbia finalmente anche in Italia, assieme a lui, esponenti di imprescindibile valore in Carlo Vistoli e Raffaele Pe, che sono i più noti, senza però trascurare l’apporto ancora significativo di Antonio Giovannini e Flavio Ferri-Benedetti (quest’ultimo è anche docente di canto alla prestigiosa Schola Cantorum Basiliensis) e di altri giovanissimi da seguire con interesse. Le italiche “amate sponde” non guardano quindi più con sospetto i falsettisti, anzi i migliori fanno tendenza.

ORLANDO
Amore, gelosia, follia
Filippo Mineccia, controtenore
Emmanuel Resche, direttore
The New Baroque Times
Etichetta: Glossa
Formato: CD
Registrazione effettuata il 27 e 28 novembre 2019
presso
Dada Studios, Bruxelles, Belgio

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