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Novara, Arengo del Broletto per la stagione del Teatro Coccia – Stabat Mater di Pergolesi

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Il Teatro Coccia di Novara apre la nuova stagione, dal titolo esemplificativo, visti i tempi: Resilienza. Il cartellone è programmato per ora precauzionalmente solo fino a fine anno (dal 22 ottobre al 19 dicembre), eppure con otto titoli di cui due prime commissioni e tre nuove produzioni in prima esecuzione assoluta per complessive ventinove alzate di sipario. Si parte all’insegna del sacro e ci si affida all’amore e alla competenza che il regista Renato Bonajuto ha per l’arte; a lui il compito non facile di drammatizzare la celebre sequenza dello Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi, preceduto dalle Antiche Arie e Danze per Liuto, Suite N.3 di Ottorino Respighi. Per farlo Bonajuto pensa a un percorso registico-figurativo di rara eleganza, ambientato non all’interno del Teatro Coccia, momentaneamente chiuso per il rinnovo del palcoscenico e la messa a norma della sala, bensì nel bell’Arengo del Broletto, che sarà anche sede, assieme al Piccolo Coccia, dei prossimi spettacoli del cartellone novarese. Uno spazio che si rivela adatto a ospitare l’idea di uno Stabat Mater che, il regista ricorda, nasce dalla necessità di “riscoprire la verità della propria anima attraverso l’espressione e l’incanto dell’espressione artistica. Perché la bellezza, per chi la sa guardare, ascoltare, assorbire, è salvifica”. Queste intenzioni, dettate anche dal momento di difficoltà in cui il mondo si trova, disorientato dinanzi a una pandemia che ha sconvolto le nostre esistenze costringendo a ritrovare noi stessi all’interno di quella che è la nostra reale essenza di vita nella sofferenza, spingono Bonajuto a pensare di seguire il percorso della sequenza religiosa arrivando alla contemplazione di una bellezza che vede l’uomo semplice partecipare al dettato della creazione artistica.

Ecco perché viene immaginato un prologo nel quale, con il sottofondo musicale della Suite di Respighi, si vedono persone del popolo che visitano una Bottega d’Artista, una delle tante che nel Rinascimento erano fucina di talenti e luoghi dove si poteva ammirare l’arte nel momento stesso del suo nascere. Spogliatesi della propria identità, queste persone assumono le nuove vesti che le renderanno protagoniste in carne e ossa della Passione, non per una sacra rappresentazione, come si potrebbe immaginare, ma per creare “tableaux vivants” ispirati a opere come La Deposizione di Giovanni Battista Crespi detto il Cerano, Flagellazione con i Santi Carlo Borromeo, Francesco e Mauro di Daniele Crespi, L’incoronazione di spine del Vermiglio, oltre a dipinti del Bergognone e a sculture di Giovanni d’Enrico (colui che edificò il Sacro Monte di Varallo), fratello del più noto Tanzio da Varallo; diventano insomma modelli per tele o gruppi scultorei, ma anche protagonisti della storia sacra, mentre le due voci femminili stanno come pietrificate su due alti stalli a simboleggiare la Vergine raffigurata in ricche vesti, come quelle delle statue barocche, pietrificata dinanzi al suo dolore, finché riuscirà essa stessa a “liberarsene” e a prender parte alla bellezza creativa del quadro conclusivo.

Ciò che colpisce in questa visione raffinata e altamente estetizzante della meditazione di Maria dinanzi alla Passione del Cristo, che Renato Bonajuto realizza avvalendosi dell’efficace impianto scenico e dei bei costumi di Danilo Coppola, delle meditate luci di Ivan Pastrovicchio, di danzatori (tutti bravissimi: Francesco Alfieri, Rocco Ascia, Alice Bellora, Emanuele Cappelli, Arianna Lenti, Alessio Urzetta) e movimenti coreografati da Giuliano De Luca, è il palpito di un sentimento religioso che vive nella bellezza delle forme, dei corpi ignudi, della morbidezza delle luci che accompagnano la svestizione dei figuranti e la loro messa in posa secondo i modelli artistici ai quali ci si è ispirati, in modo che al termine di ogni numero della composizione pergolesiana ci si possa fermare per qualche istante, come per scattare il fotogramma del quadro umano appena creato, con sincronismo sempre perfetto e una visione che, uscita dalla tela, si è fatta immagine plastica e vivente, prendendo forma reale. Ed è proprio in questa dimensione viva e carnale che il genere umano ritrova se stesso pur dinanzi al dolore della perdita, osservando la magnificenza delle forme artistiche, come una catarsi – ricorda il regista – “vissuta attraverso l’espressione dell’Arte figurativa”.

Lo spettacolo, raffinato e realizzato con estrema cura, è funzionale alle musiche eseguite, tanto che non si coglie il contrasto, solo apparente, fra la musica di Respighi e quella di Pergolesi, temporalmente così distanti fra di loro, eppure funzionali al progetto dello spettacolo. Respighi è diretto con lucida eleganza dal maestro Tommaso Perissinotto, giovane bacchetta della Accademia dei Mestieri dell’Opera AMO del Teatro Coccia di Novara, al quale il più esperto Matteo Beltrami, direttore musicale del Coccia, cede il podio per ritornarci al momento di accompagnare lo Stabat Mater di Pergolesi alla testa di un complesso strumentale di alta classe come I Virtuosi Italiani, che qui conferma tutto il suo valore. Già si sapeva che Pergolesi, in questa sua ultima composizione, si distanziasse dal linguaggio barocco e dai suoi effetti mettendo l’accento sulla semplicità, per esprimere un sentimento religioso individuale che rende mai scontato il suo modo di musicare una sequenza liturgica fuori dai consueti climi espressivi della musica sacra del suo tempo. Ma il maestro Beltrami fa di più, la dirige con una intensità affettiva che, nella invenzione melodica, prefigura le arcate dello stile classico, con un fervore religioso che in diversi momenti, come nel “Sancta Mater”, sembra uscito da un’opera. Mette insomma, pur nel rigore formale che contraddistingue la sua direzione di questa sublime composizione sacra pergolesiana, un’anima teatrale che carica musica e testo di quel pathos ben evidenziato anche dalle due voci soliste, davvero eccellenti: quella morbida e vellutata del contralto Aurora Faggioli e quella lirica, preziosa e dalle venature ambrate, del soprano Miriam Battistelli. Ecco perché non stona leggere in locandina la dicitura “Opera da camera”, che attraverso contaminazioni e connessioni fra le arti sopra espresse attinge al sacro insegnando come ottenere, per mezzo dell’espressione artistica, il rinnovo e la rinascita di noi stessi nella contemplazione del bello. Uno degli spettacoli prodotti dal Teatro Coccia più suggestivi visti a Novara negli ultimi anni.

Arengo del Broletto per la stagione del Teatro Coccia
Antiche Arie e Danze per Liuto, Suite N. 3
Musica di Ottorino Respighi
Direttore Tommaso Perissinotto

STABAT MATER
Musica di Giovanni Battista Pergolesi

Aurora Faggioli, mezzosopano
Miriam Battistelli, soprano
Francesco Alfieri, Rocco Ascia, Alice Bellora,
Emanuele Cappelli, Arianna Lenti, Alessio Urzetta, danzatori

I Virtuosi Italiani
Direttore Matteo Beltrami
Regia Renato Bonajuto
Coreografie Giuliano De Luca
Impianto scenico e costumi Danilo Coppola
Luci Ivan Pastrovicchio
Consulenza iconografica Francesca Bergamaschi
Nuovo allestimento Teatro Coccia di Novara,
Novara, 22 ottobre 2020

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