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Niccolò Jommelli: Requiem – Coro e Orchestra Ghislieri, direttore Giulio Prandi (Arcana CD)

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Da anni, il Centro di Musica Antica della Fondazione Ghislieri di Pavia si dedica alla riscoperta del grande repertorio sacro delle cappelle musicali del Settecento. Una nuova incisione del Requiem di Niccolò Jommelli (1714-1774), pubblicata da Arcana – Outhere Music, è l’ultimo frutto di un’attività di ricerca e studio che ha coinvolto il Centro e il suo direttore artistico Giulio Prandi, che dal 2003 dirige il Coro e Orchestra Ghislieri, di cui è fondatore. Il risultato è un prodotto di pregio che si spera possa restituire un po’ di quella popolarità di cui questo Requiem godette per tutta la seconda metà del Settecento e anche per buona parte dell’Ottocento. Allo stesso tempo, serve a ricordare che Jommelli non fu solo prolifico compositore operistico, ma anche uno dei più validi autori di musica sacra del Settecento.

Il Requiem in questione venne eseguito il 9 febbraio 1756 nell’intima cappella del palazzo di Ludwigsburg (Stoccarda) in occasione della cerimonia funebre della duchessa Maria Augusta von Turn und Taxis, madre di Carlo Eugenio duca di Württemberg, committente e mecenate che un anno prima aveva nominato Jommelli Ober-Kapellmeister e responsabile del teatro musicale del palazzo. La musica fu composta in soli tre giorni stando a quanto riportato da un manoscritto del conservatorio di Napoli. Il musicologo Raffaele Mellace nelle note al cd, sottolinea la grande longevità di questa partitura, divenuta il Requiem più popolare in Europa almeno fino a Mozart. La popolarità è evidenziata dal fatto che ancora oggi sopravvivono 130 copie manoscritte di questo lavoro sparse per tutta Europa. Trascritto anche da altri compositori, il Requiem di Jommelli accompagnò i funerali di Canova e il suo Introitus diede inizio ai funerali di Rossini nel 1868 nella chiesa parigina della Santa Trinità.

La registrazione è basata su una nuova edizione critica curata dal Centro di Musica Antica Ghislieri. Tra le numerose copie manoscritte (di cui nessuna autografa dal momento che l’originale è andato perduto) è stata scelta una conservata alla Bibliothèque Nationale de France, che si assume sia stata trascritta da un amico di Jommelli a Napoli nel 1775. La particolarità di questa registrazione e del lavoro che ci sta dietro, è il recupero dei testi con le intonazioni gregoriane che all’epoca venivano alternate alle sezioni polifoniche durante la liturgia. Al fine di selezionare questi testi si è proceduto a confrontare varie edizioni di libri liturgici sei-settecenteschi di area tedesca e olandese in modo da catturare il più fedelmente possibile l’uso della melodia gregoriana nelle comunità cattoliche della zona. Trattasi di una forzatura artificiale che snatura la partitura? Al contrario. La chiave di lettura viene fornita proprio da Giulio Prandi: “Questa operazione non mira a un’autenticità di lettera ma di spirito”. Lo scopo è infatti quello di ricreare quell’equilibrio di suoni originario e quel dialogo tra monodia e polifonia che è una componente importante della musica sacra occidentale. Gli interventi di canto gregoriano (Antiphona, Introitus, Tractus, Postcommunio) sono affidati alla Schola Gregoriana Ghislieri, composta da una componente maschile del coro Ghislieri e diretta da Renato Cadel. L’esecuzione è fluida e nel complesso complementare alle sezioni del Requiem, senza dare l’impressione di essere un corpo estraneo alla partitura. Quindi se si possono avere delle perplessità per le aggiunte effettuate, queste vengono subito fugate all’ascolto, dal momento che il risultato complessivo funziona molto bene e l’ascoltatore si può veramente calare nei panni dei fedeli dell’epoca.

È un lavoro quello di Jommelli che colpisce per la disarmante bellezza e per la sua dimensione intimistica, un’interessante commistione di sobrietà formale germanica e sensibilità musicale italiana, dove Jommelli trae spunto del suo passato di compositore sacro ma assimila anche i canoni di area tedesca. Il tutto è ottenuto con un apparente semplicità di mezzi compositivi, ma con un’architettura di spunti strumentali e contrappuntistici molto interessanti, dove i solisti sono sicuramente al centro ma senza grandi contrapposizioni. La solennità e il timore terrificante del giudizio divino tipici di altri Requiem lasciano spazio al conforto spirituale, alla speranza e alla contemplazione. Le voci si inseriscono in un disegno contrappuntistico e valorizzano la parola in una narrazione molto sentita che alla fine infonde serenità e comunica un messaggio consolatorio.

Il gruppo di solisti è apprezzabile e si rivela stilisticamente all’altezza. Nel Requiem Aeternam, l’entrata doppia del soprano Sandrine Piau e del controtenore Carlo Vistoli (qui nella parte da contralto) è particolarmente toccante sottolineando con un dolce crescendo la luce perpetua che sorge a illuminare il riposo eterno dei defunti. I due mostrano molta sintonia anche nel Libera me dove le voci si fondono alla perfezione. I solisti cantano principalmente come gruppo con micro-soli che si alternano l’uno dopo l’altro, come nel Dies Irae. In uno di questi (Mors stupebit) Vistoli esegue in modo impeccabile trilli e abbellimenti (lo stesso vale per il suo Dies Illa), mentre nel resto dell’esecuzione mostra grande maturità e sensibilità musicale. Piau brilla per purezza timbrica nell’unica aria solistica autonoma della composizione (Benedictus) mettendo in mostra tutto il suo bagaglio di specialista del barocco con acuti cristallini, controllo dei fiati e capacità espressiva e dinamica ammirevoli. Piau riesce a rendere il carattere patetico del brano con un misto di purezza e vulnerabilità. Il tenore Raffaele Giordani si inserisce con i suoi brevi interventi armonizzandosi bene con le altre voci, anche se è forse meno ricco di dinamiche e sfumature rispetto a Piau e Vistoli. Il basso Salvo Vitale si mette in evidenza con un Tuba Mirum eroico e solenne. Le quattro voci si intrecciano poi in diversi momenti di insieme come nel quartetto finale Dum Veneris, soave e rassicurante.

Giulio Prandi riesce nel compito non facile di mantenere equilibrio, compattezza e continuità esecutiva. Si nota una ricerca del dettaglio e delle dinamiche frutto di una consapevolezza stilistica molto ricercata. Un plauso anche al coro Ghislieri che alterna con ugual resa momenti più energici (Kyrie Eleison, Quando Coeli) ad alcuni introspettivi e delicati (Pie Jesu). Come osserva Prandi nelle note al cd: “Questa musica richiede un’adesione autentica, una fiducia profonda; una sensibilità che si acquisisce solo con anni di frequentazione assidua, e con un gruppo di musicisti capaci di camminare nella stessa direzione con vera empatia. Al di là della normale ricerca della perfezione tecnica e della prassi esecutiva, questa musica fiorisce davvero solo se coltivata con la più grande cura”. Stando all’ascolto di questa registrazione si può proprio dire che la musica di Jommelli sia stata trattata con i guanti e che tutti gli esecutori abbiano partecipato in modo sinergico e con un comune sentire. Il tempo dirà se si può considerare questo cd come la registrazione di riferimento, ma per il momento è sicuramente quella più soddisfacente in circolazione. Se gli amanti dei momenti drammatici e solenni di certi Requiem potrebbero rimanere un po’ delusi, gli ascoltatori attenti che prediligono una narrazione musicale intima e ricercata ma pur sempre teatrale, saranno invece pienamente ripagati da questo ascolto. Le note al cd forniscono un valido supporto all’ascolto e alla comprensione della composizione.

REQUIEM
Missa pro defunctis in Mib maggiore per solisti, coro e archi
Musica di Niccolò Jommelli
Sandrine Piau, soprano
Carlo Vistoli, contralto
Raffaele Giordani, tenore
Salvo Vitale, basso
Giulio Prandi, direttore
Coro e Orchestra Ghislieri
Schola Gregoriana Ghislieri
Etichetta: Arcana (Outhere Music)
Formato: CD
Registrazione effettuata il 10-22 novembre 2019
presso la Gustav Mahler Hall, Kulturzentrum Grand Hotel, Dobbiaco

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