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Napoli, Teatro San Carlo – Norma (cast alternativo)

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In principio, nella capitale borbonica, ci furono Maria Malibran e Giuseppina Ronzi De Begnis. Poi, col tempo, tra le altre, arrivarono a Napoli anche Erminia Frezzolini, Maria Caniglia, Anita Cerquetti, Leyla Gencer, Elena Souliotis, Montserrat Caballé, Ghena Dimitrova, Maria Dragoni, Mariella Devia. Fino a Maria José Siri e Angela Meade, che si alternano nel ruolo feticcio di Norma in questi giorni sul prestigioso palcoscenico del Teatro San Carlo.

Della convincente prestazione del soprano uruguaiano ha già scritto Paola De Simone, che ha recensito la prima dell’opera. Io ho assistito alla recita con protagonista Angela Meade, una autentica fuoriclasse, che canta per la prima volta il ruolo belliniano in Italia, dopo averlo interpretato, tra gli altri, anche al Metropolitan di New York. La sua, nel complesso, è stata una prestazione maiuscola per diversi motivi. Anzitutto per la consistenza di una voce davvero unica per ampiezza, rotondità e colore. Il timbro è di rara bellezza per una sorta di lucentezza che lo abita e che conferisce una singolare uniformità a tutti i registri: si trasforma in radiosità nella zona acuta, valorizzata da centri corposi pur se morbidamente screziati e da gravi consistenti senza essere aperti. La tecnica è sopraffina e consente alla cantante statunitense di affrontare con precisione e grinta i passi virtuosistici, ma pure di risolvere in aerei filati certi temibili acuti, con un effetto di incantamento sul pubblico. Curatissimo il legato, così come il fraseggio e l’attenzione alla parola, restituita con precisa scolpitura nei coturnati recitativi. Se in “Casta diva”, cantata con assorta contemplazione, si avverte un margine di perfettibilità, la successiva cabaletta è invece travolgente e fa rimpiangere ancor più il taglio del “da capo”. L’abbandono estatico e l’esaltazione ritmica dei duetti con Adalgisa lasciano poi il campo ai tormenti della donna nel fiero confronto con Pollione, sia in quello posto a termine del primo atto, sia nel potente duetto “In mia man alfin tu sei”. Il “poveri figli” in apertura del secondo atto è una lama di luce sonora che affonda nella cupa disperazione della madre e ferisce l’animo di chi ascolta. Ma è nel superbo finale che Meade regala al pubblico un’esecuzione da pelle d’oca per la capacità di cogliere l’altissima statura drammatica di una pagina che, come avviene nella tragedia classica, associa il terrore alla pietà.

Spiace constatare che accanto a un’artista di tale levatura non ci siano coprotagonisti degni. Non mi riferisco tanto all’Adalgisa di Silvia Tro Santafé, musicale e sensibile (della sua prestazione ha pure scritto qui De Simone, avendo sostituito l’indisposta Annalisa Stroppa alla prima), quanto al Pollione davvero imbarazzante di Mikheil Sheshaberidze, peraltro contestato dal pubblico. La voce, né bella né brutta, è strozzata e costantemente indietro, l’interprete di fatto inesistente. Modesto anche l’Oroveso di Ildo Song. Vivo il successo di pubblico soprattutto per il soprano.
Avendo seguito anche la recita del 15 febbraio con il primo cast, mi preme qui sottolineare la straordinaria prova quale Adalgisa di Annalisa Stroppa: dotata di voce scura e vellutata, tonda e omogenea, il mezzosoprano bresciano vanta anche volume e consistenza importanti; l’interprete poi è davvero raffinata per ricchezza di fraseggio e sfumature, qualità che le consentono di disegnare un personaggio indimenticabile, palpitante di vita e di verità. [Rating: 3.5/5]

Teatro San Carlo – Stagione 2019/20
NORMA
Tragedia lirica in due atti
Libretto di Felice Romani
Musica di Vincenzo Bellini

Norma Angela Meade
Adalgisa Silvia Tro Santafé
Pollione Mikheil Sheshaberidze
Oroveso Ildo Song
Clotilde Fulvia Mastrobuono
Flavio Antonello Ceron

Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo
Direttore Francesco Ivan Ciampa
Maestro del coro Gea garatti Ansini 

Regia Lorenzo Amato
Scene Ezio Frigerio
Costumi Franca Squarciapino
Luci Vincenzo Raponi
Produzione del Teatro di San Carlo
Napoli, 16 febbraio 2020

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