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Napoli, Teatro San Carlo – Cavalleria rusticana

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Difficile pensare di tradire Santuzza se a darvi corpo e voce è la bionda, bella e brava Elina Garanča, mezzosoprano lettone poco più che quarantenne in vetta alle classifiche della lirica mondiale, immensa già solo per una tessitura dall’estensione impressionante, forza drammatica d’accenti, per volume di voce e fiati. Come da partitura, è lei senz’altro – e comunque, si vedrà, non soltanto – la colonna inedita e portante di una Cavalleria rusticana di Mascagni ancora una volta scelta dal Teatro San Carlo di Napoli, per quanto in questo caso in forma di concerto e a sala vuota, per la riformulata apertura di una non facile stagione lirica 2020/21 in piena era Covid-19. Il titolo è difatti tornato in soluzione non scenica e pre-registrata (l’1 dicembre), quindi trasmessa in differita streaming per quattro sere dal 4 al 7 dicembre come evento globale Facebook al costo simbolico di 1 euro e 9 centesimi, facendo leva su un pentagono di interpreti stellari non solo singolarmente al top, ma in cifra d’assieme sorprendente, anche alla luce di una non scontata caratura di ruolo.

Oltre alla citata Garanča destinata all’anfibia parte femminile principale, scritta com’è per soprano lirico drammatico o falcon con cupe velature e nude discese al grave comode alle corde dei mezzosoprani purché speciali, cantavano il tenore Jonas Kaufmann (compare Turiddu), il baritono Claudio Sgura (Alfio), il soprano Maria Agresta (Lola), da sempre primadonna ma stranamente qui giocata in secondo piano e in personaggio mezzosopranile, quindi il contralto di rara longevità canora Elena Zilio per la sua ormai già mitica mamma Lucia. Sul podio di Orchestra e Coro della Fondazione, al pari delle ultime produzioni in locandina e concorrendo alla qualità dell’insieme, tornava anche il Direttore musicale Juraj Valčuha, analogamente impegnato in Cavalleria lo scorso anno per il San Carlo Opera Festival, nel luglio 2019 riprendendo in teatro la cornice registica di Pippo Delbono e, nel seguente agosto, con la versione itinerante a firma di Giorgio Barberio Corsetti all’aperto, fra i Sassi di Matera.
Stavolta dunque niente contenitore scenico né idee particolari, bensì riprese video in produzione esecutiva targate Zerottantuno Cinema d’Ingegno con i solisti regolarmente schierati in fila al proscenio e masse artistiche alle spalle, solo parzialmente dotate di mascherine chirurgiche, più brevi siparietti in postproduzione per flash muti sui protagonisti in piccionaia o sui meno opportuni fantocci di pezza nera fra i palchi (gli stessi impiegati per una mostra d’arte e di musica al Museo di Capodimonte o nell’interno MeMus) a cura della regista tv Barbara Napolitano. Al margine, è il caso di sottolineare l’assenza – come rilevato anche dai commenti degli utenti – dei sempre utili sottotitoli, mentre si sconsiglia il rosso su fondo bianco e nero per i titoli di coda, scarsamente leggibili.

Alla resa dei conti, l’inaugurazione virtuale e la nuova operazione di massima apertura del Teatro San Carlo, ben sostenuta e finanziata oltre che dal Fus ministeriale dalla Regione Campania, dal miliardario francese Philippe Foriel-Destezet e da altri sponsor uniti al Concerto d’Imprese, funzionano a scatti. Innanzitutto perché si dubita che la consueta e più matura fascia di pubblico o di abbonati abbia dimestichezza con i social. Inoltre perché di fatto oscilla fra le alte vette dei traguardi musicali brillantemente messi a segno da tutti gli artisti in campo e l’ombra di fastidiosi problemi tecnici andati a pesare, e non poco, sui primi minuti di trasmissione (blocco frequente e sfocatura delle immagini sul fluire dell’audio, pur soggetto ad alcuni intoppi e non particolarmente alto), fino ad arrivare a un’imbarazzante interruzione dello streaming sotto gli occhi di spettatori di ogni angolo della rete, durante il paesano e un po’ spento Coro d’Introduzione “Gli aranci olezzano”. Un malfunzionamento in principio erroneamente imputato all’effettiva presenza di alcuni attacchi hacker, o all’accalcarsi delle 10mila e 700 visualizzazioni nel primo e maggiore momento di punta. Un numero poi sceso di mille unità a fronte dei circa 30mila acquisti, quindi dimezzatosi a 5mila all’interrompersi dello spettacolo per poi ripartire e assestarsi sui 9mila e 800 contatti una volta ricaricato il video registrato. Risolvendo poi definitivamente la debolezza della connessione dalla base di emittenza.
Intanto, oltre 6mila i commenti fioccati in diretta, similmente divisi fra vivi entusiasmi e molte lodi per le voci o per l’iniziativa in sé, da una parte; dall’altra, non pochi i malumori per i difetti della visione o addirittura per capire il meccanismo di accesso all’evento. In aggiunta, qualche gustosa tirade fra i post di gruppo sull’eventuale rischio loop, con prospettive di durata in più ore del breve atto unico, o su una prematura morte di Turiddu quale causa della brusca interruzione. Ebbene, al di là dei primi inciampi tecnici e dell’inappropriata didascalia intenta a siglare l’evento come “prima mondiale” sulla pagina Facebook (laddove in gergo musicale sappiamo bene che la dicitura è propria soltanto di una prima esecuzione assoluta di un’opera, non certo di una fruizione globale di uno spettacolo), la Cavalleria rusticana del Teatro San Carlo, in concerto e a distanza, è andata felicemente in porta, lasciando un proprio segno.

Il primo è certamente il taglio musicale nobile, ben sgrassato dagli eccessi veristi e ormai “di baule” per gli organici sancarliani e impresso con sapienza sinfonica moderna dal direttore Valčuha alla testa di Orchestra e Coro (preparato da Gea Garatti Ansini) del Lirico napoletano. Nel dettaglio, il direttore ne ricerca e ne esalta i tratti di scrittura novecenteschi, così come nel Mascagni delle opere successive purtroppo meno note, fra soluzioni melodiche e armoniche di ampio respiro o in mirata stretta drammatica, ne stacca con precisione i tempi, ne valorizza le dinamiche più delicate, ne distilla i caratteri e i colori sbozzando i personaggi e l’ambiente, ma sempre guardando a un unico, omogeneo arco d’assieme ben calibrando e amalgamando i rapporti tra le voci in primo piano e il fondale strumentale. Limpido ed estatico, al centro, il suo Intermezzo. L’unica nota a mancare, in parte anche per l’inevitabile appiattimento dei suoni in digitale, è l’acidula tinta bandistica che in special modo ritorna e risuona, sardonicamente, nel tragico, roboante finale. Per il resto, grande il merito dei cinque cantanti sul palco che, in virtù delle diverse ma in pari misura potenti cariche tecnico-espressive, hanno ampiamente restituito gli impliciti gesti e contesti di scena.

Elina Garanča, come accennato, dà voce a una grandissima e diversa Santuzza: donna non retriva, sedotta e abbandonata, chiusa nella sua rancorosa gelosia quanto, piuttosto, femmina fiera, di forza vera. Soffre e lotta come una leonessa nelle sue impennate all’acuto, sfoga il suo dolore e la sua rabbia scendendo al grave con voce piena eppur pulitissima, con accenti di autenticità inaudita, dosando con tecnica acuminata attacchi e respiri, intervalli e dinamiche, salti, sforzati, legati sublimi. È quanto si ascolta con la sua vibrante romanza “Voi lo sapete, o mamma”, un Largo assai sostenuto intonato con un’articolazione che è già tristezza, passione e sangue, fra il tema del suo tradito amore in minore accompagnato dall’oboe e una rabbia spinta dalle zone più acute unitamente ai violini primi fin verso il basso, secondo il modulo retorico della catabasi più climax su passaggio cromatico. O, ancora, nei superbi duetti, quello “del convincimento” con Turiddu e a seguire nel confronto magnificamente serrato con Alfio. Qualche appunto va giusto alla sua pronuncia nel rinforzo consonantico impresso al nome della mancata suocera Lucia, o nell’eccessivo allargamento vocalico interno all’urlo della maledizione “A te la mala Pasqua!”, con sibilante tra l’altro impura.
Splendida anche la prova del tenore Jonas Kaufmann, partner perfetto per la Santa della Garanča. Il suo Turiddu è in forma non dissimile uomo scolpito a tinte vive, saldo per tempra, sentimenti e intonazione grazie a una sempre sapiente posizione dei suoni (al netto di un paio di lievi stimbrature), a una magnifica cura degli accenti e delle sgranature veriste, per non parlare dell’ampiezza di fiati smorzati in sfumature di colore. Anche lui proprio siculo non è, stando all’aulicità sfoderata nella Siciliana d’apertura, ma la bellezza del suo canto – musicalmente la sortita popolare dietro le quinte e il commovente “Addio alla mamma” risultano torniti veramente ad arte – affascina, agganciandosi per levatura di pasta e stile a quel che era stato pochi anni prima lo slancio nobile e moderno dell’Otello verdiano.
Attuale quanto intenso modello di riferimento nel ruolo di compare Alfio è poi Claudio Sgura che, tra «schiocchi di frusta e tintinnìo di sonagli», dà vita e nuova voce a un’aria di sortita vecchia maniera giocata a meraviglia sul contrasto metrico del testo (senari sdruccioli/piani e settenari tronchi) e su una studiata instabilità tonale che, così come la canta lui, rivela caldo temperamento mediterraneo e senso dell’onore più che la solita, irritante arroganza. Anche i suoi passaggi in recitativo ritagliano con morbida e sonora potenza il peso non passeggero del personaggio, così come ribadito al cospetto di Santuzza e sull’incalzante, bellissimo sostegno orchestrale garantito da Valčuha, nel suo intento di vendetta “Ad essi non perdono”.
Infine, singolare per assegnazione e preziosa perla negli esiti è lo stornello di Lola che Maria Agresta intona con infinita e sincera dolcezza, mentre Elena Zilio, un vero miracolo canoro quanto a metallo e fermezza, è ancora una volta la migliore mamma Lucia sulla quale poter contare.

Teatro San Carlo di Napoli – Stagione 2020/21
CAVALLERIA RUSTICANA
Melodramma in un atto di Guido Menasci e Giovanni Targioni-Tozzetti
dal dramma omonimo di Giovanni Verga
Musica di Pietro Mascagni

Santuzza Elīna Garanča
Compare Turiddu Jonas Kaufmann
Alfio Claudio Sgura
Mamma Lucia Elena Zilio
Lola Maria Agresta

Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo
Direttore Juraj Valčuha
Maestro del coro Gea Garatti Ansini

Esecuzione in forma di concerto
(registrato l’1 dicembre 2020)
In streaming il 4 dicembre 2020

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