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Montecarlo, Salle Garnier – La bohème

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L’anno appena cominciato, all’Opéra di Montecarlo, si apre all’insegna del grande repertorio con un nuovo allestimento de La bohème di Puccini, in coproduzione con l’Opera Reale di Muscat, in Oman, dove si è già visto lo scorso autunno. Ora approda sul piccolo palcoscenico della splendida Salle Garnier e si segnala per l’intelligente mano registica che Jean-Louis Grinda dona a uno spettacolo profilato sul solco della tradizione, senza però mai scadere nella banalità, sia per le scelte del funzionale impianto scenico, sia per il meticoloso lavoro svolto sui personaggi.
La scenografia di Rudy Sabounghi e i costumi di Diane Belugou sembrano spostare l’ambientazione nella Parigi del Novecento. La soffitta del primo atto si affaccia, attraverso un’ariosa struttura in metallo a vetrate sui “cieli bigi” e sui tetti di una Parigi disegnata con l’utilizzo di proiezioni. Le luci davvero magnifiche di Laurent Castaingt svolgono un ruolo essenziale e hanno addirittura un significato espressivo nell’accompagnare i momenti dell’incontro fra Mimì e Rodolfo, con le sfumature dorate del tramonto che illuminano la stanza mentre i giovani fanno conoscenza, fino al calare della sera che inonda di blu i due, ormai innamorati, affacciati nel finale d’atto verso i palazzi del Quartiere Latino che si innalzano, luminosi e giganteschi, innanzi ai loro occhi, pronti ad accoglierli, come in un abbraccio, in una notte di Natale che lo spettacolo presenta in un profluvio di luci. È davvero la Ville Lumière quella che si propone nel secondo atto dinanzi ai nostri occhi: un quartiere parigino in festa, con un fondale che mostra palazzi coperti da insegne illuminate a intermittenza di locali notturni, cabaret e teatri, il carretto di giocattoli di Parpignol che entra in scena con una ruota di lampadine che pare uscita da un luna park, ballerine e personaggi in costumi fantastici e tanti palloncini colorati che fanno da corona al tutto. L’effetto che ne sortisce è in bilico fra un festoso paese dei balocchi e una straniante dimensione onirica, avvolta da un freddo arcobaleno di colori. Anche l’atto della barriera d’Enfer utilizza le proiezioni per creare l’immagine di un’intensa nevicata multimediale che avvolge tutto il quadro, con la cancellata d’ordinanza, la locanda dove alloggia il pittore Marcello e tutto ciò che di altro è suggerito dal libretto. La struttura scenica appare nella sostanza fissa, ma capace di rimodularsi agilmente di atto in atto. Al figurativismo moderno e linearmente stilizzato, elegante anche se poco poetico dell’impianto visivo, si affianca il bel lavoro che Grinda realizza sui personaggi, lasciando alla fine un velo di mestizia sulla loro spensierata joie de vivre, sugli ideali di giovinezza che il trascorrere delle stagioni si portano via con sé, toccando i cuori ma lasciandoli rigidi e ammutoliti più che straziati. Ed è la figura di quel bambino-pittore che a inizio opera appare al fianco di Marcello e poi ricompare nel finale a rammentarci simbolicamente come la purezza del nostro spirito di gioventù, sempre in lotta per sopravvivere, non dovrebbe essere scalfito dalle sconfitte e dai dolori dell’esistenza, anche dinanzi all’esperienza della morte.

La direzione di Daniele Callegari sembra rispondere con estrema concretezza, attraverso tempi stringati e un respiro melodico mai compiaciuto, a una scorrevolezza teatrale che lascia il segno, sia per il controllo assoluto del palcoscenico, soprattutto nel difficilissimo secondo atto, sia nel disegno espressivo asciutto ma sincero. L’Orchestra Philharmonique di Montecarlo e il Coro, istruito impeccabilmente da Stefano Visconti, offrono come sempre un contributo essenziale alla riuscita degli spettacoli monegaschi.

Alti e bassi, invece, per la compagnia di canto, che ha purtroppo un anello debole: il Rodolfo del tenore Andeka Gorrotxategi, la cui emissione ingolata si ripercuote soprattutto su un registro acuto sempre fibroso e metallico, impedendogli di fraseggiare e colorare le frasi. Per fortuna c’è Irina Lungu, che è una Mimì di comprovata esperienza. Lo conferma non solo nel bel rilievo scenico, ma anche nella linea di canto morbida ed espressivamente accurata, capace per di più di suggestive smorzature e di quell’eleganza che la rende una Mimi molto femminile più che ingenuamente fanciullesca nel primo atto e poi, via via, più intensa nel prosieguo dell’opera, fino a un finale ben interpretato oltre che ottimamente cantato.
Nel gruppo dei bohémien spicca il disinvolto e vocalmente timbrato Marcello di Davide Luciano; eravamo abituati ad ammirarlo nel repertorio rossiniano, o nei ruoli buffi e di mezzo carattere donizettiani, ora scopriamo un lato della sua versatilità che sta aprendo nuovi orizzonti alla sua già affermata carriera. Nicolas Courjal, Colline, cesella “Vecchia zimarra”, ne illumina ogni parola, con mezzevoci, accenti e sottigliezze che sostengono una linea di canto forse non del tutto ortodossa sul versante dell’emissione eppure accuratissima su quello espressivo, così da rendere la sua prova di livello artistico superiore. Ottimo anche lo Schaunard del baritono russo Boris Pinkhassovitch e irresistibilmente fascinosa la Musetta nera del soprano etiope Miriam Battistelli, ben cantata se non fosse per qualche suono un po’ fisso in acuto. Meno macchiettistico del solito il Benoît di Fabrice Alibert e validi tutti gli altri: Guy Bonfiglio (Alcindoro), Vincenzo Di Nocera (Parpignol), Vincenzo Cristofoli (Un sergente) e Fabio Bonavita (Un doganiere).
Fastoso successo finale per una Bohème tutto sommato riuscita, se non fosse che, sfogliando l’elegante programma di sala, si apprende che la prima esecuzione monegasca dell’opera di Puccini, avvenuta il 1° febbraio 1902, della quale si riporta una cronaca del tempo, ebbe come interpreti leggendari Nellie Melba ed Enrico Caruso. Altri tempi!

Salle Garnier – Stagione 2019/20
LA BOHÈME
Opera in quattro atti
Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa
Musica di Giacomo Puccini

Mimì Irina Lungu
Musetta Mariam Battistelli
Rodolfo Andeka Gorrotxategi
Marcello Davide Luciano
Schaunard Boris Pinkhassovitch
Colline Nicolas Courjal
Benoît Fabrice Alibert
Alcindoro Guy Bonfiglio
Un sergente Vincenzo Cristofoli
Un doganiere Fabio Bonavita
Parpignol Vincenzo Di Nocera

Orchestre Philharmonique de Montecarlo
Choeur d’enfant de l’Academie de Musique Rainier III
Choeur de l’Opéra de Montecarlo
Direttore Daniele Callegari
Regia Jean-Louis Grinda
Scene Rudy Sabounghi
Costumi Diane Belugou
Luci Laurent Castaingt
Maestro del coro Stefano Visconti
Nuovo allestimento dell’Opéra di Montecarlo
In coproduzione con l’Opera Reale di Muscat, Oman
Montecarlo, 24 gennaio 2020

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