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Milano, Teatro alla Scala – Tosca con Saioa Hernández

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Ultima rappresentazione al Teatro alla Scala, mercoledì 8 gennaio, di Tosca. L’allestimento firmato da Davide Livermore, ormai completamente rodato dopo otto rappresentazioni, ha confermato i molti meriti e i pochi limiti già rilevati nella recensione di Roberto Mori subito dopo la prima scaligera. Uno spettacolo fastoso, a tratti fin troppo macchinoso (il primo atto), con momenti di innegabile fascino registico soprattutto nel secondo atto e qualche scelta di dubbio gusto nel finale, quando Floria Tosca gettandosi da Castel Sant’Angelo sembra precipitare al rallenty (come in una celebre sequenza di Hitchcock) o essere  assunta in cielo. Tutte le due interpretazioni appaiono infatti  legittime, non essendo ben chiare le intenzioni della regia in quel preciso momento.

I protagonisti, soprattutto Francesco Meli e Luca Salsi che hanno partecipato a tutte le repliche, ma anche Saioa Hernández che è subentrata ad Anna Netrebko, erano l’altra sera perfettamente a loro agio, sia scenicamente che vocalmente. A impressionare maggiormente è stato Luca Salsi, ormai pienamente calatosi nel ruolo del lussurioso barone Scarpia. È lui a rendere tangibile, attraverso doti di fraseggio e chiaroscuri che non sempre gli appartengono, la corrente erotica che innerva tutta quanta la magnifica partitura di Giacomo Puccini. Sempre cantando, mai ricorrendo all’urlo o a facili istrionismi, Salsi ha veramente trionfato.

Purtroppo la dimensione sensuale latita un po’ nella bella prova offerta da Saioa Hernández. Questione di timbro, forse, o anche di non completa identificazione con il ruolo di Tosca. Comunque sia è nel secondo atto che il soprano madrileno giganteggia in questa esecuzione, con acuti facili e timbrati e un “Vissi d’arte” veramente cantato con il cuore in gola. Nei momenti in cui il personaggio dovrebbe giocare scopertamente la carta della seduzione, come in tante frasi dei duetti con Mario Cavaradossi (Dilla ancora la parola che consola… Senti effluvi di rose?… Gli occhi ti chiuderò con mille baci), avremmo desiderato accenti più insinuanti e un più scoperto erotismo. Il rischio, se non si sottolinea adeguatamente la sensualità di Floria, è che il personaggio appaia un po’ come una isterica scocciatrice non particolarmente simpatica. Alla Hernández va riconosciuto il merito di aver cantato tutte le frasi scritte da Puccini, comprese quelle (Non l’avrai stasera. Giuro!.. .Quanto? Il prezzo!… E avanti a lui tremava tutta Roma!) che in alcune esecuzioni vengono invece stentoreamente declamate. Nel finale del secondo atto, poi, la cantante spagnola rende benissimo il senso di spaesamento e dissociazione in cui cade preda Floria dopo aver assassinato Scarpia. Alla prima del 7 dicembre non ce ne eravamo accorti.
Grandioso successo per tutti a fine serata, acclamazioni per Salsi e per Riccardo Chailly, che ha confermato la sua potente, quasi espressionistica, interpretazione del capolavoro di Puccini.

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