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Milano, Teatro alla Scala – Terza Sinfonia di Mahler diretta da Zubin Mehta

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Dopo il successo straussiano dei concerti di fine settembre, Zubin Mehta torna al Teatro alla Scala per un nuovo, atteso appuntamento della Stagione sinfonica, in origine programmato per lo scorso marzo e non andato in scena per la chiusura totale del paese causa Covid-19. Sui leggii dell’Orchestra del Teatro alla Scala troviamo gli spartiti di quella che è considerata una sorta di cosmogonia in musica, suddivisa in due parti nette e in sei movimenti: la Sinfonia n. 3 in re min. di Gustav Mahler. Questa monumentale e abnorme opera sinfonica, circa un’ora e quaranta di musica, ebbe una gestazione lunga terminata nell’estate del 1896, durante il soggiorno nel Land dell’Alta Austria, a Steinbach, sulle placide sponde lacustri dell’Attersee, nella sua amata “Schnützelputz-Häusel”, “piccola casina bella”; debuttò però solamente nel 1902, nella cittadina tedesca di Krefeld, diretta da Mahler stesso. Nella Terza Sinfonia il compositore mette al centro la tematica del mondo naturale e del suo confronto con l’uomo, in un susseguirsi di visioni apocalittiche, tormenti, dubbi, simbolismi, sfocianti in un misticismo intriso di panismo; una visione mistica personalizzata, un’ascesi dalla natura inanimata a Dio, inteso come amore assoluto e assolutizzante. Un lavoro sicuramente ambizioso, come confermano anche i testi poetici musicati da Mahler: nel quarto movimento una pagina tratta da Also sprach Zarathustra di Friedrich Nietzsche, il cosiddetto Mitternacht-Lied ovvero “canto di mezzanotte”; nel quinto movimento un coro angelico, una canzone di derivazione popolare, tratta dalla raccolta Des Knaben Wunderhorn, un’antologia dalla quale il musicista di Kaliště attinse più volte.

Ritenuto un interprete di riferimento del repertorio tardoromantico, l’ottantaquattrenne maestro indiano ha affrontato molteplici volte partiture mahleriane in tutto il mondo, dal Salzburger Festspiele al Maggio Musicale Fiorentino; storica è la sua esecuzione della Sinfonia n. 2 in do minore Risurrezione nel 1999 a Weimar, poco distante dal campo di sterminio nazista di Buchenwald, a capo di compagini israeliane e tedesche. Tra le comparse scaligere, ricordiamo almeno nel 1971 i Kindertotenlieder con Christa Ludwig o, nel 2015, la Nona Sinfonia alla guida della Israel Philarmonic Orchestra. Dirigendo tutto a memoria, senza spartito, con gestualità morbida ed elegante Mehta dà, del grandioso capolavoro di Mahler, una lettura ponderata e dinamica, improntata a tempi comodi e di ampio respiro, estremamente raffinata e sentita. Il suono è, perlopiù, alleggerito e pennellato con precisione e dolcezza, anche nelle parti di maggior concitamento e vigoria, dove risulta sì brillante ma mai enfatico o tronfio, smussato con politezza e arrotondato.

Così nel primo movimento, Kräftig. Entschieden, si alternano con gusto sonorità rutilanti e lucenti, maestose ma controllate nei volumi e nella potenza, e altre in punta di bacchetta, terse e trasparenti nella loro soffice vaporosità. Seguono il brio floreale e lezioso del Tempo di Menuetto, dall’incedere cameristico, e la freschezza del terzo movimento, dove si distingue Francesco Tamiati con la delicatezza e l’ariosità della cornetta del postiglione, suonata nel foyer alle spalle degli spettatori. Tra suoni lividi dall’andamento solenne e ieratico, in Sehr langsam. Misterioso emerge la prova di Daniela Sindram, voce contraltile non debordante e di colore dell’ambra, abbastanza incisiva, emessa omogeneamente e con garbo, fraseggiatrice accorta e intensa. A seguire, il dialogo tra l’uomo penitente e le creature angeliche del quinto movimento, nel quale si miscelano sapientemente la purezza liliale e genuina del Coro di voci Bianche dell’Accademia Teatro alla Scala, la luminosità distesa e aurorale del Coro femminile del Teatro alla Scala (entrambi diretti puntualmente da Bruno Casoni) e la malleabilità dello strumento vocale della cantante tedesca. Conclude il concerto l’ultimo movimento, Langsam. Ruhevoll. Empfunden, forse il momento più toccante ed emozionante dell’intera serata: con ricercata sensibilità Mehta ne dà un’interpretazione eterea, raggiante, potentemente spirituale, attingendo a una tavolozza di sonorità tenui e iridescenti, dai preziosi riflessi madreperlacei e dalla consistenza impalpabile del tulle.
Al termine, festante successo con punte di sentito entusiasmo per Zubin Mehta da parte di un teatro quasi esaurito (ovviamente nei numeri limitati imposti dalle norme di distanziamento).

Teatro alla Scala – Stagione Sinfonica Autunno 2020
Gustav Mahler
SINFONIA N. 3 in re min.

Coro femminile e Orchestra del Teatro alla Scala
Coro di voci bianche dell’Accademia Teatro alla Scala
Direttore Zubin Mehta
Maestro del coro e del Coro di voci bianche Bruno Casoni
Contralto Daniela Sindram
Posthorn Francesco Tamiati
Milano, 16 ottobre 2020

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