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Milano, Teatro alla Scala – Roméo et Juliette (nuovi interpreti)

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Terza rappresentazione di Roméo et Juliette al Teatro alla Scala con un cast parzialmente rinnovato a causa delle improvvise indisposizioni di Diana Damrau (Juliette) e Marina Viotti (Stéphano). Anche il ruolo di Frère Laurent ha subito un cambiamento rispetto alla prima del 15 gennaio: Nicolas Testé, ristabilitosi, ha potuto partecipare alla serata. Chiamate all’ultimo momento, il soprano francese Vannina Santoni e il mezzosoprano Annalisa Stroppa hanno portato dunque il loro contributo a questo allestimento che tanto favore sta riscuotendo presso il pubblico.

Pubblico festante accorso, sicuramente, perché affascinato dalla musica di Charles Gounod e, forse, anche perché intrigato dalla presenza nel ruolo di Roméo, di Vittorio Grigolo, celebre per le sue performance canore nonché per le sue apparizioni televisive. Grigolo è stato, anche questa  volta, il trionfatore della serata, insieme al giovane direttore d’orchestra Lorenzo Viotti. È incredibile la sensibilità con la quale, il ventinovenne direttore svizzero, sa cogliere la dimensione languorosa, al limite della spossatezza, dell’opera di Gounod. Il suo gesto elegante, la capacità di tenere in pugno l’orchestra e di accompagnare le voci, fa davvero sperare in un brillantissimo futuro.

Accanto al gagliardo Grigolo, che senza dubbio si identifica completamente nel ruolo del bel Roméo e lo ripropone con vezzi (qualche mezzavoce che slitta pericolosamente verso il crooning come in “Va! Repose en paix!”) e virtù (il bellissimo attacco di “Ah! Jour de deuil” e il duetto “Nuit d’hyménèe”), la Juliette di Vannina Santoni deve lottare per non scomparire. La aiuta la bellissima figura e il fraseggiare patetico, con mezzevoci ben sostenute come nella scena finale. Pazienza, quindi, se nel valzer “Je veux vivre” (pagina ben più ostica di quanto non sembri) il timbro manca di lucentezza e gli acuti non sono perfettamente a fuoco. Meglio forse l’aria del veleno, che la impegna severamente, ma le permette di evidenziare temperamento drammatico e begli accenti. Un soprano, dunque, forse più versato per i ruoli malinconici che per quelli brillanti e giocosi.

Recentemente impegnata a cantare Rosina nel Barbiere di Siviglia genovese, Annalisa Stroppa trova nel ruolo en travesti di Stéphano un personaggio a lei molto congeniale. La voce è bella, il piglio attoriale notevole, la sicurezza con cui affronta la deliziosa Chanson del terzo atto appagante. Nicolas Testé, infine, presta a Frère Laurent timbro accattivante, accenti solenni e una linea di canto corretta. Gran successo per tutti a fine serata.

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