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Milano, Teatro alla Scala – Eliahu Inbal dirige Bruckner

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Un caloroso successo e una sala quasi esaurita hanno accolto il ritorno al Teatro alla Scala, dopo diciotto anni di assenza, dell’israeliano Eliahu Inbal. 84 anni il prossimo 16 febbraio, formatosi a Gerusalemme, Parigi, Hilversum e Siena, affiancando fra gli altri Olivier Messiaen e Sergiu Celibidache, Inbal ha ricoperto nel tempo ruoli di prestigio, quali quello di Direttore principale dell’hr-Sinfonieorchester Frankfurt, dell’Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia, dell’Orchestra Nazionale della Rai e della Tokyo Metropolitan Symphony Orchestra. Attualmente è Direttore principale di un altro importante complesso asiatico, la Taipei Symphony Orchestra. Nel corso della sua carriera improntata, specialmente, sul repertorio sinfonico, come evidenziato anche dalla sua sterminata discografia comprendente l’integrale delle sinfonie, tra gli altri, di Brahms, Ravel, Schumann, Stravinskij e Richard Strauss, il Maestro ha collaborato con compagini orchestrali di livello: a esempio, l’Orchestre National de France, la Royal Concertgebouw Orchestra, il Konzerthausorchester Berlin, la Philarmonia Orchestra, la London Philarmonic Orchestra, l’Orchestre de la Suisse Romande, la Saint Petersburg Philharmonic Orchestra.

Ritenuto il decano della musica di Mahler, Bruckner e Šostakovič, Inbal torna sul podio della Filarmonica della Scala – dal quale mancava dal 2002 – proponendo la Sinfonia n. 5 in si bem. magg. di Anton Bruckner. Composta tra 1875 e 1877 e sottoposta, nel 1878, a una minuziosa rielaborazione, vero e proprio monumento sinfonico imperniato su di una certosina attenzione contrappuntistica e su di un dinamismo nei contrasti timbrici, la Quinta è permeata di un’aura di sobrio, severo e monumentale rigore classicista; un brano ostico e dalla strumentazione frastagliata, di non semplice esecuzione.
Con una gestualità dinamica, chiara ed eloquente e un’ammirevole tecnica ferrea, propendendo per un’agogica dilatata e di ampio respiro e conferendo un notevole rilievo alle pause e ai silenzi, il direttore di Gerusalemme dà, della cosiddetta “Sinfonia dei pizzicati” (come venne definita dai primi critici) una lettura coesa e pulita, di solido mestiere e salda professionalità, priva di sbavature, compatta e ben scandita nei quattro movimenti. Il suo è un Bruckner puntuale e asettico, dal suono corposo e granitico che, però, non risulta mai eccessivamente enfatico o rutilante, misurato nei volumi e a tratti avaro di sfumature.

Il primo movimento, Adagio – Allegro, è aulico, di una solennità quasi liturgica, contraddistinto dall’alternanza di vigorosi turgori orchestrali e incisivi archi in pizzicato. Segue l’Adagio. Sehr langsam, dal preponderante tono religioso, un brano in re minore dalla melodia austera ed elegiaca, giocata sull’avvicendamento di fervide accensioni strumentali e oasi di assorta preghiera musicale.
Il terzo movimento, Scherzo. Molto vivace (Schnell) è caratterizzato da un colore marcatamente popolareggiante e brioso; qui, Inbal stacca tempi maggiormente spediti, ma pur sempre controllati, ottenendo dalla Filarmonica scaligera sonorità più brillanti.
Chiude la Finalsymphonie il gigantesco quarto e ultimo movimento tritematico, Finale. Adagio – Allegro moderato, audace sincretismo tra le forme della fuga e della sonata, dove il pio musicista nativo di Ansfelden dimostra uno sbalorditivo dominio del contrappunto: un autentico crescendo di complessità polifonica, contrassegnato in alcuni passaggi da un suono di gusto prepotentemente wagneriano che pare antesignano di alcune atmosfere del Parsifal, sfociante nell’abbagliante apoteosi conclusiva.

Teatro alla Scala – Stagione Sinfonica 2019/20
Anton Bruckner
Sinfonia n. 5 in si bem. magg.

Filarmonica della Scala
Direttore Eliahu Inbal
Milano, 14 febbraio 2020

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