Milano, Teatro alla Scala – Concerto con Meli, Lombardi, Kopatchinskaja

Essere o non essere un “tenore verdiano”? Amletico dubbio. E pure pretestuoso. Poiché è indubbio: nel vasto repertorio di Giuseppe Verdi incontriamo molti modi e tipologie di essere tenore. Cosa avrà mai da condividere, infatti, un ruolo elegiaco come quello di Fenton del Falstaff con il gagliardo protagonista di Otello? E gli struggimenti amorosi di Alfredo in Traviata avranno qualcosa in comune con quelli, altrettanto emotivi, di Radamès? Ben lo sapeva Alfredo Kraus, sublime Alfredo e Fenton, che mai si accostò in scena a personaggi al di fuori della sua tipologia vocale, conservando una invidiabile longevità canora che ci ha consolato per anni. Vi sono poi, ovviamente, le eccezioni (Bergonzi, per rimanere in un arco temporale relativamente recente), ma appunto eccezioni sono.

Francesco Meli, sicuramente fra le voci tenorili più importanti di oggi, tenta a sua volta la quadratura del cerchio, e nel bel concerto di ieri sera 8 luglio al Teatro alla Scala ne ha dato prova. La serata, che inanellava pagine di Verdi, Mozart, Giordano, Leoncavallo alla Sonata a Kreutzer di Beethoven, aveva per protagonisti Meli, il soprano Federica Lombardi, la violinista Patricia Kopatchinskaja e i pianisti Giulio Zappa e Joonas Ahonen. Apriva la kermesse Meli, accompagnato al piano da Giulio Zappa, con l’aria finale di Riccardo del Ballo in maschera. L’intenzione di alternare impeto a dolcezza era evidente, anche se alcune suggestive mezzevoci faticavano a compensare alcune forzature nei passaggi più veementi davvero poco gradevoli. Lo stesso problema si è riproposto  poi con l’esecuzione dell’aria “Quando le sere al placido” della Luisa Miller, ma stante la struttura quasi donizettiana del pezzo i risultati sono stati migliori, soprattutto nella ripresa, dove Meli ha trovato l’accento estatico indispensabile. Gli ha fatto eco, con amabili alternanze fra piani e forti, Federica Lombardi nell’aria di Medora del Corsaro verdiano. Voce sana, ricca di armonici, la Lombardi ha convinto durante tutta la serata. Maggior fluidità nell’esecuzione delle micidiali agilità dell’aria Donna Anna “Non mi dir, bell’idol mio” dal Don Giovanni non avrebbe guastato. Ma gli accenti nel recitativo erano giusti, ben calibrati, partecipi.

Virtuale pausa canora (il concerto è stato dato senza intervalli) con l’esecuzione della Sonata a Kreutzer beethoveniana affidata alla Kopatchinskaja e ad Ahonen. La violinista nata in Moldavia, recente fenomeno mediatico, ne ha dato una interpretazione nevrotica, “destrutturata” , forse per essere in maggior sintonia con l’abito indossato. Il bravo pianista che l’accompagnava si è accodato. Ritorno all’empireo lirico con la splendida aria di Loris da Fedora. Brevissima ma fulminante, un vero inno al mito del tenore sensuale e sciupafemmine. Che il tipo di voce e di temperamento di Francesco Meli possa adattarsi a questo genere di repertorio pare improbabile. Meglio di lui ha fatto la Lombardi con l’aria di Nedda dai Pagliacci, cantata con giusto languore.

Chiusura di concerto con il maestoso duetto del primo atto di Otello “Già nella notte densa”. Palese l’intenzione di Meli di voler delineare un aristocratico di alto lignaggio. Bellissima la perorazione “Un bacio…un bacio…ancora un bacio!” e l’estatico involo a “Già la pleiade ardente in mar discende”. Come potrebbe reggere il resto dell’opera è però difficile dirsi. Bravissima la Lombardi, Desdemona consapevole del proprio fascino. A questo punto partono i primi veri, convinti, applausi del poco (per forza di cose) pubblico, ligio alle limitazioni post pandemia. Entusiasmo compensato da una bellissima esecuzione del duetto “Parigi o cara” della Traviata. Il velo si squarcia, la verità lampeggia: Francesco Meli nel repertorio a lui psicologicamente, oltre che vocalmente, congeniale è bravissimo, la Lombardi gli fa eco. Miglior finale non poteva darsi. [Rating:3.3/5]

Teatro alla Scala
QUATTRO CONCERTI PER RICOMINCIARE
Mercoledì 8 luglio 2020

Musiche di Giuseppe Verdi, Wolfgang Amadeus Mozart,
Ludwig van Beethoven, Umberto Giordano, Ruggero Leoncavallo

Soprano Federica Lombardi
Tenore Francesco Meli
Pianoforte Giulio Zappa
Violino Patricia Kopatchinskaja
Pianoforte Joonas Ahonen