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Marina Rebeka – Elle: French Opera Arias (Prima Classic CD)

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Gli intensi occhi azzurri rivolti allo spettatore, l’incarnato eburneo, i capelli castani raccolti in un’acconciatura alta, un sobrio abito blu midnight dalla scollatura generosa: questa è l’immagine iconica di Marina Rebeka che campeggia sulla copertina di Elle, suo quarto album musicale, il cui titolo richiama alla mente una nota rivista francese di moda e bellezza (e, per i cinefili, un coinvolgente thriller a tinte forti del 2016 diretto da Paul Verhoeven, protagonista una strepitosa Isabelle Huppert). Considerata una delle interpreti di riferimento del ruolo di Violetta Valery, da lei cantato anche al Teatro alla Scala la scorsa stagione, il soprano lettone è tra le artiste più acclamate dei nostri giorni, specializzatasi in un repertorio ampio e variegato: Mozart, il belcanto di Bellini, Donizetti e Rossini, Verdi, Puccini, l’opera francese dell’Ottocento, Čajkovskij. Che la Rebeka fosse davvero talentuosa lo si era intuito già nel 2009 quando, fresca di successi rossiniani a Pesaro e alla Scala, debuttò al Salzburger Festspiele diretta da Riccardo Muti, ritagliandosi un notevole successo personale (testimone pure il sottoscritto) come Anaï in Moïse et Pharaon, accanto a colleghi del calibro di Ildar Abdrazakov e Nicola Alaimo. L’esperienza salisburghese è stato un vero e proprio trampolino di lancio, che le ha permesso poi di esibirsi sui più prestigiosi palcoscenici, quali la Wiener Staatsoper, l’Opéra National de Paris, l’Opernhaus Zürich, la Bayerische Staatsoper, il Covent Garden, il Met.

In questa nuova registrazione, pubblicata dalla casa discografica indipendente (da lei stessa fondata) Prima Classic, la cantante di Riga propone un’affascinante galleria di ritratti femminili, dieci protagoniste più o meno note della musica francese: Louise, Salomè, Chimène, Marguerite, Carmen, Léïla, Manon, Juliette, Thaïs, Lia. Optando per un repertorio a lei congeniale, l’artista nel CD offre una celebrazione delle differenti sfaccettature della psicologia e del carattere muliebri: sfilano, così, donne di volta in volta malinconiche, innamorate, pensierose, caparbie, timide, sognanti, impertinenti; sensuali cortigiane, madri affrante, fanciulle pertinaci, sfrontate sigaraie, sartine desiderose di emancipazione.
Come emerge anche nell’album, la Rebeka è in possesso di uno strumento vocale avvolgente e tornito (oltre che voluminoso, stando all’ascolto in teatro), dal timbro cremoso ed emesso complessivamente con morbidezza; se il registro medio-grave è quasi sempre ben appoggiato, gli acuti risuonano corposi, sonori e a fuoco, i sovracuti ghermiti e taglienti. La dizione è precisa e rifinita, il fraseggio scolpito nella pietra con enfasi e nitidezza ma, a tratti, necessitante di qualche sfumatura in più.

In apertura troviamo il canto d’amore “Depuis le jour où je me suis donnée”, dal terzo atto del romanzo musicale in quattro atti Louise di Gustave Charpentier, del 1900, cesellato con dolcezza, messe di voce terse come un diamante e delicati bagliori perlacei. Con ben cinque brani su quattordici, Jules Massenet la fa da padrone nell’incisione. Piace la proposta di una chicca come l’aria di Salomè “Celui dont la parole […] Il est doux, il est bon”, dall’Hérodiade del 1881, costellata di ampie arcate di suono, aggraziate smorzature e note alte brillanti e torrenziali. Segue l’elegiaca sofferenza di Chimène con la sua “De cet affreux combat […] Pleurez, pleurez mes yeux”, dal terzo atto de Le Cid del 1885, dove gli estremi acuti risultano puntuti, i gravi non sempre pastosi, il fraseggiare intenso e appassionato. Nella celeberrima “Allons! Il le faut! […] Adieu, notre petite table”, tratta dal secondo atto di Manon, opéra-comique in cinque atti, il soprano dà prova di saper alleggerire con gusto la propria rigogliosa vocalità in suoni ovattati e soffusi, dalla tinta luminosa. Conclude il florilegio di eroine massenetiane la conturbante Thaïs, protagonista dell’omonima comédie lyrique del 1894, ruolo che ha visto trionfare la Rebeka a Salisburgo nel 2016, chiamata a sostituire in extremis la collega Sonya Yoncheva indisposta, in un’unica recita sold out diretta da Patrick Fournillier e con Plácido Domingo e Benjamin Bernheim, accolta da ripetute standing ovation e coronata dal bis dello struggente duetto finale. L’Air du miroir “Ah! Je suis seule […] Dis-moi que je suis belle” si caratterizza per impennate all’acuto raggiunte con vigore ed estrema naturalezza, un’espressione concitata e ricca di inflessioni, puntuali ricami vocali; “O messager de Dieu” è invece improntata a una linea di canto maggiormente piana e melodiosa. Di Charles Gounod si eseguono quattro pezzi, due dal Faust e due da Roméo et Juliette. In “Les grands seigneurs […] Ah! Je ris de me voir si belle” si apprezzano picchettati adamantini, lucenti come un prezioso gioiello e ialini come un cristallo, mentre in “Elles ne sont plus là […] Il ne revient pas” si respira un’atmosfera potentemente drammatica, intrisa di pathos grazie anche a un fraseggio di forte impatto teatrale. Nel valse di Juliette “Ah! Je veux vivre” si evincono trilli e virtuosismi siderali e incisivi, sciorinati con penetranza e scioltezza; nell’aria del quarto atto “Dieu! Quel frisson […] Amour ranime mon courage”, posta a chiusura della tracklist, il registro acuto risulta vibrante e, a tratti, teso. Alterna la resa dei due brani di Georges Bizet: non convince l’arcinota “Quand je vous aimerai? […] L’amour est un oiseau rebelle”, da Carmen, scritta appunto per mezzosoprano (perché non incidere, piuttosto, l’aria del terzo atto di Micaëla, sicuramente più in linea con la vocalità sopranile e la timbrica cremosa della cantante lettone?); in “Me voilà seule dans la nuit […] Comme autrefois” da Les pêcheurs de perles, opéra-lyrique del 1863, si evidenziano una spiccata sensibilità musicale, una buona padronanza dei fiati e squisiti filati soffici come seta. Apprezzabile infine l’idea di inserire, nell’elenco dei brani, una curiosità come il recitativo e aria di Lia “L’année, en vain chasse l’année […] Azaël! Azaël”, dalla cantata del 1884 di Claude Debussy L’enfant prodigue, una pagina dall’andamento abbastanza piano, in cui emergono la freschezza della voce dell’artista di Riga, la solidità della sua tecnica e un’invidiabile facilità all’acuto.

In questo seducente, poliedrico viaggio tra i meandri della femminilità, Marina Rebeka è accompagnata dalla meticolosità e dalla raffinatezza di Michael Balke, spesso suo collaboratore: insieme hanno registrato, per esempio, La traviata, sempre per l’etichetta Prima Classic. Con estro il direttore tedesco si muove con agio tra le partiture del repertorio francese, ottenendo da una compatta Sinfonieorchester St. Gallen sonorità lussureggianti, cangianti e di puro smalto, all’occorrenza alleggerite in suoni trasparenti e delicati, screziati di tenui velature e luminescenti baluginii; Balke opta, inoltre, per un’agogica dei tempi mobile, di presa sicura sull’ascoltatore, rifinita con eleganza e brio.
Il CD, registrato in studio in Svizzera nel maggio del 2019, presso la Tonhalle St. Gallen, è corredato di un pratico e austero libretto in inglese.

ELLE – FRENCH OPERA ARIAS
Sinfonieorchester St. Gallen
Direttore Michael Balke
Soprano Marina Rebeka
Prima Classic
Formato: CD

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