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Londra, Royal Opera House – Ariodante

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La Royal Opera House di Londra era stato uno degli ultimi teatri a chiudere lo scorso marzo ma anche uno degli ultimi a riaprire, visto un decorso posticipato della pandemia rispetto ad altri Paesi europei. La tempistica non è stata certamente delle più fortunate e a distanza di neanche un mese da un primo cauto tentativo di ripresa con pubblico in sala lo scorso ottobre, il maggiore teatro lirico del Regno Unito si è trovato costretto a rivedere ancora una volta la sua programmazione autunnale, dato un secondo lockdown che ha imposto una nuova chiusura a tutti i teatri britannici. Due erano gli eventi di richiamo originariamente in programma per questo novembre alla ROH: Ariodante e Falstaff, entrambi previsti in forma di concerto e con pubblico in sala opportunamente distanziato. Mentre l’esecuzione di Falstaff (era prevista la partecipazione di Bryn Terfel, Simon Keenleyside e Antonio Pappano alla direzione) è stata cancellata, Ariodante di Georg Friedrich Händel è rimasto in cartellone e proposto in diretta streaming la sera di venerdì 20 novembre, senza pubblico in sala.

In tempi normali si sarebbe trattato di un evento fortemente simbolico, accompagnato da una produzione in grande stile. Ariodante è stata la prima opera composta da Händel per il teatro che sorgeva sullo stesso sito dell’attuale ROH. Dal suo debutto nel 1735, il titolo – strano ma vero – non era più stato proposto al Covent Garden. Da un paio di anni a questa parte, il teatro londinese sta portando avanti, con un buon successo di critica e pubblico, un progetto di riscoperta dei titoli del caro Sassone per riportarli stabilmente in cartellone. Se nel 1735 Händel aveva potuto fare affidamento su tutte le forze del teatro londinese, incluso coro e corpo di ballo, per questo ritorno a porte chiuse al Covent Garden si punta invece su una versione ridotta che elimina tutte le danze orchestrali e i balletti a fine atto, taglia qualche aria minore e affida gli interventi corali al gruppo di solisti. In compenso, le arie vengono eseguite nella loro forma tripartita senza tagli. Una selezione di musicisti dell’orchestra della ROH era diretta in scena dallo specialista di musica barocca Christian Curnyn. Per evitare la staticità di un’esecuzione concertistica in senso stretto, gli artisti entrano ed escono a ogni scena e sono liberi di muoversi e di interagire sul palcoscenico (anche se a debita distanza l’uno dall’altro), senza l’ausilio di alcun oggetto scenico e usando solo le colonne dorate dell’arco di proscenio come appoggio. Un buon uso delle luci e delle riprese, spesso di lato o dal basso, aggiunge drammaticità alla messa in scena. Una luce blu proiettata sui panelli di legno che delimitano lo spazio scenico rende invece con efficacia l’atmosfera notturna della sinfonia introduttiva del secondo atto. I cantanti indossano abiti moderni, anche se in qualche caso è possibile ravvisare una qualche pertinenza con i personaggi. Ariodante indossa stivali di pelle e una casacca nera quasi a nascondere le fattezze femminili dell’interprete, Ginevra indossa due abiti da sera (uno verde luccicante che rende la felicità delle nozze imminenti nel primo atto e uno nero che rende la disperazione sul finire del secondo atto) mentre il Re di Scozia è un re moderno in doppio petto.

Il ruolo del titolo, che fu del castrato Carestini, era affidato al mezzosoprano irlandese Paula Murrihy, pienamente a suo agio in questo ruolo en travesti sia per portamento in scena che per facilità nel gestire le difficoltà tecniche. La voce è abbastanza fluida e omogenea, con delle buone possibilità coloristiche. In “Scherza infida”, presa con tempo non troppo dilatato, esalta la sofferenza del personaggio con delle belle sfumature e controllo delle dinamiche ma anche con trasporto teatrale in certi momenti (anche se a volte questo va a discapito dell’intonazione e della pulizia). In “Con l’ali di costanza” e “Dopo notte” Murrihy predilige il senso espressivo e musicale della coloratura, che risulta ben sgranata, ma composta, senza essere meccanica. Chen Reiss ha già interpretato con successo il ruolo di Ginevra in passato e anche in questa occasione si conferma un’interprete vocalmente e stilisticamente versatile. È gioiosa e sicura nelle colorature di “Volate, amori”; mantiene la tensione del discorso musicale con vulnerabilità espressiva in “Il mio crudel martoro”, mentre mostra tutta la sua la limpidezza timbrica in “Io ti bacio”.
Sophie Bevan è una Dalinda combattuta e con più spessore drammatico rispetto ad alcune interpretazioni leggere che vengono date di questo personaggio. La voce è estesa e potente, anche se gli acuti risultano talvolta metallici. I passaggi di coloratura, sia in “Il primo ardor” e in “Neghittosi or voi che fate” risultano un po’ frenetici, ma rendono i contrasti del personaggio a livello interpretativo. Il Polinesso di Iestyn Davies non è il bad-boy sfrontato a cui siamo stati abituati negli ultimi anni (basti pensare alle interpretazioni che di questo ruolo ha dato Christophe Dumaux), ma è comunque ingannatore, vile e beffardo al punto giusto. Il range di volume è limitato (qualche volta viene sovrastato dall’orchestra), ma il suo canto brilla soprattutto nei cantabili ampi come in “Spera per voi, sì, sì”, dove è musicale ed espressivo. Nei recitativi è molto presente mentre le arie virtuosistiche (“Coperta la frode”, “Se l’inganno sortisce felice”, “Dover, giustizia, amor”) non sono prese a velocità vertiginosa e la coloratura è talvolta non molto sgranata, ma dall’altro lato rimane ben legata e nello stile. Interessanti e poco scontate alcune delle sue risoluzioni finali nei da capo, quasi a sottolineare il tratto ingannatore e poco limpido del personaggio.
Ed Lyon è un Lurcanio di bella presenza che rende interessante un ruolo che passa spesso in secondo piano. Al netto di qualche durezza e di una dizione perfettibile, Lyon ha grazia nel fraseggio e mostra delle belle dinamiche come in “Del mio sol vezzosi rai” mentre in “Il tuo sangue, ed il tuo zelo” rende bene la furia in musica e sfoga in acuto senza problemi. Nei panni del re di Scozia, il basso-baritono Gerald Finley si conferma un vero fuoriclasse, autorevole per presenza scenica ma anche per nobiltà ed eleganza del canto, grazie a una voce ben timbrata e sostenuta dal fiato in modo impeccabile. Le note gravi non sono molto sonore ma la voce è omogenea su tutta la gamma e complessivamente ben estesa. Morbida e calda l’esecuzione di “Voli co’ la sua tromba”, splendida la pulizia espositiva di “Invida sorte avara”, sentita l’interpretazione di “Al sen ti stringo” con un bel legato e suoni ben appoggiati. Corretto, nei pochi interventi che gli spettano, l’Odoardo di Thando Mjandana, munito di una voce interessante e che meriterebbe maggiore spazio.

La direzione di Christian Curnyn punta sulla compattezza del suono sottolineando i diversi effetti della musica barocca ma con compostezza, senza esasperazioni “barock’n roll”. Il risultato è ammirevole tenuto conto che non si tratta di un gruppo di specialisti della musica barocca e la maggior parte dei musicisti della ROH suona su strumenti moderni, ma con buona consapevolezza stilistica. Ottimi gli interventi del fagotto in “Scherza infida” e del corno in “Voli co’ la sua tromba”. Un peccato per i brani orchestrali tagliati, ma perlomeno lo streaming risulta scorrevole e senza lungaggini.

In conclusione, una buona esecuzione grazie a un cast ben assortito impreziosito da qualche punta di diamante (Finley e Reiss in primis mentre Murrihy è una rivelazione). Rimane un po’ di amarezza per quello che sarebbe potuto essere un ritorno con una produzione in gran pompa, ma l’esecuzione ha reso comunque pienamente giustizia alla musica di Händel. Non rimane quindi che sperare di rivedere in futuro Ariodante sul palcoscenico della ROH, questa volta con l’ausilio del corpo di ballo e del coro. Per chi fosse interessato alla visione, lo streaming rimarrà visibile per 30 giorni sulla piattaforma digitale della ROH (https://stream.roh.org.uk). L’accesso è a pagamento, al costo di 10 sterline.

Royal Opera House
ARIODANTE
Dramma per musica in 3 atti
Libretto di autore ignoto, da “Ginevra, Principessa di Scozia” di Antonio Salvi
Musica di Georg Friedrich Händel
Esecuzione in forma di concerto

Ariodante Paula Murrihy
Ginevra Chen Reiss
Dalinda Sophie Bevan
Polinesso Iestyn Davies
Lurcanio Ed Lyon
Il re di Scozia Gerald Finley
Odoardo Thando Mjandana

Orchestra e Coro della Royal Opera House
Direttore Christian Curnyn
Streaming a pagamento da Londra, 20 novembre 2020
https://stream.roh.org.uk

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