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Leonore – Freiburger Barockorchester, René Jacobs (Harmonia Mundi CD)

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Se, come Florestano, siete reclusi, costretti da un carceriere spietato, che risponde al nome di un virus piuttosto che a quello di Don Pizarro, allora non vi si può che augurare che giunga a riportarvi speranza, se non la vostra Leonora, quella incisa da René Jacobs alla guida della Freiburger Barockorchester per l’etichetta Harmonia Mundi. Se l’intento era quello di rendere un omaggio al genio di Ludwig von Beethoven nel 250° della nascita, non solo omaggio non poteva essere a nostro avviso più riuscito, in considerazione del suo scopo, ma più opportuno in una situazione così nuova per la nostra società, poiché esso traduce in forma purissima quel messaggio sublime di speranza che Beethoven seppe far risuonare, nel corso di tutta la sua produzione, riemergendo dalla sua esplorazione delle profondità dell’animo umano. Un messaggio di cui oggi ci rendiamo conto di avere quanto mai bisogno, ben oltre la contingenza attuale.

Perché, dunque, Leonore, nella versione del 1805, piuttosto che Fidelio del 1816? Non è certo la prima edizione discografica e non risponde pertanto a quel gusto per il desueto o a quella volontà di far luce sui percorsi di un compositore che si accompagna spesso a eventi celebrativi di questo tipo. René Jacobs spiega le ragioni della sua scelta in poche ma significative pagine che accompagnano il libretto. Diciamo subito, anzi, che la confezione di questa edizione limitata è tanto bella quanto il contenuto. Chi la acquistasse avrà fra le mani un piccolo libro di 160 pagine, con stampa su carta lucida e rilegato con elegante copertina rigida, all’interno del quale, in prima e ultima pagina, sono riposti i due CD. Le ragioni addotte da Jacobs sono sostanzialmente quattro: i tagli apportati alla partitura nella lunga metamorfosi che condurrà a Fidelio sarebbero ingiustificati rispetto alle accuse, mosse da alcuni amici di Beethoven dopo il fiasco della prima, di eccessiva lunghezza e avrebbero portato, nella Leonora del 1806, al sacrificio di pagine di grande valore come l’aria di Rocco “Hat man nicht auch Gold beineben” o il magnifico duetto fra Marzelline e Leonore “Un in der Ehe froh zu leben”. L’Ouverture Leonore n.2 meglio si adatterebbe all’opera e alla drammaturgia che è in essa riflessa e anticipata sino alla sua soluzione finale; la drammaturgia stessa risulterebbe più coesa e meglio organizzata in un crescendo di brani musicali, dal solo al quartetto o al coro, senza sacrificare alcuni personaggi che, in Fidelio, escono di scena anticipatamente; ultimo motivo per considera la Leonore del 1805 la migliore versione fra quelle esistenti, il finale che introdurrebbe un effetto sorpresa carico di una tensione degna di Hitchcock, secondo Jacobs.

Ma più che con le parole, il direttore dimostra questa sua convinzione con la sua esecuzione, che è una lezione di equilibri sonori e formali incommensurabile. Jacobs coglie alla perfezione chi fosse il Beethoven del 1805, al suo primo approccio con l’opera, padrone dei propri mezzi, sospeso fra l’ammirazione del modello mozartiano e le grandi pagine che egli stesso scriverà negli anni a venire, saldo nel dominio della forma, ma già proiettato verso la modernità romantica che ridisegnerà i canoni artistici del secolo nascente (si ascolti ad esempio l’introduzione all’aria di Florestano del terzo atto). La cura del suono è minuziosa e le parti sono perfettamente bilanciate, così che nulla sfugge della scrittura e dell’orchestrazione beethoveniane. La Freiburger Barockorchester asseconda perfettamente le intenzioni di Jacobs e si presenta preparatissima a una prova non solo di grande caratura espressiva, ma anche di precisione e pulizia tecniche. Precisione, pulizia ed equilibrio: in questi termini risiede la cifra di questa Leonore, in cui si cercherebbero invano dei difetti, perché la fedeltà alla partitura è assoluta. Non c’è segno vergato da Beethoven che non venga rispettato e reso all’interno di un rigoroso quadro formale e interpretativo, alla cui realizzazione concorrono tutti i solisti.

Marlis Petersen ha una voce non possente, ma perfettamente educata allo stile classico e disegna una Leonore credibile, capace di grande dolcezza e pronta all’esplosione di gioia nel duetto “O namen, namenlose Freude!”; sorretta da una solida tecnica affronta con sicurezza e sì, ripetiamolo ancora, pulizia, le parti di coloratura che rispetto a Fidelio sono qui più numerose. Ottimo anche il Florestan di Maximilian Schmitt che cesella il recitativo “Gott! Welch Dunkel hier!” abbellendolo di colori e sfumature ricchissimi e mantenendo, nel corso di tutto il terzo atto, grazie a un controllo tecnico assoluto, quanto promette in queste prime battute. Robin Johannsen, voce chiara, bene timbrata, solida tecnica, è una Marzelline di grande umanità, fresca e tenera, genuina nell’espressione dei sentimenti che il personaggio esprime, perfetta nel duetto del secondo atto con Fidelio/Leonore; piccata, indispettita ma anche imbarazzata e comprensiva nel duetto con l’eccellente Joaquino di Johannes Chum, bel timbro di tenore leggero, costantemente a fuoco in tutti numeri, capace di comunicare con convinzione, attraverso il canto, il suo amore fedele e fiducioso per Marzelline. Rocco ha la voce profonda dal timbro morbido e pastoso di Dimitry Ivashcehnko, un carceriere e padre amorevole e ironico nella citata Gold-Arie, saggio e posato, eppure divertito, nel terzetto del primo atto innanzi alle schermaglie dei due amorosi. Misurato, lontano da qualunque eccesso, eppure autoritario nel fraseggio, il Pizarro di Johannes Weisser, sfoggia un bel timbro baritonale omogeneo in tutta l’estensione e una dizione da manuale. All’altezza di tutto il cast il Don Fernando di Tarq Nazmi, e Florian Feth e Julian Popken quali Erster e Zweiter Gefangener. Encomiabile, infine, la prova della Zürcher Sing-Akademie diretta da Florian Helgath, assolutamente perfetta negli interventi corali per omogeneità fra le parti, colore e chiarezza nella resa armonica e nel contrappunto.

Un cofanetto da non perdere e da riascoltare più volte, perché se Fidelio è il capolavoro ultimo, questa Leonore è tuttavia, anche per chi non concordasse con la posizione di Jacobs, un’opera compiuta presentata qui in un’esecuzione eccelsa, anche nella resa tecnica.

Ludwig van Beethoven
LEONORE
Opera in 3 atti, op. 72, edizione del 1805
Libretto di Joseph Sonnleithner

Leonore Marlis Petersen
Florestan Maximilian Schmitt
Rocco Dimitry Ivashchenko
Marzelline Robin Johannsen
Don Pizarro Johannes Weisser
Don Fernando Tareq Nazmi
Jaquino Johannes Chum
Erster Gefandener Florin Feth
Zweiter Gefandener Julian Popken

Freiburger Barockorchester
Direttore René Jacobs
Zürcher Sing-Akademie diretta da Florian Helgath
Live recording Philarmonie de Paris, 7 Novembre 2017
Etichetta: Harmonia Mundi
Formato: cd
N. supporti: 2

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