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La Fenice propone su YouTube gli irresistibili “Chevaliers” di Hervé

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Proseguono su YouTube gli appuntamenti con l’opera del Teatro La Fenice: da giovedì 28 maggio è disponibile gratuitamente la versione integrale de Les Chevaliers de la Table ronde (I cavalieri della tavola rotonda) di Florimond Ronger detto Hervé, rappresentata per la prima volta in Italia al Teatro Malibran nel febbraio 2016, nell’ambito della manifestazioni per il Carnevale della Fenice. Un’edizione accolta da un successo di pubblico clamoroso.

Si tratta di una produzione di Palazzetto Bru Zane – Centre de musique romantique française, che dal 2009 promuove la riscoperta e la diffusione del patrimonio musicale francese dell’Ottocento. Andata in scena per la prima volta nel 1866 al Théâtre des Bouffes-Parisiens, l’opéra-bouffe di Hervé viene presentata in una trascrizione per tredici voci e dodici strumentisti a cura di Thibault Perrine e affidata ai cantanti e ai musicisti della Compagnie Les Brigands. Una formazione strepitosa, capace di far risaltare tutte le componenti più tipiche di un genere che ondeggia tra il teatro dell’assurdo e l’intrico dei nonsense. Piena di colpi di scena e trovate divertenti, la storia de Les Chevaliers è popolata da improbabili personaggi ispirati al ciclo arturiano. La musica di Hervé asseconda il plot con continui cambiamenti di tono e le indispensabili inflessioni caricaturali e grottesche, senza mai rinunciare alla leggerezza e all’eleganza.

La regia di Pierre-André Weitz – autore anche dei costumi e di scene a strisce bianconere di accattivante semplicità – dimostra che, in questo repertorio, la ricetta per far funzionare la festa consiste nel considerare l’operetta per quello che è, nel rappresentarla in tutta la sua convenzionalità e artificiosità di teatro d’intrattenimento. Naturalmente con charme, rispetto e coscienza della fragilità del genere. Dalla prima all’ultima nota, il ritmo rappresentativo è talmente esilarante e mozzafiato che in due ore filate di spettacolo non c’è mai un attimo di noia o di stanchezza. Non ricordo di aver mai visto in un’operetta un lavoro di squadra così accurato e preciso. I giovani interpreti della compagnia Les Brigands passano dalle parti recitate al canto e viceversa con una naturalezza impressionante; cantano, mimano e ballano sfoggiando grande affiatamento e una sbalorditiva quantità di brio e dinamismo. Non ha senso scendere nel dettaglio delle singole prestazioni vocali, comunque valide. L’analisi delle emissioni, per una volta, può passare in secondo piano di fronte a caratterizzazioni teatrali irresistibili. Pertanto, vanno elogiati tutti in blocco: Damien Bigourdan, Antoine Philippot, Arnaud Marzorati, Mathias Vidal, Ingrid Perruche, Lara Neumann, Chantal Santon-Jeffery, Clémentine Bourgoin, Rémy Mathieu, David Ghilardi, Théophile Alexandre, Jérémie Delvert, Pierre Lebon.

La direzione di Christophe Grapperon, infine, riesce a farci dimenticare che in buca ci sono soltanto dodici strumentisti: la tavolozza di colori e la gamma dinamica sono più che appaganti, i ritmi incalzanti e vitali, i fraseggi vari e raffinati.

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