Firenze, Teatro Goldoni – Recital di Veronica Simeoni e Michele D’Elia

Nonostante l’aria greve che si respira in tutto il Paese, in particolare nelle istituzioni teatrali, e il già avvenuto rinvio a causa della prima ondata della pandemia, Veronica Simeoni e Michele D’Elia, nell’ambito della Stagione del Teatro del Maggio, riescono finalmente ad approdare sul palco del delizioso Teatro Goldoni di Firenze per presentare al pubblico il loro ultimo disco uscito all’interno della collana Maggio Live (e da Connessi all’Opera già recensito). Il titolo Voix d’espoir è mutuato da una composizione donizettiana presente nel CD e che in questo momento, come sottolinea anche la Simeoni dopo l’esecuzione del pezzo stesso, sembra acquisire un valore simbolico in più dato il momento difficile che stiamo tutti vivendo.
Il programma, incentrato soprattutto sulla musica da camera francese, è intervallato dagli interventi dei critici Elvio Giudici e Jorge Binaghi, e del compositore Federico Biscione, che dialogano tra di loro per illustrare le particolarità dei brani eseguiti e offrire spunti di riflessione. Corollario a un recital che si può considerare un vero e proprio viaggio nella musica francese del secondo Ottocento, dove vengono alternate mélodies ad arie d’opera, in un connubio che illustra perfettamente l’ambiente dei salotti parigini del periodo, di cui sicuramente il più importante esempio fu quello di casa Viardot, attorno al quale gravitarono quasi tutti i compositori di cui si eseguono i brani in questa sede.

I primi tre pezzi di Reynaldo Hahn mostrano una Veronica Simeoni perfettamente a suo agio in questo repertorio. La voce si espande senza difficoltà nella piccola sala, che le permette di cesellare con perizia il dettato musicale; i centri hanno modo di risuonare con tutte le loro sfumature, mentre le discese nei gravi risultano sempre ben controllate e gli acuti sicuri e di facile esecuzione. Si mes vers avaient des ailes composta da Hahn a 14 anni su un testo di Victor Hugo, è resa con una interpretazione calma e controllata, che diventa poi calda e appassionata nella successiva À Chloris, anche grazie all’accompagnamento seducente di Michele D’Elia. L’énamourée invece si avvale di alcuni avvincenti giochi di colori vocali che fanno risplendere queste mélodies come dei veri e propri gioiellini.
In un tale intimo contesto Les Nuits d’été di Hector Berlioz riacquistano la loro originale funzione cameristica, e certamente l’accompagnamento non fa rimpiangere la mancanza di una compagine orchestrale. In una Villanelle eseguita con giusti accenti, Simeoni riesce a cogliere la patina malinconica e disincantata della composizione. Meno centrata dal punto di vista interpretativo appare invece Le spectre de la rose, molto salottiera, ma poco evocativa nella resa, al contrario de L’île inconnue, dove l’intesa tra il mezzosoprano e il pianista porta a vivere pienamente, in un atteggiamento distaccato ma pieno di fascino, il racconto del mare che si increspa per la tempesta.
Conclude questo primo segmento dedicato a Berlioz, il recitativo e aria di Didone dall’ultimo atto de Les Troyens, eseguito per la prima volta da Pauline Viardot nel suo salotto di Baden Baden nell’estate del 1859, occasione in cui il compositore sognò di avere la cantante come prima interprete in teatro sia di Cassandre che di Didon, cosa che poi mai avvenne. Sarà per questo motivo che la scelta del brano appare assai azzeccata in questo programma, e si ripete senza problemi la sensazione delle Nuits d’été, per cui l’accompagnamento di D’Elia risulta pregnante e convincente al massimo. La Simeoni sa essere altera nel recitativo iniziale, ma non esita ad abbandonarsi a squarci lirici e malinconici, soprattutto nell’aria, eseguita con afflato tragico e una tendenza a scarnificare i suoni per renderli più diafani e sognanti.

La trasposizione per pianoforte della Meditation religieuse della Thaïs di Jules Massenet, eseguita da D’Elia con afflato romantico ma senza indulgere in sontuosità superflue, introduce la nota D’amour l’ardente flamme in cui Simeoni si fa interprete accorata, nonostante la voce perda leggermente smalto nei passaggi più concitati. Convince appieno invece l’esecuzione di Voix d’espoir, romanza da camera di Gaetano Donizetti che è praticamente la prima stesura di “Una furtiva lagrima”: la linea melodica è esattamente la stessa, e risulta che il compositore bergamasco abbia inserito l’aria nell’atto finale di Elisir solo pochi giorni prima dell’andata in scena, provocando non pochi attriti con il librettista Felice Romani, convinto che inserimento della romanza fermasse eccessivamente l’azione scenica. Questa piccola composizione è forse ancora più malinconica della successiva versione operistica, e il duo protagonista comunica tutta questa sensazione, senza tuttavia eccedere nel patetismo.

I Trois esquisses lyriques pour chant et piano, composti da Federico Biscione nel 1992, si trovano in programma in virtù dei testi messi in musica, opera di Verlaine, Rimbaud e Baudelaire, e per il loro uso della voce non sperimentale, con tocchi tipicamente novecenteschi, ma in linea con quello che veniva fatto da autori come Debussy a inizio secolo. Simeoni mette in luce una ottima tecnica nei passaggi più gravi, che conferiscono, insieme all’accompagnamento, un’atmosfera cupa a questi pezzi. Chiude la parte ufficiale del programma l’aria di Dalila “Amour, viens aider ma faiblesse”, in cui il mezzosoprano esalta la linea melodica grazie a una discreta omogeneità di timbro e acuti saldi, mentre il fraseggio risulta curato, ma leggermente prevedibile.
Il duo accoglie gli applausi convinti dell’invero limitato pubblico regalando un unico bis, Ich bin der Welt abhanden gekommen, il quarto dei Rückert-Lieder di Gustav Mahler, dedicato in questa occasione da una commossa Simeoni alla memoria di Luca Targetti. [Rating:4.5/5]

Teatro del Maggio – Stagione 2020/2021
IL SALOTTO MUSICALE
Recital, riflessioni e incontro di presentazione
del nuovo CD Maggio Live “Voix d’espoir”

Reynaldo Hahn
Si mes vers avaient des ailes
À Chloris
L’énamourée

Hector Berlioz
Les Nuits d’été (6 liriche op. 7):
1. Villanelle
2. Le spectre de la rose
6. L’île inconnue
Les Troyens: Les Troyens à Carthage, monologo e aria di Didon
“Ah, je vais mourir… Adieu, fière cité”

Jules Massenet
Thais, Meditation religieuse per pianoforte

Hector Berlioz
La Damnation de Faust, Aria di Marguerite “D’amour l’ardente flamme”

Gaetano Donizetti
Voix d’espoir

Federico Biscione
Trois esquisses lyriques pour chant et piano
1. La lune blanche
2. Le Démon
3. La nouvelle année

Camille Saint-Saëns
Samson et Dalila, Aria di Dalila “Amour! Viens aider ma faiblesse”

Bis:
Gustav Mahler
Rückert-Lieder, 4. Ich bin der Welt abhanden gekommen

Pianoforte Michele D’Elia
Mezzosoprano Veronica Simeoni
Firenze, Teatro Goldoni, 24 ottobre 2020