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Firenze, Teatro del Maggio – Recital di Juan Diego Flórez

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Era il 1998. Juan Diego Flórez compariva al Festival del Maggio Musicale Fiorentino nel ruolo del protagonista del rossiniano Le Comte Ory a fianco di Annick Massis, sotto la direzione di Roberto Abbado e con la regia di Lorenzo Mariani. Pochi mesi dopo, veniva chiamato a sostituire Roberto Saccà nel ruolo di Fenton in una recita della nuova produzione di Falstaff firmata da Willy Decker, direttore Antonio Pappano. Da quel momento il tenore peruviano non è più comparso sulle scene fiorentine fino ad adesso, quando Alexander Pereira, nonostante la defezione di Edita Gruberova, riesce a inanellare in una settimana due recital prestigiosi come questo e il prossimo di Cecilia Bartoli dedicato a Farinelli.
Nonostante il cambio di luogo a causa dei capricci meteorologici, dalla Cavea all’aperto alla sala al chiuso, con conseguenti problemi di ricollocazione dei posti, il pubblico non vede l’ora di vedere il divo all’opera in un programma di arie che spazia nel repertorio ottocentesco, da Rossini a Puccini. A tenere le redini del tutto troviamo Carlo Rizzi che guida un’Orchestra del Maggio Fiorentino in ottima forma, encomiabile per compattezza e politezza del suono. Così la Sinfonia del Barbiere di Siviglia che apre il concerto si distingue per i tempi scattanti e una voglia di narrare piacevolmente la musica, senza indulgere in dettagli marcati.

Flórez, accolto al suo ingresso da un intenso e prolungato applauso, inizia l’impegnativo programma con Rossini, da sempre al centro del suo repertorio, ma lo fa con due pezzi per lui inusuali: la cavatina “Reggia aborrita” di Oreste da Ermione, ruolo scritto per Giovanni David, che vede anche il funzionale apporto di Antonio Garés a sostenere le brevi frasi di Pilade, e la scena e aria di Giocondo “Oh come il fosco impetuoso nembo… Quell’alme pupille” da La pietra del paragone, eseguita, come già a Pesaro lo scorso agosto, con la conclusione alternativa “Ah! Ch’io sento in mezzo al core”, scritta per Manuel García per una progettata prima romana dell’opera (e infatti si tratta di una rielaborazione di “Non ha core chi non sente” dell’Elisabetta, regina d’Inghilterra, in cui García fu primo interprete di Norfolc). Flórez esibisce già qui una voce corposa, ben proiettata e connotata dal suo timbro solare e schietto, con una salita piuttosto facile all’acuto, e un affondo nei gravi tecnicamente ottimale.
L’aria di Oreste viene eseguita con comprensibile prudenza ma ottimo dominio tecnico, che, pur non trovando il tenore caratterialmente a suo agio con le lacerazioni psicologiche del personaggio, gli permette di sgranare con sapienza le agilità, mandando in visibilio il pubblico. Più centrata appare l’aria di Giocondo de La pietra del paragone, dove la voce può dispiegarsi nelle arcate della morbida linea di canto e nel carattere più lirico del pezzo.
Segue una Sinfonia di Norma diretta da Rizzi in modo impetuoso ma sempre attento alla compattezza delle sezioni, che introduce la cavatina di Pollione “Meco all’altar di Venere”, stilisticamente ottimale, in cui Flórez sfoggia acuti sicuri, anche se non più perfettamente lucenti come un tempo, in un profluvio eroico di agilità nel finale. La prima parte si chiude con Donizetti, il cui “Tombe degli avi miei… fra poco a me ricovero” della Lucia di Lammermoor, colpisce per il senso di tornitura dato al fraseggio musicale.

Dopo una breve pausa, si apre una seconda parte dedicata principalmente al repertorio francese tardo ottocentesco verso cui il tenore sta ultimamente dirottando i suoi interessi. Tuttavia, la canzone di Kleinzach da Les contes d’Hoffmann risulta generica nel fraseggio, richiedendo un lato grottesco e drammatico che Flórez non possiede interamente. Le cose funzionano meglio nell’aria di Faust, “Salut, demeure chaste et pure”, e soprattutto in “Je suis seul!…Ah! Fuyez, douce image” dalla Manon massenettiana, in cui la voce tenorile brilla nel registro centrale ricco e nelle espressioni appassionate. Rizzi intervalla le arie con un generico nell’Entr’acte di Carmen, e un Intermezzo di Manon Lescaut, eseguito in modo magniloquente. La sezione ufficiale del concerto si conclude nel segno di Puccini con “Che gelida manina”, in cui Flórez appare a suo agio nell’esprimere l’esuberante giovinezza di Rodolfo, sfumando e alleggerendo l’emissione in un gioco quasi virtuosistico, ma mai troppo esuberante.
I bis si aprono con gli immancabili pezzi per chitarra e voce. E in questo repertorio il tenore peruviano si dimostra un autentico fuoriclasse, modulando la voce in sfumature soggioganti: “Parlami d’amore Mariù” acquista i caratteri di una vera serenata sensuale, mentre “Cucurrucucú Paloma” ha tutta la malinconia di un fado uscito da notti iberiche, in cui Flórez esibisce una tenuta dei fiati magistrale. Il pubblico, già entusiasta durante il concerto, nel finale esplode in un vero delirio, soprattutto ai bis con orchestra: un “Nessun dorma” piuttosto lento, un po’ manierato nell’espressione, ma senza particolari forzature vocali, e una ripetizione conclusiva di “Che gelida manina”.

Teatro del Maggio Musicale Fiorentino – Stagione 2020/2021
RECITAL DI JUAN DIEGO FLÓREZ

Gioachino Rossini
Il barbiere di Siviglia, Sinfonia
Ermione, “Reggia aborrita… Che sorda al mesto pianto”
La pietra del paragone, “Oh come il fosco impetuoso nembo… Quell’alme pupille”
con conclusione alternativa “Ah! Ch’io sento in mezzo al core”

Vincenzo Bellini
Norma, Sinfonia
Norma, “Meco all’altar di Venere”

Gaetano Donizetti
Lucia di Lammermoor, “Tombe degli avi miei… Fra poco a me ricovero”

Jacques Offenbach
Les Contes d’Hoffmann, “Il était une fois à la cour d’Eisenach”

Georges Bizet
Carmen, Entr’acte

Charles Gounod
Faust, “Quel trouble inconnu me pénètre?… Salut, demeure chaste et pure”

Jules Massenet
Manon, “Je sui seul!… Ah! Fuyez, douce image”

Giacomo Puccini
Manon Lescaut, Intermezzo
La Bohème, “Che gelida manina”

Bis
Vittorio De Sica, Parlami d’amore Mariù
Carlos Gardel, El día que me quieras
Tomás Méndez, Cucurrucucú Paloma

Giacomo Puccini
Turandot, “Nessun dorma”
La Bohème, “Che gelida manina”

Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Carlo Rizzi
Tenore Juan Diego Flórez
Tenore Antonio Garés
Firenze, Teatro del Maggio, 30 settembre 2020

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