Firenze, Teatro del Maggio – La rondine

“Io operetta non la farò mai. Opera comica, sì, vedi Rosenkavalier, ma più divertente e più organica”, così Giacomo Puccini risponde all’amico viennese Angelo Eisner in merito alla proposta di scrivere un’operetta ricevuta nell’ottobre 1913 dagli impresari del Carltheater di Vienna. Siamo all’inizio della travagliata gestazione de La rondine, che troverà la luce solo a Montecarlo quattro anni dopo, per poi essere modificata più volte fino al 1924. Proprio nelle parole del compositore si trova la migliore chiave interpretativa di questo lavoro considerato spesso minore, ma che sa coniugare una festosità tutta francese a una malinconia interamente mitteleuropea. La stessa scrittura vocale di Magda, basata tutta sul canto di conversazione in cui si aprono virate acute nei momenti sognanti, è infatti chiaramente ispirata a quella della Marschallin straussiana; entrambi i personaggi hanno provato a evadere dalla propria vita con relazioni apparentemente fresche e nuove, ma che servono solo a ritardare il regolamento di conti con la realtà: il finale dolceamaro delle decisioni sagge riporta tutti al proprio posto, dopo aver visto vanificarsi davanti agli occhi una illusione di felicità riparatrice.

Come accade spesso in Puccini e Strauss, il nocciolo di una buona riuscita sta nella protagonista. Per questa ripresa dell’allestimento che aveva inaugurato la stagione 2017/18, Aylin Pérez debutta nel ruolo di Magda, risultando apprezzabile ma non memorabile. Il suo punto di forza è sicuramente il registro acuto saldo e ben timbrato, che il soprano sa manovrare anche in smorzature e filati degni di nota, come nell’aria “Chi il bel sogno di Doretta” o nel finale. Risulta invece poco incisiva nel canto di conversazione che anima tutta la prima parte dell’opera, non avendo un registro centrale seducente e difettando nell’articolazione delle frasi. Le cose migliorano durante la recita, e l’ultimo atto risulta sicuramente sentito, con alcuni momenti interessanti, pur rimanendo l’impressione di un personaggio risolto a metà, anche a causa di una presenza scenica non sempre dirompente.
Lisette non sarebbe un ruolo ideale per Roberta Mameli, molto più portata per tempra alle tragiche eroine barocche, e infatti sconta una certa fissità negli acuti: lo strumento inoltre avrebbe bisogno di un maggiore supporto dal podio, soprattutto nei momenti concitati. Tuttavia, il soprano finisce per convincere grazie alla varietà di accenti, a un ottimo fraseggio, a una notevole spigliatezza scenica, che trovano compimento soprattutto nei duetti con Prunier.
Dmytro Popov, chiamato a sostituire Roberto Aronica in tutte le recite, è un Ruggero funzionale, dotato di un bel timbro brunito, ma con una tendenza a spingere eccessivamente nella zona alta della tessitura. Francesco Castoro è invece un Prunier lirico dallo strumento chiaro e ben proiettato, che sa destreggiarsi bene soprattutto nel registro centrale e acuto. Francesco Verna tratteggia un Rambaldo compassato, ma efficace dal punto di vista vocale. Tra i numerosi personaggi di contorno, tutti piuttosto centrati, spicca la Yvette di Francesca Longari per la bella voce rotonda e ben emessa.

Marco Armiliato dirige con solido mestiere, ora prediligendo tempi piuttosto rapidi, ora abbandonandosi a languori che alla lunga risultano eccessivi, pur sottolineando particolari di sicuro effetto. Manca tuttavia un vero equilibrio con le voci che avrebbero bisogno di maggior sostegno e tendono, invece, a perdersi tra le sonorità magniloquenti, che trovano comunque una loro ragion d’essere nel secondo atto. Se l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino si lascia guidare e appare piuttosto salda, il Coro sembra più titubante e meno reattivo, colpa probabilmente del distanziamento e delle visiere con cui i membri sono costretti a cantare.

Il secondo atto risulta infatti quello più intaccato dalle norme anti-Covid: coro e solisti cantano tutti con questa protezione, forse la soluzione di minore impatto e intralcio possibile, e rimangono sostanzialmente statici per evitare troppi assembramenti. Tra nuovi costumi per Magda e luci molto ripensate, con una predilezione per il rosso intenso, Denis Krief rimonta la sua regia di tre anni fa per i nuovi interpreti, ma non ripete il miracolo di allora: gli effetti macchiettistici risultano incrementati e sottolineati, i personaggi meno spigliati e i movimenti meno fluidi, anche se questo aspetto migliorerà sicuramente nel corso delle recite. Solo il terzo atto, pur senza i rotolamenti appassionati nel letto dei due protagonisti, mantiene l’originale poesia e forza teatrale, finendo per lasciare un bel ricordo.
Il pubblico della prima saluta festosamente il ritorno sulla scena di questo spettacolo, tributando applausi dopo i momenti topici, e ovviamente a fine recita, con punte di vero entusiasmo per Pérez. [Rating:3/5]

Teatro del Maggio – Stagione 2020/21
LA RONDINE
Commedia lirica in tre atti di Giuseppe Adami
Musica di Giacomo Puccini
Versione 1917

Magda Ailyn Pérez
Ruggero Dmytro Popov
Lisette Roberta Mameli
Prunier Francesco Castoro
Rambaldo Francesco Verna
Périchaud Nicolò Donini
Gobin Alfonso Zambuto
Crébillon Shuxin Li
Yvette Francesca Longari
Bianca Marta Pluda
Suzy Valentina Corò
Un maggiordomo Giovanni Mazzei

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Marco Armiliato
Maestro del coro Lorenzo Fratini
Regia, scene, costumi e luci Denis Krief
Allestimento del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Firenze, 22 settembre 2020