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Firenze, Cavea del Teatro del Maggio – Giuseppe Verdi: Messa da Requiem

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Nel suo monumentale libro Verdi and/or Wagner, edito nel 2011, Peter Conrad analizza e mette a confronto nei dettagli le figure dei due compositori che nell’immaginario collettivo dominano la produzione operistica dell’Ottocento. In uno dei primi capitoli, Conrad arriva a definire la musica di Giuseppe Verdi come ciò che i teorici del medioevo avrebbero chiamato musica humana, in quanto si propone di ascoltare i tormenti degli uomini e cerca di armonizzare i loro problemi, laddove quella di Richard Wagner, in quanto musica mundana, punta a ricostruire l’armonia dell’universo.

Questa interessante definizione risulta più che mai vera quando ci si trova ad assistere alla Messa da Requiem di Verdi che il Teatro del Maggio offre in omaggio alle vittime toscane della pandemia tuttora in corso e al personale sanitario della Regione Toscana che ha lavorato a stretto contatto con i malati: un segnale di vicinanza da parte della più importante istituzione musicale della città, che ha fortemente bisogno di fidelizzare nuovamente il suo pubblico. In questo ritorno all’originale funzione del Requiem in quanto composizione in memoria dei defunti, si avverte con forza come questa musica sia pensata per quelli che restano e devono fare i conti con la vita che va avanti, piuttosto che per coloro che se ne sono andati; si realizza così un forte atto di compassione, inteso come il sentire e affrontare insieme, grazie alle note di Verdi, le emozioni profonde che hanno segnato tutti noi negli ultimi mesi.

A officiare questo rito umano nella Cavea del Teatro del Maggio, scelta sicuramente più felice dal punto di vista acustico rispetto alla inizialmente prevista piazza della Signoria, c’è il direttore onorario a vita, Zubin Mehta, il quale, nonostante l’andatura lenta, dirige a memoria e appare musicalmente in forma. La sua non è certo una lettura rivoluzionaria, anzi risulta piuttosto prevedibile nelle dinamiche e nelle scelte di tempi: ne sono esempi l’inizio pensoso e malinconico, quasi tristaniano, del Requiem, o un Dies Irae impetuoso e al limite del violento, tanto che la tensione si smorza dopo poche battute. Non mancano tuttavia le intuizioni di effetto come la scelta di imprimere alle percussioni nel Lux aeterna un senso di angosciosa attesa; inoltre, anche se si riscontrano lentezze eccessive in sezioni come il Sanctus, la direzione del maestro indiano è comunque ben confezionata, tutta tesa a levigare i suoni e amalgamare le varie parti. I solisti infatti si inseriscono perfettamente nel tessuto generale, a cui concorrono una Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino in gran forma, compatta in tutte le sezioni, a parte qualche ottone poco a fuoco, e il Coro, preparato da Lorenzo Fratini, il quale si distingue per il suono vigoroso e deciso che sa stemperarsi in momenti più diafani e eterei.

I solisti scelti sono tutti veterani della composizione verdiana. Francesco Meli mostra le caratteristiche che ben conosciamo: timbro solare, buon volume e linea omogenea. Il tenore sconta tuttavia qualche difficoltà negli acuti e un vibrato piuttosto evidente nella zona alta della tessitura, ma questo non gli impedisce di farsi apprezzare nelle pieghe dell’Ingemisco e negli ottimi sussurri dell’Hostias. Krassimira Stoyanova inizia con qualche problema di intonazione, ma si riprende abbastanza presto, fino a brillare nei filati del Domine Jesu, affrontati con una notevole gestione dei fiati e acuti piuttosto saldi. Anche il Libera me Domine convince proprio nei momenti più distesi, mentre le parti più drammatiche risultano poco incisive, anche se il soprano gestisce con intelligenza e buona tecnica gli affondi nel registro di petto. Tale dominio della linea di canto va un po’ a scapito della articolazione, così che spesso risulta la meno comprensibile del quartetto nel porgere la parola del testo latino.
Michele Pertusi, chiamato all’ultimo a sostituire Ferruccio Furlanetto, si distingue per lo strumento di buon volume, il timbro scuro e la linea omogenea, ma fatica inizialmente a trovare dinamiche efficaci. Le cose migliorano dal Lacrymosa quando riesce a inserirsi in ottimo dialogo con il mezzosoprano, con accenti quasi paterni e consolatori. Elīna Garanča risulta senza dubbio la migliore in campo, grazie in primis a una voce vellutata e ben emessa con cui domina la parte senza problemi, dai gravi, affrontati con ottima perizia tecnica, agli acuti scintillanti. Oltre alla appropriatezza vocale e alla padronanza ritmica, vi è anche la capacità di piegare lo strumento a una notevole varietà di sfumature, fornendo una interpretazione sfaccettata e mai scontata della sua parte. Infatti se il Liber scriptus è degno di una sacerdotessa per la precisione e la solennità, gli accenti del Recordare si stemperano in un sentimento materno e cullante.
L’esecuzione, che prima dell’inizio il sovrintendente Alexander Pereira ha voluto dedicare anche alla memoria di Giorgiana Corsini e di Mariangela Gabriele, due donne recentemente scomparse che tanto hanno fatto per il Teatro, viene salutata in modo festoso dal folto pubblico che anima la Cavea in una ventosa serata di fine estate: un ottimo modo per iniziare la stagione.

Teatro del Maggio – Stagione 2020/21
MESSA DA REQUIEM
Musica di Giuseppe Verdi
In omaggio alle vittime toscane colpite dalla pandemia
e a tutto il personale sanitario della regione coinvolto

Krassimira Stoyanova soprano
Elīna Garanča mezzosoprano
Francesco Meli tenore
Michele Pertusi basso

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Zubin Mehta
Maestro del coro Lorenzo Fratini
Firenze, 30 agosto 2020

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