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Festival della Valle d’Itria 2020 – Premio del Belcanto Rodolfo Celletti a Sara Mingardo

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Sara Mingardo, novella Arianna, dipana il filo delle pene d’amore nel barocco e dei suoi ricordi al Festival della Valle d’Itria, ricevendo a Martina Franca il Premio del Belcanto intitolato a Rodolfo Celletti. Serata di grande musica e di grande emozioni quella vissuta da un pubblico numeroso e attento nel cortile di Palazzo ducale: sul palco, l’ottimo ensemble Il Pomo d’Oro, diretto da Francesco Corti, e il contralto che proprio a Martina Franca ha iniziato il suo importante percorso nel repertorio barocco, indirizzata da Celletti. Insieme a Sara Mingardo, si è esibito anche il soprano Francesca Aspromonte, in un programma molto interessante e ricercato, centrato sulla mitica figura di Arianna che, in linea con il tema del Festival (“Per ritrovare il filo” è il titolo) ha visto l’esecuzione di brani legati all’abbandono e alle pene d’amore.

Così, il pubblico ha potuto apprezzare il lamento “L’amante segreto” di Barbara Strozzi, tratto dal libro di Cantate, ariette e duetti del 1651, nonché l’aria della protagonista dalla Dafne di Antonio Caldara piuttosto che, di Pietro Antonio Locatelli, il Concerto grosso n. 6 dal titolo Il pianto di Arianna. Fra gli altri brani, anche “Son qual stanco pellegrino” da Arianna a Creta di Händel e “In amoroso petto” da Arianna a Nasso di Porpora, primo confronto a suon di partiture fra i due compositori nella Londra del XVIII secolo. Percorso raffinato, che ha consentito di apprezzare la bella voce nonché le notevolissime doti di intelligente fraseggiatrice e la grande musicalità di Sara Mingardo, ma pure la pregevole prestazione di Francesca Aspromonte, dalla voce chiara e duttile sia nel legato che nel virtuosismo. Eccellente la resa dell’ensemble barocco. Vivo il successo di pubblico, con ben due bis: il lamento di Didone di Purcell e il duetto “Pur ti miro” di Monteverdi.

Questa la motivazione del premio, consegnato dal direttore artistico Alberto Triola e dal presidente Franco Punzi e assegnato per la prima volta in undici edizioni a un contralto: “Premio del Belcanto Rodolfo Celletti 2020 a Sara Mingardo per i meriti artistici conseguiti nel corso di una lunga – e ancora piena e luminosissima – carriera, esemplare per intelligenza e coerenza di percorso, e per i traguardi di assoluto prestigio internazionale raggiunti. Per il prezioso contributo dato alle diverse fasi della cosiddetta “Belcanto Renaissance”, a partire dalle grandi interpretazioni di personaggi en travesti, che oggi restano di riferimento, nelle opere di Vivaldi, Händel e Rossini, ma anche per il lungo e fecondo rapporto con il repertorio seicentesco, soprattutto monteverdiano, che ha contribuito a indirizzare verso una spiccata e originale sensibilità contemporanea, pur nel più rigoroso rispetto dello stile e della prassi, e che oggi risulta modello imprescindibile. A tutto ciò hanno contribuito il timbro raro e prezioso, di autentico contralto; unico non solo per il colore e la compattezza, ma anche per l’inconfondibile carattere di spontanea nobiltà. Il dominio assoluto della tecnica, sempre messa al servizio delle esigenze espressive del canto, ha accompagnato negli anni lo sviluppo esemplare di una vocalità unica per omogeneità timbrica, morbidezza, fluidità, nobiltà di fraseggio e incisività di accento. Le sue innumerevoli interpretazioni, nella vastità degli ambiti e dei repertori esplorati, dal teatro musicale al liederismo, dal concertismo barocco a quello romantico e novecentesco, hanno contribuito a scrivere pagine memorabili della moderna storia del canto, mantenendo intatta l’impronta degli insegnamenti di Rodolfo Celletti, che per primo la indirizzò verso repertori in grado di valorizzarne la spiccata e rara natura contraltile. Un luminoso modello per le nuove generazioni di interpreti, che la sua feconda attività didattica contribuisce oggi a far crescere”.

“Ho cominciato qui – ha detto Mingardo incontrando i giornalisti – con Celletti che, dopo avermi ascoltata, come prima cosa mi disse: di quello che fai, quasi niente va bene. È stato lui ad aprirmi la strada del barocco: era molto preparato ma anche molto diretto. Aveva una grande passione per la voce grave femminile. Mi ha aiutato in particolare a sistemare la parte più bassa della mia voce che all’epoca era molto naturale ma poco lavorata. Andavo da lui a lezione a Milano e non si faceva pagare”. A proposito di Martina Franca, ha aggiunto: “Era il 1989, studiavo e provavo molto: quell’anno c’era Martine Dupuy e noi giovani ci nascondevamo dietro le pile di sedie per ascoltarla provare… sono molto emozionata di essere a Martina, dove ho solo bei ricordi e sono particolarmente felice di poter condividere la mia esperienza con i ragazzi dell’Accademia”. A chi le chiedeva dei giovani cantanti, ha risposto: “Ci sono tante belle voci anche oggi ma meno insegnanti severi che chiedono di più ai giovani, così capita che si pensi di essere arrivati dopo aver fatto poca carriera. Più maestri severi incontriamo, più abbiamo la possibilità di crescere: non bisogna fidarsi troppo dell’istinto”.

Festival della Valle d’Itria 2020
CONCERTO BAROCCO

Salomone Rossi
Sinfonia a 5. e a 3. si placet in Sol minore dal Secondo libro delle sinfonie e gagliarde
Barbara Strozzi
“L’amante segreto” n. 16 da Cantate, ariette e duetti op. 2
Antonio Caldara
“Che pietà da me chiedi?… La bella rosa” da Dafne
Pietro Antonio Locatelli
Concerto grosso n. 6 in Mi bemolle maggiore op. 7 “Il pianto di Arianna”
Georg Friedrich Händel
“Son qual stanco pellegrino” da Arianna in Creta
Johann Adolf Hasse
Sinfonia n. 6 in Sol minore op. 5
Antonio Vivaldi
Cantata Cessate omai, cessate RV 684
Nicola Antonio Porpora
“In amoroso petto” da Arianna in Nasso

Francesca Aspromonte soprano
Sara Mingardo contralto
Francesco Corti direttore al clavicembalo
Il Pomo d’Oro
Martina Franca, Cortile di Palazzo ducale, 29 luglio 2020

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