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Festival della Valle d’Itria 2020 – Il borghese gentiluomo

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Teatro, metateatro, musica, danza, ma anche una intelligente provocazione per il presente. Come in un mosaico, accosta tasselli diversi Il borghese gentiluomo, spettacolo costruito intorno al nucleo delle musiche di Richard Strauss, in scena al Festival della Valle d’Itria di Martina Franca.

Diciamo anzitutto che di qualità è stata l’esecuzione musicale, affidata alla bacchetta di Michele Spotti sul podio dell’orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari: il giovane direttore dipana le fila del discorso musicale con un gesto preciso e pulito, per un’esecuzione rivelatrice di una singolare consapevolezza culturale che riguarda Strauss e il suo tempo. In particolare questo Strauss, cameristico e prezioso nella scrittura come poteva essere il Klimt di quegli anni sul fronte visivo. Così il suono della compagine barese è luminoso, il fraseggio duttile, le dinamiche curate, puntuale il rilevo conferito ai diversi strumenti. Anche l’attenzione al canto è tale da consentire ai solisti di esibirsi con agio, pur nella dimensione ridotta dei rispettivi interventi. Ottima la prestazione dei cantanti coinvolti: l’elegante Vittorio Prato (Monsieur Jourdain), l’incisiva Ana Victoria Pitts (Pastore), la vivace Barbara Massaro (Pastorella), gli invitati turchi (Manuel Amati, Nico Franchini, Vassily Solodkyy, Alfonso Zambuto, Alberto Comes, Eugenio Di Lieto, Djokic Strahinja).

Ci tiene a dire che quella vista sul palco è una mise en espace e non una vera regia il regista – ci consenta la definizione – Davide Gasparro: “Tecnicamente è un’ipotesi di lavoro – spiega -, in cui diversi elementi vengono per così dire gettati sul palcoscenico. Nel caso del Borghese ci muoviamo su quel terreno sottile che separa il teatro musicale dal melologo e dal teatro di prosa. Ecco perché ho immaginato uno spettacolo costruito per frammenti visivi, che restituisca in modo adeguato il carattere della commedia”. Intento raggiunto nella vivacità dei movimenti, nella bella resa delle luci, nella surreale semplicità di un insieme nel segno della leggerezza, perfettamente coerente con la colta, ma anche divertita, ispirazione musicale di Strauss. Col valore aggiunto costituito da due bravissimi danzatori, Fabrizio Di Franco (ideatore pure dei movimenti scenici) e Matilde Gherardi, la cui presenza ha fatto da controcanto a musica e parole. Affidate, queste ultime, allo stesso Gasparro, in tre interventi recitati, scritti dal drammaturgo e romanziere Stefano Massini (che li ha invece interpretati alla prima del 14 luglio). Si tratta di brevi monologhi che partendo dalla vicenda del Borghese (che, pieno di quattrini, vuole elevarsi culturalmente prendendo lezioni di musica, danza e filosofia) giungono a interrogare l’attualità. Funzione propria del teatro almeno dal V secolo prima di Cristo in poi.

Ci pare che la parte più interessante della scrittura di Massini sia la riflessione relativa allo stato dell’arte e della cultura dopo il lockdown: la fragilità dello spettacolo dal vivo, pesantemente penalizzato non solo (era ovvio) nei mesi di chiusura forzata, ma anche nell’incertezza del presente, ne palesa al contempo in modo paradossale la sua necessità. Tutti noi, nelle scorse settimane, siamo stati salvati dall’arte grazie allo streaming. Tutti noi oggi dobbiamo impegnarci perché si torni a fare arte dal vivo, non solo perché essa è indispensabile cibo spirituale, ma anche e soprattutto perché dietro ogni performance ci sono donne e uomini che lavorano, con una precisa professionalità, che vanno tutelati e protetti. Massini fa un pertinente, pur se amaro, parallelismo tra la figura di Arianna (che sta al centro del Festival di quest’anno) e quella dell’artista: “Nessuno sa delle sue lacrime a Nasso – scrive nel monologo -. Della solitudine di Arianna, della solitudine dell’artista, in fondo, non importa niente a nessuno”. “Fidiamo nelle stelle e ardita sia fortuna” sembrano replicare Strauss e Hofmannsthal con le parole che chiudono l’opera, eseguita a Martina Franca nella nella nuova versione ritmica italiana di Quirino Principe con Valeria Zaurino. Confidiamo dunque nelle stelle ma sopratutto nell’intelligenza di chi ci governa, per un futuro più luminoso anche per gli artisti.

Festival della Valle d’Itria 2020
IL BORGHESE GENTILUOMO
Musiche di scena di Richard Strauss
per la commedia con danze da Molière
elaborata da Hugo von Hofmannsthal (versione del 1917)
Nuova versione ritmica in italiano di Quirino Principe con Valeria Zaurino,
con tre interventi di Stefano Massini

Monsieur Jourdain (cantante) Vittorio Prato
Pastore Ana Victoria Pitts
Pastora Barbara Massaro
Invitati turchi Manuel Amati, Nico Franchini, Vassily Solodkyy,
Alfonso Zambuto, Alberto Comes, Eugenio Di Lieto, Djokic Strahinja
Danzatori Fabrizio Di Franco, Matilde Gherardi

Attore Davide Gasparro

Orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari
Direttore Michele Spotti
Mise en espace Davide Gasparro
Movimenti scenici Fabrizio Di Franco
Luci Pietro Locicero
Maestro collaboratore Ettore Papadia
Maestri collaboratori di palcoscenico Giulia Palmisani, Stefania Paparella
Maestro alle luci Ivana Astrid Zaurino
Attrezzeria per gentile concessione del Piccolo Teatro di Milano
In collaborazione con Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto
Martina Franca, Cortile di Palazzo ducale, 1 agosto 2020

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