Como, Teatro Sociale – Zaide

In Lombardia i teatri non si fermano. Dopo il successo che ha accolto, il weekend prima della chiusura dei luoghi della cultura, la nuova produzione di Werther, il Teatro Sociale di Como propone il secondo titolo in forma scenica della Stagione Notte 2020/2021, una vera e propria rarità: Zaide (das Serail) di Wolfgang Amadeus Mozart. Lo spettacolo, ovviamente, è realizzato a porte chiuse, senza spettatori in sala, offerto al pubblico con una diretta streaming gratuita sui portali www.operalombardialive.it e di Regione Lombardia: così facendo, OperaLombardia dimostra di voler lodevolmente sostenere gli artisti e il mondo del teatro, mantenendo al contempo uno stretto legame con la propria affezionata platea, purtroppo non in presenza ma raggiunta attraverso i canali di comunicazione.

Non un’opera, ma un Singspiel in due atti, composto dal Salisburghese all’epoca del suo Idomeneo (la cui prima si ebbe nel 1781) e della morte dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria, avvenuta il 29 novembre 1780; precursore, per certi versi, di un altro celebre lavoro mozartiano di argomento esotico, Die Entführung aus dem Serail del 1782, Zaide rimase incompiuto. Dopo la scomparsa, nel 1791, del consorte Wolfgang Amadeus, Constanze Mozart trovò il manoscritto autografo di quindici numeri musicali di una “operetta tedesca” non terminata e priva di titolo, e lo vendette nel 1799 all’editore Johann Anton André, che lo completò e lo pubblicò, nel 1838, intitolandolo Zaide. La prima esecuzione assoluta, nella versione André, si ebbe solamente il 27 gennaio 1866, all’Opernhaus di Francoforte. Su libretto tedesco (conservato solo per le parti cantate) di Johann Andreas Schachtner, amico dei Mozart e trombettista nell’orchestra di corte di Salisburgo, il Singspiel riprende la tipica ambientazione turca tanto cara a Voltaire e Montesquieu, assai di moda nell’Europa di quegli anni; improntato a un tono perlopiù drammatico, presenta stilemi dell’opera seria italiana, del Lied, dell’opéra-comique e dei melologhi del compositore e maestro di cappella ceco Jiří Antonín Benda. Ispirato probabilmente alla tragedia in verso alessandrino Zaïre di Voltaire, in esso grande risalto e una particolare cura vengono riservati alla protagonista femminile, la bella fanciulla favorita del sultano Soliman, Zaide benappunto, personaggio che anticipa a tratti qualche eroina mozartiana della maturità quali Susanna o Fiordiligi.

Mai messa in scena sulle tavole lariane, per l’occasione viene proposta la ricostruzione del libretto approntata da Italo Calvino nel 1981 per il festival “Musica nel Chiostro” di Batignano, vicino a Grosseto, manifestazione organizzata dall’estro dello scenografo Adam Pollock. In questa drammaturgia convivono felicemente ironia mozartiana e rocambolesca inventiva calviniana; arie, melologhi, duetti, terzetti e quartetti in lingua tedesca mischiati a parti declamate in italiano; ardito sperimentalismo, metateatro e senso di sospensione, quest’ultimo fortemente voluto ed esasperato dal demiurgo Calvino, proprio per rendere appieno il senso di incompiutezza dello spartito giunto sino a noi.

Lo spettacolo, una coproduzione tra i Teatri di OperaLombardia in collaborazione con il Teatro dell’Opera di Roma, dove ha debuttato lo scorso ottobre, porta la firma del regista Graham Vick, responsabile anche della messa in scena del 1981 a Batignano. Con la solita maestria, evitando di calcare la mano come fa a volte, Vick dà vita a una rappresentazione funzionale, dinamica e al contempo misurata, recitata alla perfezione, lavorando di cesello sulle sfaccettature dei personaggi; una serata sobria dove non mancano frangenti di humour e sensualità. Per restituire l’idea di work in progress e frammentarietà della partitura mozartiana, la vicenda è collocata in un cantiere. Il palcoscenico, completamente spoglio, è occupato da sparuti oggetti (scene di Italo Grassi): transenne e impalcature; un convogliatore per calcinacci e detriti giallo che, nel primo atto, funge da scala di seta, nel secondo da palma; la tipica rete in plastica arancione forata; un cassone scarrabile colmo di oggetti e rifiuti; una carriola; un sipario di cellophane; un vecchio baule dal quale, sommerso da cianfrusaglie, emerge il manoscritto monco del Singspiel, ritrovato da una donna delle pulizie. L’ambientazione turchesca è suggerita dai variopinti costumi, firmati dallo stesso Grassi, di foggia orientale e molto dettagliati, e da pochissimi altri elementi quale una piccola duna di sabbia. Alla buona riuscita dello spettacolo concorrono anche le luci efficaci e nitide di Giuseppe Di Iorio, e i movimenti mimici di Ron Howell, che conduce con convinzione i bravi attori (Giulia Amato, Gianluca Bozzale, Simone Cammarata, Alessio Cioni, Giuditta Pascucci, Vittorio Pissacroia) nei panni, via via, di odalische, prestanti giannizzeri, inservienti, operai, concubine del serraglio.

Alla guida dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali troviamo il trentaseienne Alessandro Palumbo. Con mano sicura propende, stando all’ascolto in streaming, per una lettura fresca, brillante e coesa, attenta a sbalzare con brio e precisione ogni singolo numero musicale, ottenendo dalla compagine orchestrale un suono caldo, sfavillante e, all’occorrenza, arioso e sfumato. Ben dosata è, poi, l’alternanza tra parti liriche, dalle sonorità soffuse, ed altre maggiormente accese.

L’aggraziata Zaide di Giuliana Gianfaldoni si distingue per una vocalità sopranile luminosa, emessa morbidamente e con garbo, puntuta e cristallina in acuto. Nella celebre aria “Ruhe sanft, mein holdes Leben”, levigata con politezza, si apprezzano pianissimi eterei e rifulgenti come lamine madreperlacee; in “Tiger! wetze nur die Klauen” la Gianfaldoni dipinge con vigore una fanciulla combattiva e determinata.
Notevole il Gomatz di Giovanni Sala, uno dei giovani tenori mozartiani più apprezzati dell’attuale panorama lirico. La voce è pastosa, di seducente timbro bronzeo, vellutata nel registro medio-grave e salda in quello acuto; il fraseggiatore è accorato e intenso, come dimostrato già dal melologo iniziale “Unerforschliche Fügung” e, successivamente, nelle arie “Rase, Schicksal, wüthe immer” e “Herr und Freund! wie dank’ ich dir”. L’interprete è, poi, scattante e atletico, arrampicandosi con naturalezza lungo il convogliatore.
Il trentatreenne baritono Vincenzo Nizzardo è un Allazim autoritario e signorile, dal portamento aristocratico. Lo strumento vocale risulta di grana scura e omogeneo, la tecnica è ferrea e il canto sul fiato; convincente e incisiva nel porgere la parola la resa delle due arie “Nur mutig, mein Herze, versuche dein Glück” e “Ihr Mächtigen seht ungerührt”.
Musicale e rifinito nella dizione è il Soliman del tenore britannico Paul Nilon, dalla voce chiara ed emessa omogeneamente, squillante nel registro alto. Nella sua aria “Wer hungrig bei der Tafel sitzt”, l’Osmin del baritono ventenne Pierpaolo Martella emerge per una vocalità di buon peso e per una recitazione ironica. Puntuale Davide Capitanio (uno schiavo), dalla voce timbricamente argentina.
Nei panni del narratore troviamo Arianna Scommegna, nota interprete di testi, fra gli altri, di Euripide, William Shakespeare e Giovanni Testori: con esuberanza ed entusiasmo, insistendo su di una dizione marcata, dirompente e ricca di inflessioni, l’attrice tiene le fila del discorso, presentando i vari personaggi, collegando i pezzi musicati, narrando i quattro finali ipotizzati da Calvino. Un testo, quello dello scrittore italiano nativo di Cuba, intriso di poesia e delicate suggestioni visive: per esempio, le parti cantate vengono da lui assimiliate a “lapislazzuli e ametiste incastonate in un mosaico azzurro, indaco e pervinca”, la libertà alla “striscia azzurra all’orizzonte” del mare, il Singspiel a un prezioso mosaico.
Un’iniziativa, lo ripetiamo, estremamente meritevole e completamente gratuita, resa possibile grazie anche al sostegno e al patrocinio di Regione Lombardia: perché, nonostante la crisi epocale che stiamo attraversando, la cultura è vita. [Rating:4.5/5]

Teatro Sociale – Stagione 2020/21
ZAIDE
Singspiel incompiuto
Testo tedesco di Johann Andreas Schachtner
Nuovo testo di Italo Calvino
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Zaide Giuliana Gianfaldoni
Gomatz Giovanni Sala
Allazim Vincenzo Nizzardo
Soliman Paul Nilon
Osmin Pierpaolo Martella
Uno schiavo Davide Capitanio
con la voce narrante di Arianna Scommegna
Attori Giulia Amato, Gianluca Bozzale, Simone Cammarata,
Alessio Cioni, Giuditta Pascucci, Vittorio Pissacroia

Orchestra I Pomeriggi Musicali
Direttore Alessandro Palumbo
Regia Graham Vick
Scene e costumi Italo Grassi
Luci Giuseppe Di Iorio
Movimenti mimici Ron Howell
Assistente alla regia Daniele Menghini
Nuovo allestimento Teatri di OperaLombardia in collaborazione con Teatro dell’Opera di Roma
Diretta streaming da Como, 20 novembre 2020