1

Chanson d’amour – Sabine Devieilhe soprano, Alexandre Tharaud pianoforte (Erato CD)

Si intitola Chanson d’amour il nuovo lavoro discografico del soprano francese Sabine Devieilhe pubblicato di recente da Erato. Si tratta della seconda collaborazione con il pianista connazionale Alexandre Tharaud, il quale aveva già partecipato ad alcune tracce dell’album del Mirages, uscito nel 2017 per la stessa etichetta. Il cd è interamente dedicato alla mélodie française di fine ‘800 e primo ‘900 e con musiche di Fauré, Debussy, Ravel e Poulenc ma con due nuclei principali rappresentati dalle cinque Mélodies populaires grecques di Ravel e le sei Ariette oubliées di Debussy. Se l’amore è il tema principale (sia nella sua accezione più ideale e romantica, che in quella più materiale) vi sono altri temi di fondo come la morte, la lontananza e il senso di perdita. L’album contiene 29 tracce ordinate, non tanto per autore o cronologia, quanto piuttosto per pertinenza tematica o ciclo compositivo.

Sabine Devieilhe è uno dei nomi di punta della nuova generazione di soprani francesi, se non la più richiesta e acclamata, tanto da essere stata definita da alcuni come l’erede di Natalie Dessay. Soprano di coloratura con alle spalle studi in violoncello e musicologia, approda poi al canto legando il suo nome, a inizio carriera, al barocco e a Mozart. A soli 34 anni, ha già collezionato una discreta discografia e una serie di debutti importanti in tutti i teatri più importanti. Devieilhe possiede una voce ben estesa e flessibile anche se di volume contenuto, specialmente in sale di grandi dimensioni, problema evidentemente non rilevante per un recital in disco con il pianoforte, dove infatti emerge senza problemi. Il suo strumento ha molte altre qualità, come confermato anche da questa registrazione. Devieilhe canta con grazia e naturalezza e fraseggia con gusto. Il canto è libero e senza forzature brillando per altro per un timbro limpidissimo. Sfoggia un bel legato e degli ottimi fiati sostenendo pianissimi e mezzevoci e trovandosi pienamente a suo agio a tessiture elevate.

Per un soprano francese il repertorio scelto per l’occasione è sicuramente uno molto gettonato. Senza scomodare interpreti storiche (viene immediato pensare a Régine Crespin), molte colleghe delle generazioni più recenti, tra cui Natalie Dessay e Sandrine Piau, si sono cimentate con queste composizioni. Pur non trattandosi di un concetto di album innovativo, la mélodie è un terreno di confronto quasi obbligato per una cantante francese di spicco. Detto questo, viene lecito domandarsi se affrontare questo repertorio all’età della Devieilhe sia la scelta giusta. Sicuramente la maturità avrebbe dato un esito ancora migliore, ma va detto che la cantante è già molto sensibile musicalmente. Quello della mélodie è un terreno insidioso perché l’equilibrio tra l’apparente semplicità e la moltitudine di sensazioni, da rendere con una palette variegata di colori e sfumature, è assai difficile da raggiungere. In questo senso si può dire che Devieilhe abbia fatto del suo meglio, pur in presenza di un timbro che, nella sua naturale e disarmante purezza, non è ricchissimo di colori e talvolta stenta a differenziare le emozioni. Devieilhe si dimostra comunque un’interprete intelligente e invece di imitare altre interpreti, adotta una chiave che forse è vincente, ovvero quella dell’immediatezza, dell’intimismo e della chiarezza espositiva nel pesare le parole una a una con una dizione veramente notevole. La sua esperienza con il barocco francese di Rameau ritorna utile quando si tratta di cesellare la parola in musica con stile ed eleganza.

Il suo Fauré è fluido, lirico e seducente anche se nel complesso meno efficace degli altri autori interpretati. Le prime due tracce (“Notre amour” e “Au bord de l’eau” ) così come “Chanson d’amour”, che dà il nome all’album, emanano grazia e gentilezza ma non brillano veramente per varietà coloristica. “Après un rêve” parte un po’ piatta e monocolore ma poi sul finire diviene più fantasiosa con fiati splendidamente gestiti. “Les Berceaux” è invece molto ben riuscita con un canto che evoca la malinconia di una partenza e una voce che si erge alla ricerca dell’orizzonte. In Debussy, Devieilhe pesa bene le parole nella sognante “Nuit d’étoiles” o nella speranzosa “Romance” mentre in “Apparition” mostra grande facilità nei salti di registro. Nel ciclo delle Ariettes oubliées, la cantante alterna languore, gioia, pace interiore e torpore dei sentimenti. Tra le Mélodies populaires grecques di Ravel siamo rimasti colpiti dalla raffinatezza quasi spirituale di “Là-ba, vers l’église” ma soprattutto da “Chanson des cueilleuses de lentisques”, una sorta di vocalizzo a stile cantilena dove Devieilhe brilla per morbidezza di emissione e bellezza del timbro. Citiamo anche “Sur l’herbe”, enigmatica e ammiccante e “Ballade de la Reine morte d’aimer”, una gentile ballata dalla varietà di toni resa con molta espressività.
Poulenc è ancora più vario con una musica che, pur conservando una dimensione lirica e immediata, è eclettica per richiami (dal cabaret al dramma della guerra) e per intuizioni musicali. In “Voyage à Paris” Devieilhe gioca con la voce evocando la gioia del dirigersi a Parigi. “C” è cupa e malinconica mentre “Fêtes galantes” è provocante ed eccitante: qui l’interprete caratterizza molto bene senza risultare isterica e mantenendo una dizione perfetta nonostante il ritmo incalzante. In “Hotel” il soprano modula la voce con gusto, in bilico tra sogno e l’apatia di un amore materiale per le sigarette, mentre in “Les Chemins de l’amour”, che chiude l’album, sfoggia una squisita musicalità.

Alexandre Tharaud si rivela un pianista che sa essere complice e perfettamente in sintonia con la cantante. Talvolta sembra quasi collegarsi al significato del testo amplificandolo. Riesce anche ad aggiungere un po’ di colore laddove manca ed è molto efficace nell’evocare quadri differenti, che si tratti del suono della pioggia sui tetti, del brulicare delle strade o di un’ombra in lontananza.

Le note al cd, a cura di Roger Nichols, sono ben fatte e ripercorrono le tappe principali dell’arte della mélodie francese dalle origini alla prima metà del Novecento. Il numero di tracce può sembrar eccessivo, ma trattandosi di brevissimi quadri o melodie brevi, nell’insieme rappresentano poco più di un’ora che scorre con piacevolezza, anche se non tutte le tracce sono riuscite allo stesso modo. In conclusione, al netto di qualche distinguo, si tratta di un omaggio intimo e raffinato all’arte della melodia francese da parte di un duo di interpreti evidentemente in piena sintonia musicale ed espressiva. [Rating:4/5]

CHANSON D’AMOUR
Sabine Devieilhe, soprano
Alexandre Tharaud, pianoforte
Etichetta: Erato
Formato: CD
Registrazione effettuata tra l’11 il 17 marzo 2019
alla Siemensvilla di Berlino