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Canta germoglia ed ama – Patrizia Patelmo e Gian Francesco Amoroso (Kicco Music)

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La Kicco Music, etichetta discografica fondata da una delle storiche regine della musica leggera italiana quale è Giovanna Nocetti, appassionatissima d’opera e lei stessa regista, taglia quest’anno il nastro dei quaranta anni di vita e, nella collana Classic, vanta cd e dvd di valore, con scelte mai scontate. Fra le pubblicazioni recenti, ci piace citare, nell’ambito del cosiddetto crossover, un cd in cui il tenore Fabio Armiliato duetta con Manuela Villa, figlia del celebre “Reuccio” della canzone italiana, in due nuove canzoni (“Sei nell’aria” e “L’amor è un frutto raro”), ma anche questo un raffinato excursus nella musica vocale da camera d’autore italiana dei primi del Novecento che, ben lo sappiamo, non ha pari considerazione rispetto a quella tedesca e francese.

Eppure, sentendo i brani incisi con la voce del mezzosoprano Patrizia Patelmo accompagnata al piano da Gian Francesco Amoroso (da ricordare anche la partecipazione del violinista Gabriele Schiavi per la lirica “Mistica” di Tirindelli), artisti che più volte hanno collaborato assieme, in sede concertistica come in sala d’incisione, ci si trova dinanzi a versi di sommi poeti della nostra letteratura, come Giacomo Leopardi, Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli e Gabriele D’Annunzio musicati da compositori del calibro di Giuseppe Martucci, Ottorino Respighi, Ildebrando Pizzetti, Francesco Paolo Tosti, Mario Castelnuovo Tedesco e Riccardo Zandonai. Si ascoltano anche due liriche con musica e versi di Ruggero Leoncavallo e poi pagine fino a oggi inedite di Antonio Savasta, Stanislao Giacomantonio e Pier Adolfo Tirindelli.

Qui di seguito il ricco elenco dei brani incisi, con tra parentesi i rispettivi autori di musica e versi: “I pastori” (Pizzetti, D’Annunzio), “L’infinito” (Castelnuovo Tedesco, Leopardi), “L’assiuolo” (Zandonai, Pascoli), “L’ultima rosa” (Zandonai, Negri), “Van li effluvi delle rose” (Respighi, D’Annunzio”), “Nebbie” (Respighi, Negri), “Vorrei” e “Ninna nanna” (Tosti, D’Annunzio), “Le fronde che vedesti rinverdire” (Savasta, Negri), “L’ultima ebrezza” (Savasta, Pagliara), “Mistica” e “Strana” (Tirindelli, Negri), “Pianto antico” e “Maggiolata” (Martucci, Carducci), “Povera donna” (Giacomantonio, Passalacqua), “Se!” e “Lasciati amar” (Leoncavallo).

La raccolta ha un titolo, “Canta germoglia ed ama”, ispirato ad un verso della poesia di Carducci, “Maggiolata”, musicata da Martucci. Subito emerge, prima ancora dei meriti esecutivi degli interpreti, l’indagine musicologica operata dal maestro Amoroso e dal mezzosoprano Patelmo, che studiano da anni con passione l’universo della romanza da salotto italiana di inizio Novecento unendo a un meticoloso lavoro di ricerca la qualità esecutiva necessaria per una meritevole operazione culturale. Fondamentale, per queste pagine, è l’intesa fra voce e pianoforte. Al canto viene chiesto di dar respiro e anima espressiva al senso della parola, al pianista di fondersi con esso senza cercare inopportuni protagonismi. La voce della Patelmo, che dopo una carriera sulle scene operistiche si dedica oggi per lo più alla musica vocale da camera e all’insegnamento del canto, è di bel colore autenticamente mezzosopranile, all’occorrenza screziata di calda eleganza, capace di raccogliere l’emissione, di metterla al servizio completo della parola, che deve essere articolata con pulizia di dizione e divenire veicolo espressivo primario per dare fonte di ispirazione alle note quale specchio di sentimenti sussurrati, adagiati su un delicato andamento pianistico pronto a intrecciarsi con la voce senza sovrastarla, cullandosi con le sensazioni emotive suscitate dai versi poetici. Spesso è un “recitar cantando” in musica quello che queste pagine chiedono, dove la melodia, spesso soffice e maliosa, si spegne sulla parola, colorandola di mille sfumature.

Gli esempi sarebbero molti, ne isoliamo tre. Il primo è ispirato dalla celeberrima lirica leopardiana de “L’infinito”, dove la musica di Castelnuovo Tedesco lascia alla voce il compito di seguire le pieghe dei versi con una delicatezza colma di riserbo espressivo, sobrio eppure eloquente; basta sentire come la Patelmo intoni il celeberrimo “E il naufragar m’è dolce in questo mare”, mettendo l’accento sulla parola “mare” come se in essa ci fosse tutto il desiderio del poeta di abbandonarsi nell’immenso mare malinconico consolatorio di un nulla che non lo avvicina a quel Dio in cui non crede, bensì a quel senso di immensità che pare avvolgerlo in una dimensione di eternità non mistica ma immaginaria, di solitudine individuale, rapendolo dal limite dell’inevitabile morte che tutto attende. In quel “mare”, intonato con un soffio di voce morente dalla Patelmo, sostenuto dal suono soffice ed insieme limpido offertole dal tocco pianistico di Amoroso, si coglie la sublimità dei versi anche attraverso un canto che scopre l’infinito non nel reale ma all’interno della propria interiorità, in uno spazio indeterminato di profonda quiete.

Anche nel “Vorrei” di Tosti, nelle diverse declinazioni espressive donate alla parola “vorrei” ad inizio di ogni quartina, la voce della Patelmo si piega quanto più le è possibile per esprimere un desiderio d’amore sussurrato, attraverso le carezze o come un fiore che si volge al richiamo dell’incantesimo d’amore. Sono solo alcuni momenti che fanno comprendere come il lavoro svolto per questa registrazione dai due interpreti sia, oltre a un atto di coraggio culturale, anche un meditato percorso di ricerca espressiva perseguita perché l’esecuzione diventi specchio di un mondo musicale novecentesco italiano di lirica da camera ancora poco conosciuto e valorizzato come meriterebbe: vera poesia in musica. La medesima sobrietà espressiva, per concludere, si percepisce nella pagina “Maggiolata”, nella quale si ascoltano i delicati arpeggi pianistici che Amoroso dona alla voce della Patelmo nell’esplosione di una natura che, da addormentata, si risveglia al richiamo della primavera con quel senso di abbandono nel quale l’uomo trova la serena comunione che lo conforta sempre, anche dinanzi al suo destino mortale.

Il pianista Gian Francesco Amoroso non si ferma qui. Ha già in serbo un altro progetto discografico analogo, questa volta per l’etichetta Tactus, con l’integrale delle liriche da camera di un compositore allievo di Giuseppe Martucci, Vittore Veneziani, che saranno incise con il soprano Beatrice Palumbo.

CANTA GERMOGLIA ED AMA
Musicisti e poeti del primo Novecento italiano
Liriche da camera di Martucci, Respighi, Pizzetti, Tosti,
Castelnuovo Tedesco, Zandonai, Savasta, Giacomantonio, Tirindelli, Leoncavallo

Patrizia Patelmo, mezzosoprano
Gian Francesco Amoroso, pianoforte
Etichetta: Kicco Music
Formato: disponibile sulle principali piattaforme
YouTube, Spotify, Amazon Music e poi su Cd

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