Bergamo, Donizetti Opera 2020 – Belisario

Donizetti, tra Bellini e Verdi. Ma sempre Donizetti, con la sua precisa identità e feconda ispirazione. L’ascolto dal vivo di una eccellente versione – seppure in forma di concerto – di Belisario al Festival che Bergamo dedica al suo illustre figlio conferma l’alta qualità del magistero operistico del Nostro, pur entro un sistema di rimandi e relazioni che costituiscono una sorta di tessuto connettivo, ovvero il melodramma italiano tra gli anni Trenta e Quaranta dell’Ottocento, in rapida evoluzione dagli stilemi del puro Belcanto al verdiano “mondo che verrà”. Qui, su stilemi e convenzioni condivise, si innalzano le singole individualità, con le loro fughe in avanti o i loro sguardi all’indietro, con il proprio specifico carattere e con la necessità di trovare un linguaggio che sia originale, vuoi in sede drammaturgica, vuoi in sede più specificamente musicale. Dunque, ascoltando questo lavoro ingiustamente trascurato di Donizetti, appare anzitutto chiaro il riferimento a Bellini e al Bellini de I puritani: fiorisce in particolare in un dolcissimo passaggio di una delle pagine più belle e commoventi dell’opera, il terzetto della terza parte tra il protagonista e i due figli, l’amata Irene e il ritrovato Alessi, creduto morto. Qui, un frammento della struggente linea melodica è tremendamente simile a un passaggio della parte centrale del grande duetto tra Elvira e Arturo ne I puritani, purtroppo solitamente tagliato nelle versioni che ci è dato ascoltare dal vivo di questo superbo capolavoro. Altrove, l’urgenza drammatica dell’incedere narrativo, pur se mediata da un tono di generale e austera solennità, nonché la ricerca di una tinta attraverso la trama motivica, rimandano piuttosto alla concisione e alla creatività verdiane. Ciò che caratterizza questa importante partitura è un felice incastro tra un decorso tragico e una componente altamente patetica e sentimentale. Il primo tema si sostanzia nella vicenda del fiero generale romano tradito e ingiustamente punito, la cui innocenza si rivela poco prima che muoia da valoroso. Questo accade senza che Belisario pronunci la parola di perdono nei confronti della moglie infida, condannata, come altre eroine donizettiane, a sopravvivere a loro stesse in un dolore senza catarsi. La componente patetica è invece demandata – e non poteva essere altrimenti – al rapporto padre-figli che qui, come anticipato, sono ben due: la dolente Irene, che sostiene il padre umiliato e accecato quale novella Antigone al fianco di un moderno Edipo, e il ritrovato Alessi/Alamiro, riacquistato all’affetto della famiglia.

Di questa interessantissima varietà di affetti e di ispirazione ha dato eccellente lettura la direzione di Riccardo Frizza, consapevole del respiro sinfonico della partitura in diversi passaggi, dalla Sinfonia di apertura all’interludio del terzo atto, nonché dell’importanza della declamazione nei recitativi, sempre sottolineati con grande efficacia, e del librarsi della melodia, nel segno ora di una purezza estatica, ora di una asciutta concentrazione. La ricchezza dinamica, la leggerezza nel fraseggio orchestrale dai colori vividi e dalle raffinate alternative negli spessori sonori, l’integrazione dello strumentale con le linee vocali: tutti questi elementi sortiscono l’impressione di una giustezza stilistica precisa e pienamente convincente. L’orchestra asseconda con grande impegno il direttore, passando dalla più eterea alla più corrusca sonorità senza che l’amalgama ne venga pregiudicato. Ammirevole poi la fantasia narrativa che si esprime non solo nella tinta più appropriata conferita a ciascuna scena, ma lasciando sempre il canto in primo piano, facendo di conseguenza cantare l’orchestra.

Di alto livello il cast, pur se orbato dell’annunciato Placido Domingo nel ruolo eponimo, sostituito da Roberto Frontali, peraltro debuttante. Cambiamento, quest’ultimo, non da tutti accolto con stracciarsi di vesti. Tutt’altro, anche perché la prova del baritono è stata notevolissima. Frontali trova infatti la giusta misura tra l’autorevolezza del generale e l’affetto del padre: così, i recitativi sono scanditi, il canto è sempre legato ed espressivo, ricco il gioco delle sfumature. Carmela Remigio mette il suo vibrante carisma scenico e vocale a servizio del non bel personaggio di Antonina, trovando accenti di commossa asciuttezza nell’aria di sortita, scolpendo con incisività i recitativi e – da grande fraseggiatrice quale è – illuminando sempre il canto di una sottile, umanissima inquietudine. Annalisa Stroppa si conferma la magnifica vocalista che conosciamo: la voce è sempre ampia e scura, morbida e timbrata in tutto il registro, perfetto il legato. L’interprete si trova poi particolarmente a suo agio nelle vesti di una figlia amorevole, alla quale conferisce il valore aggiunto di una intensa partecipazione emotiva. Stupendi, a tale proposito, il duetto padre-figlia della seconda parte e il già citato terzetto della terza, ove il cangiante trascolorare degli affetti trova nell’ispirazione donizettina intonazioni di calda umanità che fanno pensare al Verdi di Luisa Miller. Celso Albelo unisce una naturale eleganza con una luminosa compattezza di emissione, esaltando la libera melodiosità della scrittura di Alamiro/Alessi. Ottimo il Giustiniano di Simon Lim, con una voce ampia e di bel colore scuro, nel segno di un’interpretazione autorevole. Completavano degnamente il cast Anaïs Mejías (Eudora), Klodjan Kacani (Eutropio), Stefano Gentili (Eusebio), Piermarco Viñas Mazzoleni (Un centurione); pregevole la prestazione del coro diretto da Fabio Tartari. [Rating:5/5]

Donizetti Opera 2020
BELISARIO
Tragedia lirica in tre parti di Salvatore Cammarano,
dall’adattamento di Luigi Marchionni
del dramma Belisarius di Eduard von Schenk
Musica di Gaetano Donizetti

Giustiniano Simon Lim
Belisario Roberto Frontali
Antonina Carmela Remigio
Irene Annalisa Stroppa
Alamiro Celso Albelo
Eudora Anaïs Mejías
Eutropio Klodjan Kacani
Eusebio Stefano Gentili
Un centurione Piermarco Viñas Mazzoleni

Orchestra Donizetti Opera
Coro Donizetti Opera
Direttore Riccardo Frizza
Maestro del coro Fabio Tartari
Esecuzione in forma di concerto
Bergamo, Teatro Donizetti, 19 novembre 2020