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Anima Rara, A homage to Rosina Storchio – Ermonela Jaho, soprano (CD Opera Rara)

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Come protagonista, in Madama Butterfly e Suor Angelica di Puccini, il soprano albanese Ermonela Jaho è oggi interprete di riferimento e regala autentiche emozioni, da vera artista. Non è da meno come Violetta ne La traviata: molti ricorderanno l’edizione londinese di un anno fa, al Covent Garden, oggi disponibile anche in dvd, che la conferma cantante-attrice fra le migliori della scena lirica internazionale.
Con questo nuovo cd offre un omaggio prezioso a una leggenda del passato, Rosina Storchio, soprano lirico amatissima dai compositori della giovane scuola. Per lei Puccini scrisse Madama Butterfly, mentre Leoncavallo la volle per le prime de La bohème e Zazà, Giordano per Siberia e Mascagni per Lodoletta. Affrontò molte altre eroine del verismo, con uno sguardo parimenti significativo al repertorio francese, ben rappresentato nel presente recital da Massenet. La Storchio si avvicinò anche all’opera romantica; non si dimentichi la sua acclamata Violetta, ma anche gli approcci a titoli come Le nozze di Figaro (Susanna), Il barbiere di Siviglia, La sonnambula, Linda di Chamounix e Don Pasquale, che attestano una indubbia versatilità. Fu legata da intima amicizia con Arturo Toscanini e questo la favorì nell’imporsi ancor di più, soprattutto alla Scala di Milano. La sua sigla distintiva vocale era quella lirica, un lirismo intimo, a tratti anche elegante, fragile eppure palpitante, che innervava la linea di canto donandole un’espressività vicina alla sensibilità borghese del suo tempo e, nello specifico, alle opere di Massenet e Puccini in cui emerse più che in quelle di spiccata matrice verista. In queste seppe, senza spingere troppo il pedale del vigore drammatico, preservare l’integrità dello strumento vocale mai abusando dei suoi mezzi, per questo distaccandosi, sorvegliando lo stile, dal modello di altre colleghe del suo tempo. L’omaggio alla cantante storica in oggetto serve anche per apprezzare le qualità dell’artista dei giorni nostri, quella che, come la Storchio, sa coniugare in questo cd, intitolato “Anima Rara”, lirismo e involo drammatico.

Di Puccini si ascoltano due pagine da Madama Butterfly, “Un bel dì, vedremo” e “Con onor muore…Tu? Tu? Piccolo Iddio”. Da La traviata di Verdi un intenso “Addio, del passato”. Il repertorio francese è presente con il Massenet di Manon, “Allons! Il le faut…Adieu, notre petite table” e di Sapho, “Ces gens que je connais…Pendant un an je fus ta femme”, “Demain je partirai”. Poi le opere in cui la Storchio fu prima interprete assoluta, con “‘Musette svaria sulla bocca viva” e “Mimì Pinson, la biondinetta” da La bohème di Leoncavallo, “Ah! Il suo nome!…Flammen perdonami. No, non è la sua casa…Bimbi del mio villaggio” da Lodoletta di Mascagni e “No! Se un pensier…Nel suo amore rianimata” da Siberia di Giordano. All’appello manca Zazà di Leoncavallo, solo perché la Jaho aveva già consegnato al disco una registrazione completa dell’opera per la stessa etichetta, ma ci sono altre arie tratte da opere che fecero parte integrante del repertorio della Storchio, come “L’altra notte in fondo al mare” da Mefistofele di Boito, “Ebben? Ne andrà lontana” da La Wally di Catalani e, di Mascagni, “Un dì (ero piccina)” da Iris e “Son pochi fiori” da L’amico Fritz.

Da questo elenco emerge la doppia anima della Storchio, la cui voce si dice non fosse enorme, eppure ben proiettata e in possesso di spiccate doti espressive; sapeva ottenere vibrazioni emozionali vicine alla sensibilità operistica della giovane scuola, preservando, come si è fatto intuire, la compostezza della linea, senza effetti esteriori esasperatamente accentuati. Questo connubio fra lirismo e senso drammatico, anzi sarebbe meglio dire questa capacità di vestire il dramma di una patina lirica intimistica e fragile, toccata da quella che la poesia pascoliana definiva la poetica delle “piccole cose”, rivive nella musicalità portentosa di Ermonela Jaho. Non ci troviamo dinanzi a una voce che conquista per particolari meriti timbrici e il vibrato, seppure controllato, qua e là fa capolino pur preservando la sicura padronanza tecnica dello strumento, che nelle sfere acute acquista una vibrazione scolpita nell’interiorità, esternata con intensità emotiva davvero struggente. Cosa rende unica la sua prova è il sottile gioco di un canto plasmato sulla parola, un “canto di conservazione” dalla dizione perfetta, sigla distintiva della vena pucciniana e non solo, unito a un carisma e a un temperamento da autentica prima donna.

Si parte così con “Un bel dì vedremo” emozionante, fraseggiato ad arte, senza che nulla venga lasciato al caso, dove nell’animo delicato della “tenue farfalla” perdura il senso di speranza per il ritorno dell’amato, colto nella minuta ricerca espressiva delle parole, mentre nel finale la voce, colorata di angoscia, sfoggia un trasporto travolgente, disperato e teatralissimo. La tensione delirante che attraversa il racconto dell’”aria della piovra” da Iris si carica come una molla fino all’esplosione da brivido sull’acuto di “Quella piovra è la Morte!”, così come ammirazione desta il dominio dell’emissione nella pagina da Mefistofele, nella quale convivono leggerezza e delirio doloroso. Il lirismo nostalgico donato a “Ebben? Ne andrò lontana” è ripiegato e insieme intenso, ancor più quello dell’aria di Stephana da Siberia. Mirabile la capacità di modulare e sfumare il suono nelle pagine dalla Sapho, dove il canto è raffinato nelle sospirose note filate, ma anche intriso di un pathos interiore che rende lo sviluppo della melodia massenetiana non solo bel suono ma anche riflesso dell’anima. Una volta ammirata la garbata frivolezza con la quale vengono intonate le pagine da La bohème di Leoncavallo, soffermiamoci sull’attacco dolcemente supplichevole, davvero da manuale per il controllo del suono e del legato, di “Flammen perdonami”, da Lodoletta, poi sul fraseggio, letteralmente miniato, che investe l’intera scena, in un canto mosso da sentimenti di sconforto e abbandono che attanagliano la giovane olandesina che, sfinata dalla fatica, ha raggiunto l’amato Flammen e, nel gelo dell’inverno, lo osserva mentre danza al di là delle finestre della sua casa in coppia di altre donne festeggiando il Capodanno e si dispera per aver perduto per sempre il suo amore, finché il gelo della notte l’avvolge in un delirio che la fa collassare e perdere i suoi zoccoletti lasciandola scalza sulla neve fino al sopraggiungere della morte, mentre un orologio lontano suona la mezzanotte; una pagina ai limiti della follia in salsa verista, risolta superbamente dalla Jaho, con un canto coinvolgente, di alta temperatura teatrale. Anche il verdiano “Addio, del passato” lo conferma, anzi resta fra i più emozionanti che oggi si possano sentire, non per purezza d’emissione, bensì per quel dramma che si sprigiona dal suo canto tutto nervi, anima e strazio di sentimenti vissuti con dolore lacerato più che commosso.

Tutto questo non sarebbe possibile senza la bacchetta di Andrea Battistoni, che modella il suono dell’Orquestra de la Comunitat Valenciana plasmandolo con intelligente cura sul febbrile lirismo che contraddistingue il canto della Jaho. Per altro è lei stessa a ricordare, nelle note del libretto, quanto sia “facile per il pubblico apprezzare qualcosa di ben conosciuto, ma ci vuole una visione artistica per dare un nuovo sguardo a un’opera d’arte persa nelle nebbie del tempo”. Tale valore aggiunto ha il potere di rendere un’interpretazione nuova e avvincente, come quella ben riscontrabile all’ascolto di questo cd: un omaggio al repertorio, in parte dimenticato, reso celebre da una storica cantante del passato, il cui sentire vocale rinasce in un presente pronto a proiettarne i valori nel futuro con rinnovate sfaccettature artistiche.

ANIMA RARA
A homage to Rosina Storchio
Ermonela Jaho, soprano
Andrea Battistoni, direttore
Orquestra de la Comunitat Valenciana
Etichetta: Opera Rara
Formato CD
Registrazione effettuata al Palau de les Arts Reina Sofia
Valencia, novembre 2019

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