Alessandria, Festival “Scatola Sonora” – Houdini the great

Fedele, dopo oltre un ventennio, alla sua vocazione di rassegna internazionale dedicata al teatro musicale di piccole dimensioni, il Festival “Scatola Sonora”, che ha nel Conservatorio “Vivaldi” di Alessandria la sua anima artistica affidata alle cure appassionate e competenti di Luca Valentino, regista e docente di arte scenica, giunge quest’anno alla XXIII edizione. L’emergenza per il Covid-19 ha costretto a rimandare di qualche tempo il Festival, posticipato nei mesi da settembre a dicembre. Riorganizzati in tutta sicurezza, dotandosi anche di una tensostruttura montana nel Cortile di Palazzo Cuttica, dove in genere vengono svolte le manifestazioni en plein air, gli appuntamenti sono stati quest’anno ricchi di interesse, a partire da La voix humaine di Poulenc, affidata alla regia di Lucia Falco e alla voce di Cristina Mosca, fino all’omaggio a Don Chisciotte che vedrà l’esecuzione della serenata comica Don Quichotte auf der Hochzeit des Comacho su libretto di Daniel Schiebeler e musica di Georg Philipp Telemann insieme alla suite per orchestra d’archi intitolata Ouverture burlesque de Quixotte, sempre con musiche di Telemann.

La vera sorpresa di quest’anno è stata la prima esecuzione italiana della “Street opera” Houdini the great del compositore Andy Pape, nato in California ma trasferitosi in Danimarca, dove si è formato e ha svolto le tappe più significative della sua carriera. Quest’opera da camera, su libretto in danese di Erik Clausen, è un piccolo gioiello di musica e teatro; vide la luce nella primavera del 1989, composto su commissione della Royal Danish Opera nel 1988. Il successo fu tale che, per le sue specifiche caratteristiche, venne eseguita un po’ ovunque in Danimarca, principalmente all’aperto (in strade, prigioni e tribunali), con successo travolgente. Poi il libretto fu tradotto in inglese da Mariane Borch e Andy Pape e in questa versione si è proposto ad Alessandria. Prima di altre dieci opere composte da Pape, questa operina di un’ora e un quarto è ispirata all’illusionista ed escapologo Houdini, la cui leggendaria celebrità venne immortalata in diverse pellicole cinematografiche, fra le quali quella che negli anni Cinquanta vide Tony Curtis nei panni di un mago che la tradizione, tramandata dal film stesso, vuole essere morto dopo un esperimento estremo non riuscito, tentato al culmine di un successo che lo vide divenire popolarissimo negli Stati Uniti degli Anni Venti e in Europa, dove fece tournée che incrementarono la sua notorietà nell’America stessa. La storia vera dice che la sua morte fu causata di una peritonite, eppure l’opera di Pape non vuole rinunciare a tramandare il racconto della fine avvenuta a seguito della tragica esibizione che lo vide immergersi incatenato nelle profondità del fiume Hudson, a New York, senza riuscire più a liberarsi. Compositore e librettista osano ancor di più; fanno di lui un italiano (Houdini era in verità di origine austro-ungarica), uno dei tanti migranti che lasciavano Napoli alla volta degli Stati Uniti per scappare dalla miseria, carichi di speranza di riscatto. Ne fa quindi una storia di migrazione, raccontando del suo sbarco a New York, dell’amore per la bella Kowalski che, affamata, ruba una mela; per questo viene arrestata da un Poliziotto, ma grazie all’intervento di Houdini, che distrae l’agente con uno dei suoi tanti trucchetti di magia, riesce a scappare. Poco per volta il Nuovo Mondo è generoso con lui e il “sogno americano” si avvera decretando la sua fama. Resta l’attaccamento di Houdini alla madre (Mama), che nei loro dialoghi lo rimbrotta per i rischi ai quali potrebbe incorrere con i suoi numeri di magia. Qui il regista ha voluto che l’anziana donna rimanesse a Napoli; una piccola ma giustificabile forzatura al libretto, così da donare alla sua figura quel tocco di italianità popolaresca, un po’ folkloristica, viva nello stesso Houdini attraverso quel filo in flashback che gli fa ricordare il suo Paese e condiziona pittorescamente la musica con il tema orecchiabilissimo, quasi una tarantella, di “Mamma, mamma, mammina, mammina mia, mamma cara, bella mamma…Tra la la la la la…”, con fisarmonica, arpeggio di chitarra e percussioni, che subito resta impresso nella mente.

Bella impressione desta anche il finale dell’opera, davvero toccante, con il tema di Mama (“All that I feared would be”) che, con accompagnamento di chitarra, piange il figlio quando viene a sapere dell’incidente nelle profondità del porto di New York. Lo fa con un motivo malinconicamente struggente, seguito nella melodia da Kowalski mentre il Poliziotto recita, come in un melologo, sulla musica che continua a fluire affidata alle due donne, fino all’intervento di Houdini, ormai morto, che si affida a una affermazione postuma: quella di sentire in cuor suo la fine alla quale sarebbe andato incontro, sapendo che tutto questo lo avrebbe consegnato all’immortalità nell’imperituro ricordo della sua abilità. Questa sete di libertà, oltre ogni limite, cercando sempre di beffare la morte superando situazioni ai limiti dell’impossibile, è uno strumento che nell’opera il compositore utilizza da un lato per affermare, attraverso il tema dell’immigrazione, la ricerca di libertà come liberazione da ogni circostanza negativa, proiettandosi verso un futuro migliore, mentre dall’altro si ha la conferma di quanto si racconta disse Houdini stesso prima di morire: “Se è veramente possibile a qualcuno tornare dall’aldilà, Harry Houdini lo farà”. Per il resto la musica di quest’opera alterna un melodismo che talvolta richiama stilemi della musica americana, del musical stesso, applicando uno sperimentalismo mai eccessivo che fonde innumerevoli fonti di ispirazione spaziando dalla musica d’avanguardia al teatro strumentale, dal jazz fino al rock. Lo stesso organico strumentale lo attesta, con sintetizzatori, tromba, fisarmonica, due chitarre e percussioni.

L’opera, di teatralità avvincente, viene messa in scena da Luca Valentino; da diversi anni meditava di allestire quest’opera nel suo festival e quest’anno ha coronato quello che non ha esitato a definire un suo sogno, da quando conobbe l’opera dopo averne sentito una registrazione donatagli dal scompositore stesso. Lo spettacolo, con scene e costumi e trucco a cura della Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, pone l’orchestra, diretta con lucida precisione e bello slancio dal maestro Giovanni Battista Bergamo, al centro di un doppio palcoscenico. Da un lato il palco del sogno americano, con la bandiera a stelle e strisce e l’immagine della Statua della Libertà, nell’altro il ricordo dell’Italia, abbandonata dal protagonista per inseguire un inappagato desiderio di libertà e d’onnipotenza, dove la madre lo riporta al malinconico pensiero del suo passato e alle sue mai rinnegate tradizioni. Un doppio piano narrativo e d’azione che, pur nella scarsità di mezzi e di accorgimenti dovuti alla sicurezza, vede la vicenda svilupparsi con quella scioltezza che la regia assicura a uno spettacolo davvero riuscito, fresco, dinamico e scorrevole, a tratti anche commovente quando il racconto si colora di tenera nostalgia e abbraccia la speranza guardando con fiducia al futuro. È proprio nel finale, dove musicalmente si ammira il meglio dell’inventiva musicale di Pape, che lo spettacolo riesce a trasmettere l’idea di come quel senso di libertà, tanto voluto e cercato dal protagonista, non muoia con lui, ma prosegua nella consacrazione del suo mito.

Sul palcoscenico si mettono in mostra tre giovani che, proprio con questo spettacolo si sono diplomati in canto, con il massimo dei voti: il tenore Xu Zhe, un Huodini forse ancora un po’ intimidito scenicamente, ma in grado di reggere il peso vocale di una parte non facile, dalla tessitura piuttosto acuta e tesa, il soprano Fabiola Salaris, nei panni di Kowalski, la fidanzata e assistente di Houdini, e il mezzosoprano Luo Zixin nei panni della Mama, madre dell’illusionista. Completa il cast il baritono Roberto Romeo, dalla padronanza scenica assoluta nei panni di un Poliziotto che sembra uscito, complice la regia, da un film muto di Buster Keaton.
Successo festosissimo. L’opera, trasmessa anche in streaming, verrà replicata a Milano il 26 settembre, nell’ambito della rassegna ClassicAperta, organizzata dalla Associazione MITO Onlus. Si aggiunga, per finire, che il Festival ha pubblicato un programma di sala sull’opera, ricco di notizie, con tanto di libretto dell’opera in inglese, tradotto pure in italiano. Che volete di più? [Rating:4/5]

Scatola Sonora – Festival internazionale
di opera e teatro musicale di piccole dimensioni
HOUDINI THE GREAT
Street opera in 8 scene per 4 cantanti e 6 musicisti
Libretto di Erik Clausen
Traduzione dal danese di Mariane Borch e Andy Pape
Musica di Andy Pape

Houdini Xu Zhe
Poliziotto Roberto Romeo
Kowalski Fabiola Salaris
Mama Luo Zixin

Maestro concertatore e direttore Giovanni Battista Bergamo
Regia Luca Valentino
Scene, costumi e trucco a cura del Biennio di Scenografia
dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino
Alessandria, Festival “Scatola Sonora”, Cortile di Palazzo Cuttica
19 settembre 2020