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Agnesi: Arie con istromenti – Elena De Simone, mezzosoprano (Tactus CD)

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Quando il giovane Mozart approdò a Milano alla ricerca di un qualsiasi impiego che riuscisse ad allontanarlo da Salisburgo, nella cena di gala data dal conte Firman nel 1770 tra gli invitati figura anche il suo nome. Ma di lei già parlavano i visitatori del Grand Tour che attraversando l’Italia passavano dalla città. Il salotto del padre, il conte Pietro Agnesi Mariani era illuminato dalla figura di Maria Teresa, musa, artista e musicista e dalla sorella Maria Gaetana, matematica e scienziata. Insieme a Cesare Beccaria, ai fratelli Verri e alla pittrice Rosalba Carriera faceva parte dell’Accademia dei Trasformati: nonostante il censo la inchiodasse all’etichetta di dilettante, Maria Teresa Agnesi fu in tutto e per tutto una professionista della musica. Grazie anche al sistema di dediche con cui garantiva circolazione alle sue opere.

Le Arie con Istromenti sono una raccolta nata nel 1749 e dedicata a Maria Antonia Walpurgis di Baviera, grande appassionata di musica vocale, cantante e cembalista a propria volta. Un dono che va oltre le consuetudini, diretto alle corde esecutive della nobile dilettante, e a cui Maria Antonia risponde con una lettera piena di trasporto. Riscoprire queste arie, incise in questo Cd monografico per Tactus da Elena De Simone insieme all’ensemble Il Mosaico (Gian Andrea Guerra-violino I, Lorenzo Gugole-violino II, Pietro Battistoni-violino II in “Afflitta e misera”, Alessandro Lanaro-viola, Nicola Brovelli-violoncello, Ivano Avesani-contrabbasso, Enrico Bissolo-clavicembalo), è un’operazione interessante non semplicemente sotto il profilo archivistico. La scrittura vocale è piena di effetti e trabocchetti tecnici per seguire quanto più fedelmente il testo. È, in sintesi, una scrittura cembalistica trapiantata in gola (si ascolti ad esempio Scherza il pastor), con le inevitabili complicazioni per gli interpreti. Tuttavia, mentre i tempi lenti non trovano quel miracolo di equilibrio basato sulla pura linea belcantista, i tempi veloci hanno un ritmo brillante, a tratti avvincente. Nota curiosa: lo sguardo sui testi metastasiani è lo stesso su cui si poserà Mozart. L’esecuzione costringe l’interprete a frequenti acrobazie lungo il pentagramma e a rapidi passaggi di registro. Cosa che Elena De Simone gestisce con disinvoltura (salvo qualche affondo in petto non sempre morbidissimo), sostenuta da un timbro di mezzosoprano con molte inflessioni sopranili. Buono lo scavo nella parola: il testo è chiaro e sgranato.

“Ah non son io che parlo” è un testo che invita a chiudere gli occhi e a sentirci Mozart. Sotto questo rispetto potrebbe essere in agguato la delusione, ma è un errore di prospettiva. Perché le armi di questa signora di buona società per censo dilettante della musica sono a decisamente accattivanti. E non chiedono di essere altro che raffinate colonne sonore del momento, che mettono sul pentagramma un esprit aristocratico colto un’idea dell’affetto molto aristocratica. Un mondo di dignitari che soffre e spera nella confort zone di un linguaggio accademico, senza fughe in avanti. Ma con sapienza ed eleganza. “Afflitta e misera langue quest’alma”, forse l’aria più bella del disco, è un pezzo che non sfigurerebbe nel grande repertorio: il tema in minore del primo tempo ha il colore del Vivaldi del Giustino, quello scorrere del discorso strumentale che sostiene le messe di voce e le note tenute. Anche la tessitura dà maggiore comodità alla voce e aiuta l’uniformità.

Il cd, sostenuto dalla bella presentazione a cura di Pinuccia Carrer e Barbara Petrucci, aiuta a mettere a fuoco una compositrice che anticipa il trionfo dello stile coturnato, proponendo un linguaggio ardito, alla Cimarosa, alla Salieri, alla Sarti. Dentro questo disco non c’è solo il pregio di un recupero, ma qualche aria curiosa da mettere in baule, da proporre per impreziosire programmi da concerto. E, insieme, per dare spazio, in una storia della musica declinata prevalentemente al maschile, al talento delle donne.

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