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Vicenza in Lirica 2019 – Petite messe solennelle

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Più piccola che solenne, più intimista che magniloquente. Questa la cifra impressa da Michele Campanella alla Petite messe solennelle proposta trionfalmente al Teatro Olimpico per l’apertura della settima edizione di Vicenza in Lirica. Per l’occasione si è scelto di eseguire il testamento musicale di Rossini nell’originaria versione approntata per la prima parigina del 1864, quando il lavoro venne eseguito nel salotto del banchiere Pillet-Will (e dedicato alla moglie Louise), con un organico che prevedeva quattro solisti, un piccolo gruppo di cantori, due pianoforti e un armonium.

La vulgata vuole che questa stesura sia nettamente preferibile alla successiva “trascrizione” per orchestra, messa a punto “di malavoglia” dallo stesso Rossini solo per evitare che lo facessero altri dopo la sua morte. Una valutazione che si è consolidata nel corso del Novecento grazie soprattutto a Luigi Rognoni, che nel suo volume sul pesarese definisce la partitura originale “un vero gioiello di sensibilità artistiche e armoniche”, talmente “moderna” da anticipare addirittura lo Stravinskij delle Noces. Opinione poi avvallata da tutti gli studiosi e rilanciata anche da Nancy Fleming che nel 1992, introducendo l’edizione Oxford della Petite messe, individua “gran parte dell’appeal” della composizione nella “scrittura per tastiera altamente idiomatica”.
C’è da dire che, in un suo recente contributo, Davide Daolmi mette in discussione questa visione, prospettando uno scenario completamente diverso, dove la strumentazione sarebbe “il vero atto eversivo” di Rossini, il quale, sia nella versione da camera che nella destinazione orchestrale, avrebbe in mente un suono limpido e trasparente, di grande varietà cromatica. Niente a che vedere insomma con la tradizione interpretativa che appartiene all’edizione per orchestra, incline all’ipertrofia e alla monumentalità tardo ottocentesca.

In attesa di una verifica esecutiva che avalli queste nuove tesi e permetta di rivalutare una versione tanto bistrattata, non ci resta che godere di esecuzioni come quella vicentina, che conferma la straordinaria bellezza della Petite messe solennelle nella sua originaria versione da camera. Un vero capolavoro, un gioiello che la concertazione e direzione di Michele Campanella, impegnato anche al primo pianoforte, restituisce a tutto tondo secondo una lettura ora asciutta e percussiva, ora levigatissima, a tratti diafana, quasi disincarnata, svincolata da ogni retaggio operistico e teatrale. Si colgono semmai, nell’interpretazione di Campanella, echi del canto gregoriano e della polifonia cinque-seicentesca, specie nelle parti corali; nessuna traccia invece delle sonorità sontuose e “barocche” care per esempio a Claudio Simone anche quando affrontava la versione da camera.
Il Rossini della Petite messe è senza dubbio un Giano bifronte: da un lato guarda ancora al passato, tanto da rimpiangere, stando a una sua celebre boutade, addirittura il canto dei castrati. Per Campanella, tuttavia, questo “ultimo peccato mortale” del compositore, più che il frutto di un nostalgico sopravvissuto, è opera di folgoranti anticipazioni che apre al futuro. Di qui una timbrica pianistica quanto mai varia, decisamente anti-romantica, a tratti allusiva al primitivismo percussivo tipico dell’avanguardia novecentesca. L’itinerario pianistico magistralmente tracciato da Campanella apre di fatto a una dimensione sonora finissima, in alcuni passi avveniristica, eppure mai condotta con oggettività o ironico distacco, bensì immedesimata e partecipe, profondamente rispettosa della dimensione sacra. All’eccellente risultato contribuiscono anche Monica Leone, ineccepibile al secondo pianoforte, e Silvio Celeghin, puntuale nell’esaltare la funzione dell’armonium, utilizzato da Rossini per sostenere le voci e fonderle più compiutamente col pianoforte.

Il livello dell’esecuzione non sarebbe altrettanto straordinario se non ci fossero a disposizione quattro magnifici solisti, capaci di una misura stilistica eccezionale. Le voci femminili sono quelle di due prestigiose artiste, qui del tutto complementari per colore e spirito interpretativo. Barbara Frittoli, sempre fascinosa nel timbro, impeccabile e sfumata nella linea di canto, esibisce una finezza e una espressività straordinarie che le consentono una immedesimazione totale nella temperie psicologica e affettiva della composizione. Sara Mingardo, col suo timbro brunito, sontuoso e morbido al tempo stesso, riveste le note di seducenti riverberi barocchi in un emozionante percorso che culmina nella struggente, grandissima interpretazione dell’Agnus Dei conclusivo.
Non sono da meno i due giovani interpreti maschili. Il tenore Alfonso Zambuto si impone per la capacità di assecondare la flessuosità lirica del cantabile con emissione duttile, ora sfumata, ora squillante. Fraseggio e accento risultano inoltre cesellati con senso analitico e piena consapevolezza stilistica. Ragguardevole per sottigliezza e approfondimento anche la prova del basso Davide Giangregorio, che piega il suggestivo timbro scuro tanto all’emissione piena e mordente quanto alla morbidezza del canto a fior di labbro, con sorprendente varietà di toni e soprattutto con un senso della misura che, in una pagina ostica come il Quoniam, arriva direttamente al cuore della religiosità drammatica di Rossini.
Fondamentale infine l’apporto del coro. Preparata a regola d’arte da Francesco Erle, la Schola San Rocco si fa ammirare per l’ampia tavolozza delle dinamiche e dei colori, ma soprattutto per lo straordinario equilibrio. Nonostante l’organico rimpolpato rispetto a quello previsto da Rossini per la prima esecuzione, non si notano mai enfasi o forzature. Le grandi pagine come il Cum sanctu spiritu o l’Et resurrexit risultano vitali e brillanti, e nel rapporto con i quattro solisti la massa corale – lungi dal risultare soffocante – arriva a dare profondità e riverbero alle singole voci con sonorità adeguatamente calibrate.

Vicenza in Lirica 2019
PETITE MESSE SOLENNELLE
per soli, coro, armonium e due pianoforti
Musica di Gioachino Rossini

Soprano Barbara Frittoli
Contralto Sara Mingardo
Tenore Alfonso Zambuto
Basso Davide Giangregorio

Schola San Rocco
Direttore del coro Francesco Erle
Direttore concertatore e primo pianoforte Michele Campanella
Secondo pianoforte Monica Leone
Armonium Silvio Celeghin
Vicenza, Teatro Olimpico, 31 agosto 2019

 

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