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Vicenza in Lirica 2019 – L’elisir d’amore

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Largo ai giovani. Nell’ultima produzione operistica di Vicenza in Lirica 2019, sono giovani non solo gli interpreti vocali, alcuni dei quali provenienti dalle fila del Concorso lirico internazionale Tullio Serafin, ma anche il direttore, gli orchestrali e gran parte dei coristi. Non a caso questa edizione de L’elisir d’amore è dedicata proprio a un grande scopritore di talenti come il maestro di Rottanova di Cavarzere, la cui figura è stata meritoriamente celebrata in occasione del recente 50° anniversario della scomparsa grazie soprattutto alle iniziative dell’Archivio storico Tullio Serafin, presieduto da Andrea Castello che è anche direttore artistico di Vicenza in Lirica.

L’operazione sulla carta comportava incognite e non pochi rischi, invece gli alambicchi del festival vicentino hanno distillato un Elisir di pregio, che ha inebriato e mandato in visibilio il pubblico del Teatro Olimpico. Merito anzitutto dei cantanti fra cui spicca la prova di Paolo Antonio Nevi, un Nemorino ragguardevole per più motivi. Intanto perché, pur avendo appena 21 anni ed essendo al suo debutto assoluto in una produzione teatrale, dimostra una disinvoltura attoriale  sorprendente. Un vero animale da palcoscenico, capace di accogliere tutte le indicazioni della regia e della direzione, traducendole in un personaggio fresco, vitale, mai inerte, nemmeno nelle controscene. Poi perché domina con facilità la scrittura di Donizetti, che a onor del vero riserva al tenore una tessitura piuttosto comoda. Nevi ha una vocalità da lirico-leggero, chiara, ma ben timbrata al centro e in basso, e – come si intuisce da qualche puntatura – sale con facilità nel registro alto. Fraseggia inoltre con gusto, varietà e bella comunicativa. Naturalmente si tratta di un cantante tuttora in evoluzione, che deve ancora lavorare soprattutto per corroborare l’emissione e lo squillo degli acuti. L’inizio è comunque più che promettente e, se saprà gestirsi bene, farà sicuramente carriera.
Dal Concorso intitolato a Serafin provengono altri due interpreti. Il baritono Giovanni Tiralongo tratteggia il vanaglorioso Belcore con vocalità corretta e timbricamente gradevole, e si destreggia a dovere nei passaggi di canto fiorito, dando vita a un personaggio a tratti forse più incupito e rabbioso che spavaldo. Pregevole anche il contributo del soprano Silvia Caliò, che con emissione puntuale e fraseggio animato imprime un singolare rilievo alla figura di Giannetta.
Nelle parti di Dulcamara e Adina sono invece coinvolti due giovani cantanti dell’Accademia della Scala. Giovanni Romeo è fra tutti quello con più esperienza alle spalle. Lo si capisce dalla padronanza che ha del palcoscenico e dalla scioltezza con cui, nei panni del ciarlatano venditore di miracoli, sa esibire – magari con qualche eccesso – tutto l’armamentario tipico del “buffo”. La voce è risonante, l’accento incisivo, la dizione nitida nel canto sillabato: è insomma un cantante-attore dalla vis comica coinvolgente. Il soprano Tsisana Giorgadze è invece una Adina che acquista timbro e consistenza vocale man mano che sale verso gli acuti, improntata a una dimensione antitetica rispetto a quella della virtuosa pirotecnica impressa da altre cantanti. Nondimeno, la spigliatezza della presenza scenica e la pertinenza dell’espressione, specie sul versante della cantabilità malinconica, le consentono di tratteggiare credibilmente il personaggio.

A imprimere all’esecuzione vitalità, energia e freschezza dà un contributo fondamentale la direzione del trentenne Sergio Gasparella sul podio dell’Orchestra Crescere in Musica, nata da un progetto del Liceo Corradini di Thiene che coinvolge musicisti giovanissimi. Il risultato, al netto di qualche comprensibile sbavatura e intemperanza, è apprezzabile, anche perché Gasparella tiene saldamente in pugno le redini della compagine con gesto chiaro e idee altrettanto chiare sul capolavoro donizettiano. Ottiene intensità e colori pertinenti, inserendoli con continuità in un ritmo narrativo vivace, dando quanto dovuto alle molteplici componenti che si snodano in partitura. Si percepisce, in altre parole, l’intenzione di rendere la cornice strumentale adeguata sia nei momenti lirico-sentimentali che negli effetti comici, stimolando al contempo gli interpreti a fraseggi espressivi. Buona la prova del Laboratorio Corale dell’Istituto Musicale Veneto preparato da Alberto Spadarotto.

La messa in scena, a cura di Piergiorgio Piccoli, è all’insegna delle contaminazioni di epoche e generi teatrali diversi. Alla classicità del fondale fisso dello Scamozzi si oppongono i costumi di impronta fiabesco-medievale degli Amici di Thiene, con i popolani che brandiscono forconi e lunghi scovolini. Oltre a pochi sgabelli e sedie collocati al proscenio, compare anche qualche oggetto dei nostri giorni. L’opera buffa si mescola a richiami al varietà e anche al mondo del circo, quest’ultimo evocato dall’arrivo del carretto di Dulcamara e dalla presenza di un giocoliere alla fine del primo atto. Costellata da gag quasi mai invadenti, la regia ha un’impronta tradizionale: è vivace, dinamica, e sembra interessata a privilegiare il versante giocoso e frizzante più che le atmosfere di rarefatta leggerezza e le venature malinconico-sentimentali.
Successo entusiastico, con particolari ovazioni per Nevi, Romeo e Gasparella. Lo spettacolo sarà replicato al Teatro Comunale di Thiene il 19 e 20 ottobre.

Vicenza in Lirica 2019
L’ELISIR D’AMORE
Melodramma giocoso in due atti di Felice Romani
da Le philtre di Eugène Scribe
Musica di Gaetano Donizetti

Adina Tsisana Giorgadze
Nemorino Paolo Antonio Nevi
Belcore Giovanni Tiralongo
Dulcamara Giovanni Romeo
Giannetta Silvia Caliò

Orchestra Crescere in Musica
Laboratorio Corale dell’Istituto Musicale Veneto
Direttore Sergio Gasparella
Maestro del coro Alberto Spadarotto
Mise en espace Piergiorgio Piccoli
Costumi Amici di Thiene
Vicenza, Teatro Olimpico, 13 settembre 2019

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