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Vicenza in Lirica 2019 – La diavolessa

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Ogni tanto le cronache teatrali riportano alla ribalta Baldassare Galuppi (1706-1785). Ma il revival del “Buranello” – iniziato nel Novecento con la riesumazione di alcuni melodrammi giocosi – attende ancora un più sostanzioso e meritato sviluppo. Le opere serie sono pressoché ignorate. Idem la musica sacra. E la stessa produzione strumentale, per quanto relativamente più conosciuta, non è mai divenuta oggetto di studio sistematico e definitiva catalogazione. Archivi e biblioteche continuano del resto a restituire partiture inedite. Senza contare che negli ultimi lustri è emersa tutta una documentazione che ha messo in luce aspetti sconosciuti della vita privata e pubblica di Galuppi, contribuendo a renderne la figura più ricca e complessa rispetto a quella essenzialmente illuministica e goldoniana tramandata dai biografi ottocenteschi.

L’ultimo ripescaggio riguarda proprio il sodalizio del “Buranello” con il grande commediografo veneziano e lo dobbiamo al festival Vicenza in Lirica, che ha proposto al Teatro Olimpico il dramma giocoso La diavolessa. Datato 1755, è uno degli ultimi capitoli di una collaborazione iniziata nel 1749 con L’Arcadia in Brenta, che porta al concepimento di una dozzina di titoli – di cui il più noto resta Il filosofo di campagna – segnando una svolta decisiva nella storia dell’opera buffa. I libretti di Goldoni danno a questo genere maggiore dignità, una struttura più definita, intrecci raffinati, soprattutto una notevole varietà di temi. Con abilità di sintesi fino a quel momento sconosciuta, mescolano l’elemento serio e quello comico, il sentimentale e il grottesco, l’osservazione dei comportamenti amorosi e la satira di costume.
L’artificio di far confluire in uno stesso lavoro le diverse anime dell’opera settecentesca è uno dei risultati più notevoli raggiunti da Goldoni. E Galuppi, stimolato dal grande commediografo, arriva a codificare formule e tipi vocali che entreranno in modo definitivo nel teatro musicale giocoso italiano (e non solo). Si potrebbe quasi ipotizzare che non esiste una distinzione estetica tra il Galuppi serio e quello comico.
Nella Diavolessa recuperata a Vicenza ritroviamo una commistione fra generi e livelli sociali diversi che si traduce in una singolare varietà di stili, oltre che di sentimenti. Le parti serie si identificano con la coppia nobile: il Conte e la Contessa Nastri. Quelle buffe con le figure dal furbo locandiere Falco e del ricco Don Poppone, mentre la coppia formata da Dorina e Giannino – che su suggerimento del locandiere si travestono da diavoli per spillare denaro a Don Poppone – sostengono i ruoli di mezzo carattere. Più che il gioco dei travestimenti e degli equivoci di cui è intessuta la trama, conta la definizione dei singoli personaggi, la cui psicologia trova fra l’altro in Galuppi un osservatore attento e un fine orchestratore, capace di assecondare l’esigenza goldoniana di un teatro aderente alla vita reale. La compresenza delle arie con “da capo” riservate ai due nobili e di altre arie strutturate in modo più articolato e “moderno” affidate ai personaggi borghesi, contribuisce a rendere vario e dinamico l’intreccio.

La revisione dell’opera ripresa all’Olimpico è affidata alla competenza musicologica di Franco Rossi e Francesco Erle, quest’ultimo impegnato come direttore alla guida dell’Orchestra barocca del Festival Vicenza in Lirica. A monte della lettura del maestro vicentino si intuisce un lavoro di concertazione analitico che riesce a conciliare l’analisi della struttura musicale con la ricerca espressiva. Erle dirige pertanto con piena cognizione stilistica e consapevolezza del potenziale che l’orchestra galuppiana possiede nel contrappuntare la vocalità dei personaggi. L’agogica è varia e il ventaglio dei colori appagante. La concertazione accurata con i cantanti garantisce inoltre un gioco di squadra vivace, anche nei recitativi.

La giovane compagnia, selezionata con apposite audizioni e supportata da un corso di perfezionamento, arriva al debutto ben preparata dal punto di vista stilistico. Si apprezzano in particolare la prova del baritono Omar Cepparolli, un Giannino dalla voce ben timbrata, corretto nell’emissione, sapido nell’accento e scenicamente spigliato, e quella del controtenore Ettore Agati, che nei panni del Conte Nastri colpisce per la dolcezza del timbro valorizzato da una fonazione fluida e scorrevole, ma anche per l’espressione incline agli abbandoni e alle screziature patetiche.
Il ruolo della Contessa è invece sostenuto da Ligia Ishitani Silva, voce di soprano leggero che forse non imprime al canto il mordente e il carattere desiderabili nel registro centrale, ma in grado di volteggiare con disinvoltura e precisione nel registro acuto e sopracuto. Nella parte di Don Poppone, il basso Stepan Polishchuk mette in luce un materiale vocale interessante e sa essere vario ed espressivo nel fraseggio: deve solo lavorare ancora un po’ sulla dizione italiana. Nel tratteggio della cameriera Ghiandina, Lucia Conte convince per correttezza vocale e vivacità espressiva, mentre il mezzosoprano Arlene Miatto Albeldas, pur essendo credibilissima nel tratteggio scenico dell’avvenente Dorina, denota un’emissione a tratti disomogenea. Debole infine, sia vocalmente che nella caratterizzazione, il locandiere Falco di Lucas Lopes Pereira.

La cura della parte visiva è affidata a Bepi Morassi. Il regista veneziano, considerando il Teatro Olimpico una entità autosufficiente, si limita a collocare davanti alla frons scenae dello Scamozzi tre praticabili – uno al centro con la funzione di tavolo, e due ai lati – attorno ai quali l’azione si svolge con dinamismo e un’attenzione particolare per la recitazione, che risulta curata nei dettagli. Tutto si muove nel solco della tradizione: Morassi costruisce un racconto senza stravolgimenti ed eccessi caricaturali, giocato per lo più sull’ironia e limitandosi a qualche gag accortamente calibrata. Funzionali all’impostazione i bei costumi settecenteschi firmati da Carlos Tieppo.
Per tutti applausi entusiastici.

Vicenza in Lirica 2019
LA DIAVOLESSA
Commedia giocosa in tre atti di Carlo Goldoni
Musica di Baldassare Galuppi

Il Conte Nastri Ettore Agati
La Contessa sua moglie Ligia Ishitani Silva
Dorina Arlene Miatto Albeldas
Giannino Omar Cepparolli
Don Poppone Stepan Polishchuk
Ghiandina Lucia Conte
Falco Lucas Lopes Pereira
Mimi Luca Rossi, Francesco Motta

Orchestra barocca del Festival Vicenza in Lirica
Direttore Francesco Erle
Regia Bepi Morassi
Costumi Carlos Tieppo
Light designer Andrea Grussu
Maestro alle luci Matteo Bianchi
Vicenza, Teatro Olimpico, 5 settembre 2019

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