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Verona, Il Settembre dell’Accademia 2019 – Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo con Ion Marin

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Il 28°Festival internazionale di musica 2019, meglio noto come Il Settembre dell’Accademia, porta a Verona le più rinomate orchestre nazionali e internazionali che fanno tappa nella città scaligera durante i loro tour europei. Grazie alla lungimiranza dei soci dell’Accademia, istituita nel lontano maggio 1543, ogni settembre si rinnova l’esperienza musicale nel Teatro Filarmonico.
Particolarmente atteso appuntamento con l’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo, che tuttavia non è condotta dall’indisposto Yuri Temirkanov, guida stabile della compagine dal 1988. A sostituirlo è chiamato il rumeno Ion Marin, direttore versatile, capace di spaziare dal repertorio operistico a quello sinfonico con sufficiente naturalezza ed elasticità. Il programma prevede due partiture monstre del tardo Ottocento europeo: nella prima parte il Concerto per pianoforte e orchestra n.1 in si bemolle minore Op. 23 di Pëtr Il’ič Čajkovskij, nella seconda la Sinfonia n.9 in mi minore Op. 95 Dal Nuovo Mondo di Antonín Dvořák. Non c’è dubbio che un simile programma, con composizioni celeberrime, susciti una grande impressione nel pubblico, accorso numeroso al Filarmonico.

Il Concerto per pianoforte di Čajkovskij è una delle pagine di maggior rilievo degli ultimi decenni del XIX secolo. Composta rapidamente, tra la fine del 1874 e l’inizio del 1875, la partitura è imbevuta di una felice vena melodica, intrecciata a una sapiente valorizzazione strumentale. Inizialmente giudicato ineseguibile, il lavoro è poi entrato stabilmente in repertorio divenendo presto uno dei pilastri della letteratura musicale di fine Ottocento. Il primo dei tre classici movimenti ha un’estensione tale da occupare la metà dell’intero lavoro e mette in campo una serie di motivi d’immediato successo presso il pubblico, con un’efficacissima contrapposizione tra pianoforte, la cui parte è costellata di passaggi virtuosistici, e orchestra. Da segnalare anche la presenza di temi popolari quali la danza paesana ucraina nell’Allegro con fuoco conclusivo. A Verona il solista è il finlandese Olli Mustonen, artista eclettico impegnato anche come direttore e compositore. La sua lettura del concerto di Čajkovskij predilige una certa prestanza fonica che però si risolve in un’eccessiva rigidità esecutiva, poco incline all’eclettismo coloristico dello stile romantico. Si assiste dunque a un’esibizione di tecnicismo, non sempre impeccabile (soprattutto nel primo movimento), a scapito dell’espressività che latita un po’ in tutta l’interpretazione. Orchestra e direttore offrono un accompagnamento solido e mai invadente.

Il loro lavoro congiunto brilla nella seconda parte della serata dove Dvořák sembra toccare le corde più intime e affini alla compagine russa e alla formazione del direttore rumeno. Composta tra la fine del 1892 e i primi mesi dell’anno seguente, la Sinfonia Dal nuovo mondo ha una tale fragranza melodica da risultare coinvolgente e immediatamente fruibile. L’intreccio di motivi appartenenti alla tradizione americana, spirituals, canti delle piantagioni, temi indiani, si fonde con la tradizione boema che emerge sempre chiara nei quattro movimenti della partitura. Queste “impressioni e saluti dal nuovo mondo”, come lo stesso compositore precisa, travolgono la canonica forma europea con una vorticosa invenzione melodica e una precisione formale degni di un infallibile sinfonista e orchestratore. La linearità nella concertazione di Ion Marin assicura una resa precisa del lavoro che non risente di discontinuità e abbassamenti di tensione drammatica. La sua lettura della sinfonia, capace di cogliere le diverse esigenze dei vari movimenti, viene assecondata dalla tempestività di un’orchestra estremamente precisa e compatta in tutti i suoi settori. La Filarmonica di San Pietroburgo denota tutta la sua plasticità in un terreno pienamente padroneggiato, dove il nitore del suono e la pulizia del fraseggio giocano un ruolo di assoluto rilievo.
La serata si conclude tra gli applausi entusiastici di un pubblico che mostra di apprezzare in particolare direttore e orchestra, invogliati a concedere un bis dedicato ancora a Dvořák, strumentatore delle ultime due Danze Ungheresi di Johannes Brahms.

Teatro Filarmonico
Accademia Filarmonica di Verona
IL SETTEMBRE DELL’ACCADEMIA
Festival internazionale di musica 2019

Pëtr Il’ič Čajkovskij
Concerto per pianoforte e orchestra n.1 in si bemolle minore Op. 23
Antonín Dvořák
Sinfonia n.9 in m minore Op. 95 “Dal Nuovo Mondo”

Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo
Direttore Ion Marin
Pianista Olli Mustonen

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