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Verona, Arena Opera Festival 2019 – Tosca

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Grande successo all’Arena di Verona per il ritorno di Tosca, ultimo titolo operistico del festival 2019. L’allestimento è quello di impronta sostanzialmente antiverista concepito e firmato  nel 2006 da Hugo de Ana e ripreso più volte nel corso degli anni. Una delle produzioni più riuscite e fortunate del regista e scenografo argentino. Certo nel capolavoro pucciniano il sedimento verista è innegabile, ma è un verismo ripensato e deformato, che de Ana forza e trasforma in simbolismo, alternandolo con una narrazione di taglio più realistico. Il risultato è una specie di thriller che mescola religione e politica, passioni e perversioni.
La suggestione visiva è notevole, soprattutto nella declinazione dei simbolismi religiosi. Il vero filo conduttore dello spettacolo sta infatti nella presenza insistente di rimandi alla fede cattolica e tocca i contrasti fra virtù e peccato, redenzione e dannazione. La grande testa d’Angelo che domina il palcoscenico, i dipinti a soggetto religioso, il visionario fasto liturgico del Finale primo e la conclusiva, celestiale assunzione di Tosca sono solo alcuni dei simbolismi che costellano la messinscena.
L’altra chiave di lettura di de Ana, legata allo scandaglio della psicologia del profondo e, in particolare, all’individuazione nei rapporti tra i personaggi di implicazioni erotico-patologiche, risulta invece meno esplicita in questa edizione. L’accento sul legame sadomasochistico di odio e attrazione stabilito fra la protagonista e Scarpia, nitidamente percepibile nel 2006 e nelle prime riprese dello spettacolo, qui viene un po’ disperso dalla recitazione meno scavata e approfondita degli interpreti.

Dal podio Daniel Oren fa valere tutta la sua familiarità con la partitura pucciniana. Dirige con duttilità, assecondando la scrittura ricca di cromatismi e ritmicamente instabile degli episodi d’azione e delle scene di conversazione. Valorizza dettagli strumentali, finezze intimistiche e, naturalmente, sa dare la giusta enfasi agli slanci drammatici e passionali. La tenuta narrativa è coesa e convincente, ogni momento espressivo confluisce in una visione di insieme unitaria.

A onta di qualche discontinuità di rendimento, il cast è nell’insieme buono. Saioa Hernández, nei panni di Tosca, si impone per la voce da soprano lirico ampia e brunita in tutta l’estensione e per il temperamento drammatico che la rendono credibile nel restituire i tratti della donna gelosa, piagata e disperata. La dialettica espressiva è meno appagante quando, nel primo atto, si tratta di delineare i risvolti più sensuali e civettuoli del personaggio. Il fraseggio, inoltre, a tratti potrebbe essere ulteriormente approfondito, la linea di canto del “Vissi d’arte” più chiaroscurata e sfumata. Nondimeno il personaggio c’è e risulta più che credibile.
Convince pienamente il pubblico anche Fabio Sartori, che bissa a gran richiesta “E lucean le stelle”. Il tenore esibisce mezzi congeniali al ruolo di Cavaradossi, canta come sempre da professionista, ma qui risulta un po’ affaticato, è discontinuo nell’emissione e gli acuti difettano di squillo, mentre il versante espressivo è intaccato da un ricorso insistito a singulti. Ambrogio Maestri ripropone uno Scarpia con voce sempre di buon spessore, efficace nei passi declamatori, incline ad accentuare in senso tradizionale e verista la carica perversa di Scarpia. La sua visione del ruolo non collima insomma con quella voluta originariamente da de Ana.
Ben distribuite le parti fianco. Biagio Pizzuti interpreta il Sagrestano con una misura e un’ironia senz’altro preferibili al risalto caricaturale impresso per tradizione a questo ruolo. Krzysztof Baczyk è un ineccepibile Angelotti e Roberto Covatta un ottimo Spoletta. Bene Nicolò Ceriani come Sciarrone e bravo Enrico Ommassini, finalmente un pastorello intonatissimo e dalla voce piena.
Per tutti, un successone.

Arena Opera Festival 2019
TOSCA
Melodramma in tre atti su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa
tratto dal dramma di Victorien Sardou
Musica di Giacomo Puccini

Tosca Saioa Hernández
Mario Cavaradossi Fabio Sartori
Scarpia Ambrogio Maestri
Il sagrestano Biagio Pizzuti
Angelotti Krysztof Baczyk
Spoletta Roberto Covatta
Sciarrone Nicolò Ceriani
Un carceriere Stefano Rinaldi Miliani
Un pastore Enrico Ommassini

Orchestra, Coro e Tecnici dell’Arena di Verona
Direttore Daniel Oren
Maestro del coro Vito Lombardi
Coro di voci bianche A.LI.VE diretto da Paolo Facincani
Regia, scene, costumi Hugo de Ana
Direttore allestimenti scenici Michele Olcese
Allestimento della Fondazione Arena di Verona
Verona, 10 agosto 2019

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